Cividale del Friuli, patrimonio mondiale dell’Unesco

Cividale longobarda
Cividale longobarda

Il ruolo di Cividale del Friuli nella storia

“I Longobardi in Italia: i luoghi del potere” è il nome del sito seriale che il 25 giugno del 2011 ha iscritto i manufatti della Cividale longobarda alla lista dei patrimoni Unesco.

Tuttavia, l’antica cittadina di “Cividât”, così com’è chiamata nel dialetto locale, affonda le sue origini in un passato molto più antico ed è legata a doppio filo con uno dei personaggi più noti di tutta l’antichità: Giulio Cesare. Fu proprio il console romano a fondarla e a chiamarla Forum Iulii, da cui il nome della regione Friuli.

Nel 568, Cividale fu dichiarata capitale del ducato longobardo del nord est. Ad eleggere la cittadina di fondazione romana quale centro egemone fu il re Alboino, che vi nominò duca il nipote Gisulfo. Ben presto, i Longobardi rinominarono la propria capitale con il nome di Civitas Austriae, ovvero città dell’Austria, dalla cui trasformazione proviene l’attuale Cividale.

Per tutto il periodo compreso tra i secoli VII ed VIII, i Longobardi si spesero nell’abbellire la città, edificandovi numerosi monumenti di prestigio. Lo stesso fecero negli immediati dintorni, con la costruzione di alcuni edifici fortificati di proprietà delle “fare”, le famiglie nobili dell’epoca. Nell’anno 737, Callisto, patriarca di Aquileia alle prese con le frequenti incursioni bizantine, scelse di trasferire a Cividale la propria sede, in modo da sfuggire agli invasori provenienti da oriente.

Con la presenza delle autorità ecclesiastiche, la città vide aumentare notevolmente la sua importanza, che non vacillò nemmeno quando il testimone passò ai Carolingi che, sconfitti i Longobardi, istituirono la cosiddetta “Marca del Friuli”. Malgrado la risistemazione geopolitica attuata dai Carolingi, la città continuò a crescere almeno fino al XIII secolo, rimanendo il centro egemone di tutta la regione insieme ad Udine.

Il declino di Cividale ebbe inizio soltanto agli albori del 1500, con le incursioni alemanne prima e la pace di Worms poi, che ne sancirono una marginalizzazione politica ed economica da cui fu impossibile risollevarsi.

I monumenti che costituiscono il sito Unesco

Cividale del Friuli, insieme a Brescia, Castelseprio, Campello sul Clitunno, Spoleto, Benevento e Monte Sant’Angelo, fa parte del sito seriale chiamato “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”. Il sito include un nutrito gruppo di importantissime testimonianze scultoree, architettoniche e pittoriche dell’arte longobarda.

A Cividale, la zona insignita di tale riconoscimento è la cosiddetta “Area della Gastaldaga”, di cui fanno parte il complesso episcopale ed il Tempietto Longobardo.

Il Tempietto Longobardo

L’odierno Oratorio di Santa Maria in Valle, così come oggi viene chiamato, fu edificato verso il 750, nel punto in cui sorgeva il palazzo dell’antico signore della città, il Gastaldo.

Gli ideatori del monumento furono Astolfo, duca del Friuli, quindi re dei Longobardi nel periodo compreso tra il 749 e il 756, e sua moglie Giseltrude, che desideravano una cappella palatina attigua alla residenza reale.

Il tempietto è formato da un ambiente quadrato sovrastato da un soffitto con volte a crociera ed un presbiterio. Le meravigliose decorazioni sono frutto del lavoro di alcuni artigiani specializzati nell’esecuzione di affreschi e stucchi.

Questi ultimi ornano la lunetta posta al di sopra della porta d’accesso, raffigurando Cristo con gli arcangeli Gabriele e Michele ed alcuni Martiri. Un fregio superiore inquadra sei immagini di Sante, realizzate con la tecnica del rilievo e chiaramente ispirate a modelli d’epoca classica, rielaborati secondo i dettami artistici longobardi.

Gli affreschi meglio conservati occupano la volta a botte della campata centrale della loggia e la parte centrale della lunetta della porta d’ingresso.

Il complesso episcopale

Il complesso religioso di Cividale venne realizzato per volere di Callisto ed includeva il battistero, la basilica e la dimora del Patriarca.

Purtroppo, gli scavi condotti in loco non hanno restituito che pochi indizi degli edifici appena citati, sebbene abbiano permesso di ritrovare due fra i più belli e raffinati manufatti partoriti dall’arte longobarda, quali l’altare del duca Rachis ed il Fonte battesimale di Callisto. Il primo è datato al 740 circa, allorquando Rachis era duca del Friuli. L’altare è costituito da quattro lastroni di pietra d’Istria raffiguranti alcuni soggetti religiosi volutamente stilizzati.

Le scene più importanti riguardano il Cristo in maestà, collocato nella parte frontale dell’altare, e l’Adorazione dei Magi. In tutte le scene, i personaggi principali appaiono sproporzionati rispetto a quelli secondari ed ogni lastrone denuncia rarissimi spazi vuoti, in accordo con quella che era definita la “paura del vuoto” tipica della scultura “barbarica”.

La Fonte battesimale risale al periodo compreso tra il 730 ed il 740, venne realizzata in pietra calcarea bianca ed ha forma ottagonale, con otto colonne corinzie che sostengono un ciborio formato da archi a tutto sesto. Simboli cristiani, motivi vegetali, animali reali e fantastici ornano la base del manufatto e le arcate superiori.