Nel I secolo d.C., l'amministrazione romana sfruttò l'unica anomalia idrografica dell'altopiano carsico per garantire l'approvvigionamento idrico della colonia di Tergeste. Gli ingegneri progettarono una canalizzazione in muratura a sezione quadrangolare in grado di convogliare oltre 5.800 metri cubi d'acqua al giorno, calcolando millimetricamente le pendenze naturali della Val Rosandra (Dolina GlinÅ¡Äice). I segmenti originari dell'acquedotto sono ancora documentati e ispezionabili lungo il tracciato di fondovalle di questa riserva naturale regionale, istituita nel 1996 all'interno del comune di San Dorligo della Valle.
Geologia del Rosandra: dal flysch alla cascata calcarea
La conformazione della valle deriva da una marcata faglia tettonica che separa le formazioni marnoso-arenacee (flysch) dell'Istria nord-occidentale dai massicci calcarei del Carso triestino. Il torrente Rosandra, originato oltre l'attuale confine di stato sloveno, scorre inizialmente su un letto di flysch impermeabile, garantendo un deflusso idrico costante.
Superato l'abitato di Bottazzo (BotaÄ), il greto impatta contro la roccia calcarea generando una profonda frattura verticale: l'acqua precipita per 36 metri, originando la cascata più imponente della regione su questo tipo di substrato. A valle del salto, la geologia muta drasticamente. Il terreno diviene permeabile e il torrente cede progressivamente portata alle reti fessurate del sottosuolo, modellando la forra tramite 21 vasche di erosione idrodinamica (le cosiddette marmitte dei giganti), per poi prosciugarsi quasi completamente durante i picchi termici estivi.
Ecosistema orofilo nel corridoio della Bora
L'orientamento orografico della gola incanala con violenza i venti di nord-est, creando un vero e proprio corridoio aerodinamico per le raffiche di Bora. Questa costante ventilazione fredda e secca inibisce lo sviluppo della macchia mediterranea tipica della vicina costa, favorendo formazioni boschive illiriche a base di roverella e carpino nero. Sui ghiaioni esposti si radicano invece essenze orofile di estrazione montana, come la silene rupina e l'olivella.
L'estrema verticalità delle pareti dei monti Stena e Carso, prive di accessi predatori, garantisce l'isolamento necessario alla nidificazione di specie rupestri quali il gufo reale, la coturnice e il picchio muraiolo. Al suolo, le pietraie assolate costituiscono l'habitat di elezione per l'algiroide magnifico (Algyroides nigropunctatus), un piccolo rettile la cui presenza in Italia è rilegata esclusivamente a questo settore di confine.
L'insediamento proto-industriale e il controllo daziario
L'affidabilità idrica della valle catalizzò fin dal Medioevo la costruzione di infrastrutture produttive. Sfruttando l'impeto del torrente, operavano in Val Rosandra 32 mulini commerciali a ruota idraulica, destinati alla macinazione dei cereali e al commercio delle spezie. Oggi sopravvivono nove perimetri murari riconoscibili, concentrati per lo più tra le località di Bottazzo, Draga e Bagnoli Superiore.
L'asse vallivo costituiva la principale "via del sale" verso l'entroterra carniolano. Il suo controllo doganale e militare fu garantito nei secoli da una rete di avamposti. Se il Monte Carso ospita le stratificazioni di un castelliere protostorico, sugli speroni a picco sulla gola fu edificato il Castello di Moccò, imponente fortezza medievale smantellata in modo definitivo nel 1511 dalle milizie triestine per impedirne l'utilizzo strategico da parte di eserciti ostili. Direttamente addossata alla parete rocciosa a strapiombo sopravvive invece la chiesa di Santa Maria in Siaris, un presidio di culto e meta di pellegrinaggio fondato antecedentemente al 1367.
L'esplorazione logistica: dal CAI all'ex ferrovia
La morfologia della gola è oggi percorsa da una fitta rete viaria sterrata. Il tracciato di fondovalle coincide con il Sentiero CAI n. 1, il tracciato storico su cui è nata l'attività escursionistica della Società Alpina delle Giulie. L'itinerario culmina in prossimità del Rifugio Premuda, un unicum a livello nazionale: posizionato a soli 82 metri s.l.m., detiene il primato ufficiale di rifugio CAI alla quota più bassa d'Italia. Sul versante superiore, la valle è tagliata dalla Pista Ciclopedonale "Giordano Cottur", un asse di viabilità dolce ricavato convertendo il sedime della ex ferrovia austro-ungarica Trieste-Erpelle (Hrpelje), operativa dal 1887 al 1958.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere la Val Rosandra in automobile, la direttrice principale è il Raccordo Autostradale 15 (RA15) in direzione sud verso Rabuiese. All'altezza dello snodo industriale di Aquilinia-Zaule, occorre abbandonare lo scorrimento veloce e immettersi sulla Strada Provinciale 12 (SP12), seguendo rigidamente la viabilità per il comune di San Dorligo della Valle (Dolina). Oltrepassato il municipio, si prosegue fino alla frazione di Bagnoli della Rosandra (Boljunec), punto in cui la carreggiata si restringe e termina nei pressi del Centro Visite, precludendo il transito ai veicoli a motore.
Sfruttando l'asse stradale carsico della Strada Provinciale 11 (SP11) verso nord, si arriva alla frazione di Basovizza. Questo snodo forestale ospita il Monumento Nazionale della Foiba e fornisce l'accesso carrabile per la salita verso il massiccio del Monte Cocusso. Spostandosi verso la costa attraverso la Strada Statale 15, in circa un quarto d'ora si accede al comune di Muggia. Ultimo lembo amministrativo italiano nella penisola istriana, il borgo si distingue per un solido castello a guardia del porto e per un dedalo di calli in pietra arenaria la cui architettura denuncia la secolare dominazione della Repubblica di Venezia.
Coordinate: 45.6138, 13.8655
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