Berengario Marchese del Friuli e Re d’Italia

Le invasioni ungare e la rinascita del patriarcato d'Aquileia

Berengario Re d'Italia
Berengario

Dopo la morte di Carlo Magno il Regno d’Italia toccò al figlio Pippino, mentre il Ducato del Friuli fu retto da un degno personaggio: Enrico di Strasburgo.

Nel 795 Enrico riuscì a sconfiggere gli Avari consentendo al Re Pipino di allargare i confini del Regni d’Italia fino alla Saba.

Purtroppo Enrico del Friuli si trovò a lottare anche con i Croati e durante un violento combattimento morì.

Dopo il suo decesso il Ducato friulano entrò in un’epoca difficile, nella quale dominavano le lotte tra i vari feudatari che ambivano a subentrare ad Enrico.

Nell’828 l’imperatore Lotarlo I dovette fronteggiare i Bulgari e nominò in Friuli il Duca Everardo che governò 30 anni, riuscendo ad elevare il Ducato al rango di Marca. Intanto l’Impero carolingio era in declino e nell’843, con il trattato di Verdun, il vasto territorio di Carlo Magno si divideva in 3 parti. Il Friuli toccò al Duca Everardo, a cui succedette il primogenito Unroco e poi, nell’875,  gli subentrò il fratello Berengario che ereditò il titolo di Marchese.

Berengario fece una carriera brillantissima: da Marchese del Friuli fu eletto Re d’Italia e poi persino Imperatore. Come Re dovette fronteggiare avversari molto pericolosi che gli contendevano la corona: Guido da Spoleto e Rodolfo di Borgogna. Nel 915 Berengario ottenne il titolo di Imperatore ma il suo potere fu continuamente osteggiato.

Fu in grado di governare pienamente solo nella Marca Friulana e nel territorio Veronese, due Feudi che gli erano rimasti diciamo fedeli.

Non dimentichiamo che dal 899, per circa 50 anni, gli Ungari percorrevano il suolo friulano con devastazioni, saccheggi e danni ai centri abitati e ai raccolti.

Dopo la loro prima apparizione del 899 erano ricomparsi nel 921 come alleati di Berengario, all’epoca Re d’Italia. Il Re sperava di tenerli sotto controllo e nel contempo di utilizzarli contro alcuni feudatari ribelli, tra cui c’era Ulderico, Marchese del Friuli, che di fatto morì grazie a loro.

Insomma per il Friuli questi Ungari rappresentavano il demonio. Nel 924 di nuovo Berengario li assoldò e fu la volta che arrivarono fino a Pavia distruggendo nella capitale 44 chiese.

L’allenza con gli ungari costò molto cara a Berengario tanto che fonti attendibili attribuiscono a questo fatto la vera causa del suo assassinio (924)

Negli stessi anni il Patriarca di Aquileia, Federico I (900-922), attaccò gli Ungari per difendere la popolazione friulana che era allo stremo. Dopo la sua morte venne ricordato da un epitaffio come un patriarca valoroso contro la rabbia degli invasori.

Nel 928 ancora gli Ungari distrussero Concordia, obbligando il Patriarca di Aquileia, ad annettersi questa diocesi, un tempo fiorente ma allora ridotta ad un cimitero. Sono state contate dagli storici 12 calate degli Ungari in Friuli.

Fu così che, mentre i governanti carolingi erano tutti presi da lotte intestine per il potere, il Patriarca di Aquileia si prese cura della popolazione affamata e iniziò la ricostruzione di ville, castelli, strade. Ciò contribuì alla rinascita economica del Friuli e al rinnovato prestigio della Chiesa che portò al primato del Patriarcato e alla Patria del Friuli.