Il Castello di Gradisca d’Isonzo

Castello di gradisca
Castello di gradisca

Il Castello di Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia, è una fortificazione friulana databile intorno al 1480, dietro delibera del Senato ai fini di fortificare e difendere i possedimenti veneti dai turchi. Infatti, la cittadina di Gradisca d’Isonzo fu cintata e dotata successivamente di altri edifici come il Palazzo del Capitano e l’antico arsenale veneto.
Le mura di cinta della fortezza furono realizzate tra il 1521 e il 1572, con un solo varco di ingresso preceduto da un ponte levatoio.

Dopo due secoli il castello divenne caserma, fu affiancato da nuovi edifici e il Palazzo del Capitano fu innalzato a due livelli e il tutto sorge attorno alle rovine della piccola chiesa dedicata a San Giuseppe.

Dopo il congresso di Vienna (1814-1815), il castello di Gradisca divenne istituto di pena austriaco: qui fu imprigionato il detenuto politico Silvio Pellico; nel 1846 fu ingrandita la Cappella dell’Ergastolo di Gradisca e aggiunti altri edifici.

Nel 1924 il carcere venne smobilitato e l’edificio fu riadattato a caserma, rimanendo esecutiva fino alla fine della seconda guerra mondiale. Successivamente il castello fu concesso come abitazione alle famiglie degli ufficiali e dei sottufficiali dell’esercito.
Oggi il castello è proprietà dello stato e ciò che rimane della fortezza rende pienamente l’idea di quanto dovesse essere potenzialmente inespugnabile nei secoli passati.

Il castello di Gradisca era circondato da un fossato e da mura lunghe circa duemila metri. Sono tuttora visibili la Torre del Portello, Torre della Calcina, la Torre della Spiritata, la Torre della Marcella, il Torrione Grande e la Torre di San Giorgio: proprio da quest’ultima, un tempo, si apriva la Porta Vecchia, oggi sostituita dalla Porta Nuova, sormontata da una grande aquila bicipite, simbolo del Sacro Romano Impero; la Porta Nuova aveva una specie di cancellata che si chiudeva in caso di pericolo e il varco veniva riempito di terra creando un robusto argine.

Ma il ruolo difensivo più importante spettava al Torrione della Campana, ideato dal più noto architetto di quei tempi, Giacomo Contrin. La fortezza aveva tre piani per le cannoniere, posizionate al piano inferiore ( 3 ), al piano di mezzo ( 6) e al piano superiore (3), dove furono sistemati altri posti per l’artiglieria a mitraglia.

Il fatto che la fortezza sia stata luogo di prigionie e di condanne, riguardanti sopratutto forestieri, ha fatto nascere molte storie e leggende. Sicuramente vera è la storia riguardante il conte friulano Lucio Della Torre, giustiziato proprio nel castello di Gradisca d’Isonzo, dopo un anno di prigione, per aver commissionato l’assassinio della moglie Eleonora di Madrisio. Furono con lui giustiziati per decapitazione i suoi complici e l’esecutore materiale, suo cugino, e la stessa madre di questi che lo aveva istigato, invitando il conte a sposare sua figlia.

La vicenda impressionò non solo gli abitanti di Gradisca d’Isonzo, a cui furono mostrati i cadaveri dei condannati appesi, ma anche tutti gli abitanti del Friuli dove il conte Lucio Della Torre era assai noto, essendo stato bandito dallo stato veneto a causa del suo deprecabile comportamento.