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La Forra del Cellina: canyon carsico e ingegneria idroelettrica

La Riserva Naturale Forra del Cellina tutela la gola calcarea tra Barcis e Montereale: scopri la faglia carsica, il ponte sospeso e l'antica via del 1906.

La Forra del Cellina: canyon carsico e ingegneria idroelettrica - Natura & Wildlife in Friuli Venezia Giulia

Nel 1906, lo scavo della Vecchia Strada della Valcellina spezzò per la prima volta l'isolamento geografico della conca di Barcis, aprendo un varco artificiale di collegamento verso l'alta pianura pordenonese. Questa arteria di ingegneria civile fu concepita come infrastruttura di servizio per agevolare il cantiere della diga di Ponte Antoi e per dare avvio al nascente sfruttamento idroelettrico del Friuli occidentale.

Oggi, quel tracciato viario (dismesso dal traffico veicolare privato nel 1992 a favore di un moderno sistema di gallerie) rappresenta la spina dorsale della Riserva Naturale Forra del Cellina. Istituita nel 1996 e affidata alla gestione dell'Ente Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, l'area protetta si estende per 304 ettari e coincide con l'imponente gola generata dal torrente Cellina.

L'erosione carsica e gli endemismi rupicoli

La morfologia della forra è il risultato visivo di una profonda faglia geologica, modellata da millenni di erosione idrica e dinamiche carsiche operanti su strati di rocce carbonatiche risalenti al Giurassico e al Cretaceo.

L'analisi visiva delle pareti verticali restituisce una precisa cronistoria idrodinamica:

  • Settori inferiori: Evidenziano nette levigature prodotte dall'energia cinetica dell'acqua, capace di scolpire sul fondovalle le cosiddette "marmitte dei giganti", depressioni cilindriche scavate dai ciottoli trascinati dai vortici fluviali.
  • Settori sommitali: Risultano pesantemente frammentati dal fenomeno della crioclastia, la disgregazione della roccia provocata dall'alternanza di gelo e disgelo dell'acqua infiltrata nelle fessure.

La ristrettezza del canyon isola il fondovalle, generando un microclima umido e freddo che sfalsa le fasce vegetative e favorisce la fioritura di endemismi botanici severi come l'Arenaria huteri. L'estrema verticalità delle pareti inibisce la crescita di un manto arboreo continuo, fornendo al contempo siti di nidificazione totalmente inaccessibili ai predatori terrestri, ideali per l'aquila reale, il falco pellegrino e la rondine montana.

L'ispezione della gola: dal trenino turistico al ponte sospeso

L'antica rotabile asfaltata, incuneata tra la roccia strapiombante e i muretti di contenimento originali eretti con pietra scalpellata, costituisce oggi il percorso ispettivo primario della riserva. Per superare i limiti logistici dei tre chilometri di gola, l'ente parco ha attivato un convoglio turistico su gomma (strutturato come un trenino a vagoni aperti). Con partenza dall'invaso artificiale di Ponte Antoi, il mezzo procede a velocità ridotta lungo il canyon, garantendo una visuale zenitale sulle dinamiche di scavo fluviale senza l'interposizione di vetri o barriere architettoniche moderne.

Il cavo d'acciaio e le postazioni del Sentiero del Dint

In corrispondenza della sezione centrale della forra si innesta una complessa opera di attraversamento pedonale inaugurata nel 2016. Si tratta di un ponte sospeso realizzato in fune d'acciaio, con un piano di calpestio a grigliato metallico che si sviluppa in una singola campata di 55 metri di lunghezza. La passerella taglia trasversalmente il canyon a un'altezza di 50 metri dal pelo dell'acqua. L'attraversamento è rigidamente subordinato al noleggio e all'utilizzo di attrezzatura anti-caduta (imbracatura, longe e caschetto) fornita in loco dal personale della riserva.

Per un'indagine geologica condotta dai versanti superiori, il Centro Visite di Barcis è il punto di partenza del Sentiero del Dint. Il percorso escursionistico misura 3,6 chilometri (per un dislivello cumulato di 126 metri) e sfrutta la conformazione del crinale per condurre i camminatori verso una serie di belvedere sporgenti in metallo, concepiti per affacciarsi direttamente sul baratro calcareo.

Come arrivare e dintorni

L'accesso stradale primario per la Forra del Cellina richiede la percorrenza dell'autostrada A28 Portogruaro-Conegliano, sfruttando l'uscita in corrispondenza del casello di Pordenone Fiera. Dal nodo autostradale si procede in direzione nord immettendosi sulla Strada Regionale 251 (SR251). Superato il nucleo urbano di Montereale Valcellina, la direttrice penetra nel massiccio prealpino attraverso le moderne gallerie del Monte Fara, un bypass viario che esclude il vecchio tracciato e converge in pochi minuti nell'abitato di Barcis, affiancando il bacino idrico artificiale.

L'immediato territorio pedemontano restituisce precise testimonianze etnografiche e industriali. Deviando a est di Barcis sulla Strada Provinciale 20 (SP20) si raggiunge Andreis, borgo adagiato direttamente sulla faglia periadriatica e caratterizzato da un'edilizia in cui spiccano i dalts, le balconate esterne in legno scuro. Sul versante opposto del canyon, calando nuovamente verso la pianura, la frazione di Malnisio (comune di Montereale) ospita l'ex Centrale Idroelettrica "Antonio Pitter". Attivo dal 1905, questo imponente sito di archeologia industriale è fondamentale per decodificare le logiche di captazione energetica del torrente Cellina. Ritornando sulla viabilità della SR251, si incontra infine l'abitato di Maniago, polo europeo per la forgiatura metallurgica la cui produzione di lame e coltelleria è sancita documentalmente sin dal 1453.

Coordinate: 46.1897, 12.5694

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