Dal patriarcato Ghibellino a quello Guelfo

Dal gusto germanico a quello veneto

Patriarchi Bertoldo e Bertrando
Patriarchi Bertoldo e Bertrando

Fin dall’epoca degli Ottoni al cultura germanica era predominate in Friuli anche se erano presenti apporti Padani e Bizantini.

La pala del Patriarca Pellegrino II (1194-1204), ad esempio, resta un capolavoro di oreficeria con influssi veneti e orientali. Essa è conservata nel Duomo di Cividale.

Il Duomo di Venzone e di Gemona risentono di un deciso gusto d’oltralpe: il gotico germanico.

Invece sia il Duomo di Udine, sia quello di Pordenone e di Spilimbergo sono improntati a stile gotico con influenze romaniche, e rappresentano lo stile italico.

È soprattutto nella letteratura che si evidenzia lo stile germanico, perché è lo stile della classe dominante, quella che possedeva l’uso della scrittura. Il Patriarca Volchero scrive poesie e il suo pensiero è germanico ma, essendo un prelato, preferisce nascondersi dietro lo pseudonimo di Fridanc.

I patriarchi tedeschi, pur avendo la diocesi in Aquileia scelgono spesso di tenere corte a Cividale, che resta, all’epoca, la città più illustre della regione, il luogo ove si ospitano personaggi importanti.

Il famoso poeta imperiale Walther Von Der Vogelweide va in visita, proprio a Cividale, dal Patriarca Volchero che, come si è visto, è anche poeta.

Quando si passa dall’influenza ghibellina (imperiale germanica) a quella guelfa (papale, italica)? Certo con patriarchi legati non più all’Impero ma a Roma o a Venezia. Quest’ultima  diventerà la nuova “padrona” del Friuli (1420), portatrice di una cultura meno nordica e più padana.

Questa corrente italica si fa sentire chiaramente in pittura già nel 1348 quando Vitale da Bologna viene chiamato in Friuli. Il duomo di Spilimbergo viene affrescato infatti da Vitale e  da Tomaso da Modena.

L’ultima incisiva figura di patriarca tedesco, sostenuta alle spalle da una forte politica imperiale è quella di Bertoldo di Andechs, siamo tra il 1218 e il 1251.

Bertoldo dovette sventare molte congiure feudali ma potè farsi forza del Documento di Tivoli con il quale lo stesso Imperatore Federico II, nel 1220, rafforzò il potere temporale del Vescovo di Aquileia. Tuttavia varie intricate vicende, legate ai giochi di potere dei potenti feudatari, lo indussero alla fine ad allearsi con i Guelfi.

Il Patriarca con questa mossa avviò un cambiamento enorme nella scacchiera delle alleanze in campo.

Anzitutto l’emergere autonomo della Contea di Gorizia rinforzò la sua egemonia sul Friuli, a discapito del Patriarca. Poi i Patriarchi guelfi abbandonarono Cividale perché troppo legata al vecchio potere Feudale, e spostarono la sede a Udine.

A Udine venne dato il feudo d’abitanza  alla famiglia Savorgnan, che diventò la paladina degli interessi dei Patriarchi.

I Patriarchi fecero ad Udine moltissime concessioni (come il diritto di mercato e quello di non pagare le tasse) purché i Savorgnan difendessero l’interesse dei Patriarchi. Nel 1380 il Patriarca Marquardo concesse addirittura un’altra fiera della durata di 5 giorni mentre la precedente ne durava solo 3.

Caratteristico della fase Guelfa è il Patriarca Bertrando (1334-1350) a cui purtroppo venne riservata una tragica fine: la morte alla Richinvelda.