Jacopo Stellini (Cividale del Friuli, 1699 – Padova, 1770)

Jacopo Stellini
Stretta Jacopo Stellini

La via che collega Corso Paolino d’Aquileia e Piazza San Francesco si chiama Stretta Jacopo Stellini, in onore del grande docente friulano che diede il nome anche al Liceo Classico Stellini di Udine.

Jacopo Stellini: la nascita

Secondo alcune fonti, Stellini nacque a Cividale il 27 aprile 1699, da Mattia e Andriana Piccini – soprannominati Rodar, dal momento che il loro lavoro consisteva nel fabbricare ruote di carri; alcuni sostengono che il loro cognome fosse proprio Rodaro, e che “Stellini” fosse il soprannome di famiglia.

Altre fonti dicono invece che Stellini nacque il 29 luglio 1688 da Canciani e Margarita Stelin, a Tribil Superiore; così almeno appare dal registro delle nascite della Parrocchia di San Leonardo.

A confutare la prima tesi è il fatto che sembra improbabile che avessero sostituito il vero cognome del padre per dare a Jacopo il soprannome dei genitori; e tra l’altro non esiste il casato “Stellini” nei registri delle anagrafi di Cividale del Friuli; allo stesso modo si potrebbe però dichiarare che neanche a Tribil Superiore c’erano degli “Stellini”, ma solo degli “Stelin” o “Stulin”.

La vita di Jacopo Stellini

Fatto sta che frequentò le scuole elementari a Cividale e il 9 novembre 1718 vestì l’abito dei “Clerici Regolari Somaschi”; compiuto il noviziato, nel 1719 prese i voti nella casa della Congregazione a Venezia e continuò gli studi alla Salute: studiava retorica, greco ed ebraico, ma era anche un grande appassionato di medicina e matematica. In seguito apprese teologia da Ottone Visconti, alla casa madre di Somasca, poi insegnò retorica a Venezia ai confratelli della Salute, e poi all’Accademia, continuando ad approfondire la sua cultura enciclopedica.

Quando nel 1739 morì Giacometti, docente di filosofia morale all’Università di Padova, la cattedra venne assegnata a Stellini, che la tenne fino alla morte. Mentre insegnava si stabilì nel convento di Santa Croce, dove viveva piuttosto isolato, ma sempre molto impegnato: era un grande poeta, critico letterario e scrittore. La sua opera più famosa è “De ortu et progressu morum atque opinionum ad more pertinentium” (sull’origine e sul progresso dei costumi e delle opinioni relative ai costumi), un saggio in latino – come tutte le sue composizioni, del resto – pubblicato nel 1740. Oltre a questo saggio non volle pubblicare niente: tutte le altre opere furono pubblicate dopo la sua morte, dai confratelli.

Per certi aspetti lo si può considerare il precursore della sociologia: cercava di unire l’etica aristotelica con le moderne filosofie, e studiò l’origine della civiltà e lo sviluppo e il progresso della storia.

Teneva una corrispondenza con molti dotti italiani: era infatti tenuto in grande considerazione da parte di scrittori a lui contemporanei, ma molto più famosi.

Era comunemente descritto come schietto, semplice e modesto, distaccato rispetto agli avvenimenti reali ed alla politica; brutto, sdentato e dalla voce monotona e nasale, ma in grado di tenere lezioni interessantissime. Un suo uditore lo descrive brutto come Socrate e dalla salute malferma, ma aggiunge che era il tipo di docente che faceva di tutto per essere sempre presente alla propria cattedra.

Morì a Padova il 27 marzo 1770, e fu sepolto in Santa Croce, dove ancora oggi rimane.

I suoi scritti autobiografi sono conservati nella biblioteca del liceo classico Jacopo Stellini di Udine.