Breve storia dei Patriarchi: da Aquileia a Cividale a Udine fino alla soppressione (1751)

storia dei patriarchi

Prima della storia del Patriarcato Aquileiese c’è la storia della Chiesa Aquileiese.

Fin dal primo secolo si parla di San Marco e del successore Ermacora, protovescovo.
Tra gli arcivescovi più conosciuti va citato Cromazio (388-407).

Il primo Patriarca è Paolino I (557-569). Mentre i Longobardi invadono il Friuli (568) e prendono il posto dei Bizantini, questi conservano la dominazione sulle coste (tra cui c’è Grado).

Paolino era in contrasto con il Papato Romano per lo Scisma dei Tre Capitoli e, in fuga dai Longobardi, aveva trasferito a Grado la sua sede episcopale, portando lì anche le reliquie dei santi ed era stato proclamato Patriarca.

Nel 606 si giunse alla nomina di 2 Patriarchi: Candidiano a Grado, con l’appoggio del Papa e con il sostegno politico dell’Esarca Bizantino di Ravenna, mentre Giovanni ad Aquileia, scismatico e sostenuto dal Duca Longobardo del Friuli.

Le due sedi patriarcali di Grado ed Aquileia non verranno più riunite, neanche dopo la risoluzione dello scisma avvenuto con il sinodo di Pavia nel 699.

Grado aveva la giurisdizione sui vescovi dell’Istria ed era in armonia con la Serenissima. Dal 1105 i Patriarchi gradesi spostarono la loro residenza a Venezia, intanto cresciuta di prestigio e potere.

Nel 1451 il patriarcato di Grado venne sostituito da quello di Venezia.

Altra è la storia del Patriarcato di Aquileia: dopo la ricomposizione dello scisma, il presule aquileiese Pietro (698-700) spostò la sua residenza a Cormons.

Da Cormons il Patriarca Calisto (726-734) la trasferì a Cividale. Nei secoli successivi Popone (1019-1045) la riportò ad Aquileia e con il predominio socio politico di Udine la sede del Patriarca di Aquileia si spostò in questa città, già valorizzata da Venezia rispetto a Cividale.

L’ultimo Patriarca, Daniele Dolfin, (1734-1751) fu il primo Arcivescovo della diocesi di Udine, dopo la soppressione del Patriarcato di Aquileia.

Tra il 1077 e il 1420 il Friuli era retto dai Patriarchi, dotati oltre che di ruolo spirituale anche di potere politico, conferito dall’Imperatore Germanico.

Dopo il 1420 il Friuli fu governato da Venezia e da quel momento i Patriarchi furono di origine veneziana.

Il Friuli Patriarcale e le sue istituzioni

Numerose sono le istituzioni presenti nel Friuli Patriarcale che mantengono l’organizzazione feudale dello Stato. Questa organizzazione unisce in un certo senso il sistema latino con quello germanico.

Il Patriarca (da “pater” cioè “padre”; il Patriarcato è la terra del padre) è contemporaneamente vassallo dell’imperatore, a cui deve fedeltà, obbedienza e molti obblighi materiali, e Vescovo. Come Vescovo è un metropolita, il cui compito è essere in comunione con il Papa , che lo investe di autorità spirituale.

Essere Patriarca risulta ovviamente una missione duplice in cui si intravedono i possibili contrasti tra le esigenze laiche e quelle del buon Pastore.

I territori sottoposti al Patriarca sono spezzettati in centinaia di feudi, ove ciascun Signore governa con forza economica e militare. Difficile mantenere un accordo tra le varie parti.

Il Parlamento della Patria del Friuli è l’istituzione più forte ove siedono nobili castellani, clero e comunità.

Per amministrare il territorio, come feudo imperiale, il Patriarca sceglie un Vicedomino, che può sostituirlo nel comando.

Il Capitano Generale è colui che comanda gli uomini in armi, forniti in caso di necessità sia dai castellani che dalle comunità cittadine.

Il più grande feudatario del Patriarca spesso diventa Capitano Generale e avvocato del presule. In Friuli questo ruolo è rivestito dal conte di Gorizia che a sua volta ha ricevuto dall’imperatore molti territori, ha un Castello imprendibile, dipende direttamente dall’imperatore, è in eterno conflitto con il Patriarca.

Altro personaggio investito di potere è il Maresciallo che corrisponde ad una specie di amministratore delle questioni “interne” al Patriarcato.

Il Siniscalco prende decisioni riguardo molti affari di ordinaria amministrazione e riguardo diatribe di rivalità feudale.

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