La fine del patriarcato – storia di Cividale del Friuli

Papa Gregorio XII
Papa Gregorio XII

Bertrando di San Genezio succedette nel 1334 al patriarca Pagano dell Torre: aveva buoni rapporti con Cividale del Friuli, ma favoriva la famiglia Savorgnano, udinese, che l’aveva sempre sostenuto: quando scappò la guerra civile in Friuli, Bertrando si trovava contro il Comune di Cividale – in mano ai de’ Portis – il Conte di Gorizia e gran parte della feudalità friulana: venne ucciso nel giugno 1350 a Spilimbergo, di rientro a Padova, in uno scontro con i ribelli.

Nicolò di Lussemburgo

Lo successe Niccolò di Lussemburgo, che tentò di internare un processo e instaurare un governo ferreo, ma ottenne solo che venisse congiurato una attacco contro di lui: morirono alcuni feudatari friulani ed uno dei figli di Niccolò.

Questo patriarca ottenne nel 1353 un diploma dal fratello , l’imperatore Carlo IV, che riconosceva legalmente l’Università degli Studi a Cividale: nel 1294 erano stati inviati a Cividale dal Consiglio cittadino dei maestri che insegnassero diritto, dalla qual cosa nacque L’Università. Questa aveva avuto delle difficoltà a causa delle guerre, ed era finalmente diventata ufficiale grazie a Niccolò.

Marquardo di Randeck

Dopo Niccolò ci fu Ludovico della Torre , e poi fu il turno di Marquardo di Randeck: questo patriarca viene ricordato perché la sua investitura seguì il costume antico.

Giunto a Cividale, presso la porta San Pietro ricevette da alcuni fanciulli un fodero bianco; poi prese possesso della Chiesa cividalese nel Duomo dove, sedutosi dietro l’altare, ricevette dal Vicedecano Matteo di Regio la spada, simbolo del potere temporale da lui acquisito.

Questa grande spada è la stessa che ogni 6 gennaio viene usata in occasione della Messa dell’Epifania.

Nel 1369 entrò a Cividale l’imperatore Carlo IV di Lussemburgo, fratello del patriarca Niccolò (1350 – 1359); nel 1390 fu il turno del principe Francesco Novello da Carrara, cui Cividale rimase sempre molto affezionata: addirittura quando il principe fu imprigionato dai Veneti insieme ai figli, Cividale mandò loro del vino e cinquanta ducati d’oro.

Il malcontento generale

Il Magnifico Consiglio della Comunità, nel corso degli anni, era divenuto un’istituzione quasi aristocratica: la plebe si era sdegnata, e i provvedimenti presi per calmare la situazione  (consistenti nell’imposizione di tasse sul vino anche ai nobili) non furono sufficienti: si rivoltò il ceto medio, ma scongiurati furono arrestati e processati.

I più violenti furono condannati a morte, mentre gli altri si ritrovarono a dover giurare fedeltà alla stessa organizzazione contro cui si erano ribellati.

Papa Gregorio XII

Cividale accolse con onori anche il Papa Gregorio XII, nei confronti del quale il popolo portava molto rispetto: nel 1408 infatti il pontefice aveva deposto il patriarca udinese Antonio Panciera per sostituirlo con il veneziano Antonio de Ponte, che i cividalesi favorivano.

Ciò chiaramente  rianimò l’astio fra Udine e Cividale del Friuli, soprattutto perché nel 1409 Gregorio decise di tenere un colloquio generale proprio a Cividale: in questa occasione soggiornò, secondo alcune voci, nel palazzo patriarcale, secondo altre, in casa dell’Abate di Moggio.

Il Panciera sferrò un attacco contro la comitiva papale nei pressi di Belgrado, ma il pontefice si riuscì a trarre in salvo; dunque l’udinese, con il sostegno dell’Antipapa Alessandro V, convocò ad essere giudicati  tutti coloro che obbedissero a Gregorio.

La risposta del Consiglio della Comunità fu questa:” Se qualcuno appartenente al clero si togliesse all’osservanza del legittimo Pontefice Gregorio XII ed aderisse al partito di Pietro di Candia (Alessandro V) ed alle prescrizioni del preteso patriarca Antonio di Portogruaro, gli si faccia misurare lo spazio che passa dal ponte maggiore al sottoposto Natisone”.

Il conflitto fu calmato nel 1411, quando il Panciera fu creato cardinale, il da Ponte vescovo di Otranto; l’anno seguente diventò patriarca Ludovico duca di Teck, investito dal Conte Sigismondo di Gorizia: Cividale era per l’ultima volta capitale del Friuli.

Ludovico di Teck

Sigismondo era impegnato contro la Repubblica veneta i una lotta per la conquista della Dalmazia: lotta nella quale, di conseguenza, venne coinvolto anche Lodovico e con lui il friuli.

Sigismondo fili il tentativo di assediare Ariis, Cividale, nel 1418, allo scadere della tregua di Gorizia con Venezia, tentò invano di riappacificare le due parti: ma poiché non riuscì a raggiungere l’obiettivo, Cividale stessa dovette fare un accordo con la Repubblica.

Le condizioni imposte dai Veneziani erano molto dure, ma alla fine si giunse ad un’alleanza offensiva e difensiva, che garantisse a Venezia una base all’interno del Friuli.

A tentare di limitare i successi della Repubblica furono gli Ungari, che nel 1419, insieme agli Udinesi, spero d’assedio Cividale; ma l’assedio fu rotto, gli Ungari uccisi o fatti prigionieri: tutto il Friuli, gradualmente, si arrese alle forze venete nel corso del 1420.