Palazzo Stringher-Levrini (già Podrecca)

Palazzo Stringher Levrini
Palazzo Stringher Levrini

All’angolo nord fra via Cavour e corso Mazzini si trova il maestoso palazzo Stringher-Levrini, di tre piani oltre al sottotetto: è una costruzione cinquecentesca, ma venne ritoccato non poco durante il Settecento e agli inizi dello scorso secolo.

Ad ovest si affaccia su corso Mazzini, mentre a sud, dove è rivolto verso via Cavour, si trova un elegante porticato composto di quattro archi, retti da colonne cilindriche; il pilastro che regge i due archi d’angolo è invece quadrato.

Le modifiche

In origine era dotato di finestre ad arco e decorato con un meraviglioso ciclo di affreschi, con immagini sacre ma anche profane: queste nel Settecento vennero ricoperte da un intonaco color rosa, e nel Novecento furono coperte ulteriormente da uno strato di intonaco di colore giallo. Sempre nel Settecento si chiudono o ridisegnano alcune delle finestre e aperture e viene rifatto il tetto; nel Novecento invece si modificano le aperture degli archi del portico, soprattutto quelle del lato occidentale, e si sistema nuovamente il tetto.

affreschi palazzo stringher levriniGli affreschi di Palazzo Stringher-Levrini

A causa dei danni provocati dal terremoto del 1976 si dovettero eseguire dei lavori di consolidamento antisismico (per evitare, in pratica, che il palazzo subisse nuovi e maggiori danni): nel corso di questi lavori si riuscirono a far emergere non solo l’intonaco rosato settecentesco, ma anche parte del ciclo di affreschi risalenti al Cinquecento.

Per quanto riguarda la data dell’esecuzione degli affreschi, gli studiosi hanno ipotizzato che siano stati realizzati fra il 1515 e il 1520, anche in base all’epoca di costruzione del palazzo e alle vicende storiche che coinvolsero Cividale del Friuli in quel periodo; l’artista potrebbe essere identificato come Marco Bello, pittore veneto che lavorò in Friuli dal 1505 al 1523.

Tutte le scene, profane o sacre che siano, sono incorniciate da finte lesene, cornici geometriche e fregi, tutti facenti parte dell’affresco.

La facciata occidentale di Palazzo Stringher-Levrini

A ovest, verso corso Mazzini, al primo piano troviamo quattro santi (due dei quali San Girolamo e San Rocco), e al centro la Madonna con il Bambino; l’affresco di destra non è riconoscibile. Al secondo piano si vedono tre delle dodici fatiche di Eracle (sebbene le scene siano poco comprensibili, dal momento che sono bruscamente interrotte dalle finestre che si aprirono nel Settecento su quel muro): a destra l’uccisione del leone di Nemea, in centro quella dell’Idra, infine quella di Caco.

La facciata meridionale di Palazzo Stringher-Levrini

Sulla facciata rivolta verso sud – verso via Cavour quindi – vediamo al primo piano, oltre alla Venere accompagnata da tre Grazie che tengono in mano i pomi, due scene non molto chiare. Della prima si scorgono solo i contorni di due figure; mentre la seconda, che riporta un giovane con una sacca sotto il braccio e un altro ragazzo che indica un merlo, potrebbe essere un’illustrazione di un proverbio.

Al primo piano si trovano invece la scena di Eracle che lotta con Anteo, e l’episodio di Priamo e Tisbe, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi: i due amanti, poiché ostacolati nel loro amore dalle famiglie, decisero di scappare; ma prima di poterlo fare, Priamo trovò un velo sporco di sangue, che l’amata aveva perso mentre veniva attaccata da una leonessa. Credendola morta, Priamo si suicidò, e quando Tisbe lo trovò in fin di vita si gettò sulla spada di lui, suicidandosi anche lei.

Per pietà, gli dei colorarono i frutti bianchi del gelso, vicino al quale erano morti, di rosso, come il sangue dei due amanti.