Castello di Miramare a Trieste e la sua storia

Storia del Castello di Miramare
Storia del Castello di Miramare

La storia del Castello di Miramare, nei pressi di Trieste, è affascinante ma allo stesso tempo piena di misteri, esattamente come il complesso di miti e leggende che accompagna l’intero capoluogo giuliano.

Il castello venne costruito per volere dell’Arciduca Massimiliano d’Asburgo, che non volendo allontanarsi troppo da Trieste ma volendo allo stesso tempo fuggire dalle vie caotiche del centro, chiese la progettazione di questa residenza imperiale più o meno intorno alla metà del XIX secolo.

La realizzazione vera e propria richiese quattro anni di lavori, dal 1856 al 1860. L’Arciduca e sua moglie, Carlotta del Belgio, presero ufficialmente la residenza a Miramare nella notte della Vigilia di Natale del 1860, sebbene gli interni del castello non fossero ancora del tutto completi.

I progetti iniziali dell’Arciduca erano di realizzare un castello a tre piani con un mezzanino che lo sovrastava, ma in corso d’opera si rese conto che il progetto avrebbe richiesto troppi anni di lavoro, e sarebbe stato decisamente mastodontico per la location, a strapiombo sulla scogliera e di fronte al mare di Trieste. Per questo motivo l’Arciduca Massimiliano decide di eliminare un piano, non rinunciando tuttavia a curare l’andamento dei lavori molto da vicino, recandosi spessissimo a Trieste da Milano, dove risiedeva.

Gli interni del castello sono stati progettati dall’architetto Karl Junker, ed ispirati per lo più allo stile eclettico e miscellaneo del romantisches Historismus, ovvero una corrente neogotica molto in voga nel XIX secolo. Questo tipo di architettura, diffusa da Theophilus Hansen a Vienna, si ispirava ad un sentimento neogotico di preziosismo un po’ cupo e finemente decorato, come in effetti sono gli arredi di Miramare. Soprattutto nella stanza nuziale dell’Arciduca si notano decorazioni intagliate nel baldacchino del letto, che presenta una struttura molto massiccia e riccamente impreziosita da intagli, con statue sui pennacchi della pediera e un pesante sipario rosso ad incorniciare la testiera del letto.

Tutte queste decorazioni degli interni sono per lo più state opera degli artigiani Franz e Julius Hofmann, che hanno provvisto a creare una dicotomia armoniosa tra le stanze del palazzo: il piano terra, infatti, trasmette una sensazione di intimità e di residenza personale, mentre il primo piano del castello, con le sue meravigliose vedute sul golfo di Trieste, era quello dedicato alla rappresentanza ufficiale. Qui Massimiliano d’Asburgo riceveva i regnanti d’Europa o i delegati di altri stati importanti nello scacchiere geopolitico contemporaneo, e le sale sono affrescate e decorate in modo molto ricercato in virtù di questa funzione ufficiale.

Il parco del Castello Miramare non è da meno, e funge da perfetta cornice all’architettura neogotica dell’edificio. Esso si estende su una superficie di 22 ettari, su questo promontorio roccioso esattamente a picco sul mare di Trieste. La cosa interessante è che il parco, al momento della realizzazione dell’edificio, era pressoché privo di qualsiasi tipo di vegetazione, solo con qualche arbusto e cespuglio di rovi sparso.

L’Arciduca Massimiliano d’Asburgo lo trasformò in un giardino rigoglioso e razionale, con una fitta vegetazione composta da tutte le piante più esotiche che si potessero reperire in quel periodo storico. In particolare, una delle piante pi ricercate è il cedro del Libano, presente con numerosi esemplari nel perimetro del giardino; gli abeti rossi spagnoli, piantati probabilmente per ricordare la terra d’origine della famiglia dell’Arciduca, si accompagnano ad abeti americani e cipressi della California e del Messico.

Gli esemplari più esotici e particolari rimangono comunque il gingko biloba e la sequoia gigante, aggiunti solo in un secondo momento ma molto scenografici. L’organizzazione architettonica del giardino rispecchiava i parchi all’inglese, che alternavano parti estremamente razionali e curate a parti apparentemente lasciate a sé stesse in modo più selvaggio, con sentieri e specchi d’acqua organizzati per intervallare il panorama erboso con componenti idriche.

È importante sottolineare che questo giardino rappresentava un vanto all’occhiello del castello di Miramare, un’oasi dove far passeggiare i nobili e i funzionari in visita a Trieste, ma che l’Aciduca permetteva l’ingresso del popolo al giardino circa due volte a settimana, per ammirare alberi e piante che non si erano mai visti.

È opportuno, inoltre, fornire qualche curiosità sul Castello di Miramare, dove le storie personali degli abitanti si intrecciano spesso alla leggenda. Le vite dei proprietari del castello sono state, infatti, segnate dalla sventura. L’Arciduca, dopo quattro anni di vita a Miramare, fece un viaggio in Brasile nel 1861 per catalogare alcune specie di piante che avrebbe voluto installare nel proprio giardino.

Nel 1864 salpò nuovamente alla volta del centro America, precisamente verso il Messico, dove verrà fucilato nel 1867. Carlotta del Belgio, invece, riuscì a tornare a Trieste e a stabilirvisi, ma si narra che dopo la mote del marito ella perse totalmente il senno, finendo a vagare per il castello come una derelitta prima di tornare in Belgio. Infine, una curiosità letteraria: anche Giosuè Carducci dedicò un’ode alla fine luttuosa dei coniugi d’Asburgo, intitolata appunto “Miramar”.