Il Liberty di Trieste tra austerità e motivi floreali: un unicum in Italia

edificio art noveau
Edificio art noveau a Trieste

Trieste all’alba del XX secolo è una città crocevia di culture diverse, quella italiana e quella asburgica. L’arte moderna (o Art Nouveau) che vi approda, risentendo di queste due matrici culturali diverse, esplode a Trieste con una singolarità e con delle caratteristiche introvabili in altre città italiane.

L’Art Nouveau a Trieste, infatti, è un straordinario mix tra lo stile floreale italiano, la Sezessionstill, ovvero la Secessione di origine viennese, così chiamato perché nato dalla separazione dall’Accademia delle Bella Arti di 19 artisti, tra i quali Gustav Klimt ed Egon Schiele, e la Jugendstil tedesca, tutti stili appartenenti al grande movimento artistico-filosofico noto come Liberty, che si sviluppò appunto tra fine Ottocento e inizio Novecento.

L’ex porto franco asburgico vede in questo periodo la proliferazione di nuovi edifici, pubblici e privati, che vengono costruiti in parte in virtù dello stile storico tradizionale, di stampo classicista, in parte sulla base delle novità del nuovo stile liberty.

Gli edifici triestini di inizio Novecento si alternano tra palazzi austeri, bianchi e grigi, costruiti in maniera più classicheggiante in quanto volti a ospitare le attività di carattere istituzionale e pubblico, e edifici che esprimono i nuovi linguaggi dell’arte moderna, perlopiù edifici privati.

Gli amanti del Liberty possono trovare tra i vicoli e i corsi del centro storico di Trieste diverse perle, che emergono con tipiche forme floreali tra gli austeri palazzi classicheggianti.

Casa Terni-Smolars

Casa Terni Smolars
Casa Terni Smolars

In piazza della Repubblica a Trieste, più esattamente all’angolo tra via Dante e via Mazzini, si trova Casa Smolars, chiamata così perché a un angolo del piano terra dell’edificio fu fondata la cartoleria Smolars, tutt’oggi attiva. Il palazzo fu progettato nel 1906 dall’architetto Romeo Depaoli e per il cavalier Augusto Terni.

Casa Smolars è composta da tre blocchi di dimensioni e stile diversi: questo gioco, rendendola una composizione di corpi rientrati e sporgenti, è capace di creare un magnifico effetto di chiaroscuro.

Il pianterreno e il mezzanino (il piano intermedio che sta tra questo e il primo piano), caratterizzati da grandi vetrate utili all’esposizione della merce da vendere, rappresentano gli elementi più commerciali del palazzo.

Il primo piano presenta due balconate angolari con ringhiera lavorata in ferro battuto e ornata da motivi floreali, i quali caratterizzano anche le finestre del terzo piano con arco a tutto sesto.

Molto bello il finestrone circolare posto sopra l’ingresso principale e contornato da due statue femminili, a opera dello scalpello di Paolo Rathman.

L’edificio termina con un loggiato pensile posto in cima composto da due cupole e un cornicione.

Il tutto è ornato da colonne, statue e decorazioni in pieno stile liberty.

Casa Polacco

Casa Polacco
Casa Polacco

Tra corso Italia e via Imbriani è situata Casa Polacco. Progettato sempre da Romeo Depaoli intorno al 1909, è sicuramente uno dei più rappresentativi edifici del liberty di Trieste.

L’edificio, chiamato così perché commissionato dalla signora Gisella Polacco, è un sovrapporsi di piani sempre più decorati su piani più semplici. Il piano terra, infatti, adibito alle attività commerciali, sono più semplici, ma mano mano che si alza lo sguardo i piani diventano più ricchi di decorazioni, fino ad arrivare agli ultimi tre di uso esclusivo della famiglia Polacco, e in special modo all’ultimo dove spiccano due enormi statue di donne sedute sul cornicione (Romeo Rathman).

Casa Bartoli

Casa Bartoli
Casa Bartoli

Casa Bartoli, invece, si trova in Piazza della Borsa di Trieste. Costruito sul progetto di Max Fabiani, allievo di Otto Wagner, tra il 1905-1906, l’edificio presenta una cascata di foglie che tappezza tutta la facciata, rendendola fortemente attrattiva per gli occhi.

Come gli edifici precedenti, anche Casa Bartoli presenta dei piani dedicati ad attività commerciali ed economiche e dei piani una privati e residenziali, divisi da un balcone: i primi, posti al piano inferiore, si caratterizzano di grandi vetrate per l’esposizione delle merci, mentre gli altri sono composti da file di piccoli balconcini dalle ringhiere verdi.

Palazzo Viviani Gilberti

Palazzo Viviani Gilberti
Palazzo Viviani Gilberti

In viale XX Settembre si situa Palazzo Viviani Gilberti, che ospita adesso il Cinema Ambasciatori, ex cinema Eden. Progettato da Giuseppe Sommaruga, l’unico architetto italiano a firmare un palazzo liberty triestino, fu inaugurato il giorno di Natate del 1907.

L’opera fu commissionata dai soci di un’impresa di costruzione chiamata “Viviani & Gilberti”, e subito spiccò come una grande opera della modernità di Trieste, per l’eleganza e l’accuratezza dei dettagli.

Il palazzo è composto da sei piani: il pianoterra è caratterizzato da un bassorilievo con decorazioni floreali, che caratterizzano un po’ tutto l’edificio, come ad esempio i balcanici del terzo piano. Il quanto è ricco di colonnine, mentre l’ultimo si compone di piccole finestre rettangolari.

L’edificio fu concepito, come gli altri, per ospitare sia delle sale pubbliche, che sale private: più nel particolare Viviani e Gilberti vollero realizzare un teatro e un ristorante ai piani inferiori, e cinque piani superiori ad uso abitativo. La struttura non venne realizzata completamente, ma si realizzò comunque il teatro.

Il Teatro Filodrammatico di Palazzo Viviani Gilberti di Trieste era composto dal palcoscenico, platea e due gallerie. Il teatro, soggetto negli anni a molte variazioni nel nome, subì un brutto colpo nel 1951 quando l’adeguamento alle norme antincendio lo costrinsero a delle sostanziali modifiche: fu riadattato a cinema, l’attuale Ambasciatori, e perse molte delle sue decorazioni interne.

Casa Valdoni

Casa Valdoni
Casa Valdoni

Commissionata dal chirurgo Valdoni all’architetto Giorgio Zaninovich nel 1907, Casa Valdoni è situata in via Commerciale, una via di Trieste caratterizzata da altri esempi dell’architettura del periodo, seppur meno significativi.

Il palazzo è una commistione di linguaggi differenti, da quelli ripresi dall’architettura triestina a quelli di matrice mitteleuropea.

La parte più decorata e ricca è la facciata principale, caratterizzata da un balcone centrale dalle aperture a tutto sesto, diversi altri balconcini più piccoli, e numerose statue (un fauno, una fanciulla e dei bambini). Gli stilemi floreali, più presenti negli edifici precedenti, sono rarissimi e stilizzati.

Trieste è spesso ricordata come una città unica, perché unica è la sua posizione geografica, unica la sua storia e unica è la sua cultura (o le sue culture), perciò non farti sfuggire questi palazzi che, come la lei, sono unici, creazioni innovative dei grandi architetti e sperimentatori del Liberty del primo Novecento.