Nel 1953, durante le operazioni di sbancamento per l'edificazione della diga di Ponte Antoi, le perforazioni nella roccia portarono alla luce un frammento di meteorite, reperto oggi catalogato e conservato presso l'Istituto Minerario di Agordo. L'anno successivo, il completamento dello sbarramento sul torrente Cellina sommerse in modo irreversibile il fondovalle originario, dando origine all'invaso artificiale ufficialmente accatastato come Lago Aprilis (in onore di Napoleone Aprilis, presidente del Consorzio di Bonifica), ma comunemente noto come Lago di Barcis.
Situato a 402 metri di altitudine, il bacino trattiene un volume di oltre 13 milioni di metri cubi d'acqua, generato per alimentare le turbine del sistema idroelettrico pedemontano pordenonese. L'opalescenza dell'acqua, che vira dal verde al turchese, non è un'illusione ottica né il risultato di fioriture algali: è l'effetto della massiccia sospensione di carbonati di calcio e magnesio disciolti dalla costante erosione delle pareti dolomitiche.
L'assetto urbanistico di Barcis: roghi e rappresaglie
Sulla sponda settentrionale del bacino sorge l'abitato di Barcis, un insediamento che conta oggi meno di 300 residenti e la cui architettura è il risultato di due distruzioni totali. Il paese originale fu raso al suolo da un incendio nel 1606. Ricostruito in pietra e legno, subì una seconda devastazione nel 1944, quando le truppe nazi-fasciste lo diedero alle fiamme come rappresaglia contro l'attività partigiana radicata in Valcellina.
Sopravvivono pochi edifici storici, tra cui spicca Palazzo Centi, edificato nel XVII secolo. Già dimora dei conti Mocenigo prima di passare alla famiglia Centi, il palazzo presenta un doppio loggiato e rappresenta il polo amministrativo locale, ospitando la biblioteca e l'ufficio turistico. L'impianto storico è completato dalla Chiesa di San Giovanni Battista, che custodisce un affresco parietale raffigurante la decollazione del santo.
Infrastrutture sportive e idrologia
Con una profondità massima di 45 metri in prossimità della diga, il lago è stato progressivamente adeguato alla fruizione sportiva. Oltre alla balneabilità regolamentata della sponda nord, il bacino è dotato di un sistema di pontili e scivoli per l'alaggio. L'assenza di forti correnti di fondo e la larghezza dell'invaso consentono la pratica di vela, kayak e hovercraft. Annualmente, nel mese di giugno, lo specchio d'acqua viene interdetto alla navigazione civile per ospitare le tappe del Campionato Internazionale di Motonautica.
L'isolamento geografico di questa porzione di valle ha determinato anche lo sviluppo di tecniche di conservazione alimentare di sussistenza. Ne è un esempio la pitina, un insaccato affumicato a base di carne ovina o di cacciagione impastata con erbe e passata nella farina di mais, storicamente consumato assieme al frico di patate.
L'incisione calcarea della Forra del Cellina
A sud-est della diga di Ponte Antoi si apre la Riserva Naturale Forra del Cellina. Prima dell'irreggimentazione, il torrente ha inciso per millenni i banchi di roccia carbonatica, generando un canyon dalle pareti verticali. Nel 1906, per supportare i cantieri idroelettrici, fu scavata a colpi di mina la "Vecchia Strada della Valcellina". Disattivata al traffico veicolare nel 1992, la carreggiata larga pochi metri corre rasente allo strapiombo ed è oggi percorribile a piedi sotto il monitoraggio dell'ente parco.
L'esplorazione altimetrica del canyon è affidata a due infrastrutture:
- Ponte sospeso: Una passerella in cavi d'acciaio lunga 55 metri che fende la gravina a 20 metri di altezza rispetto al torrente, con piano di calpestio in grigliato metallico.
- Sentiero del Dint: Un tracciato ad anello di 3,5 chilometri che si sviluppa sul crinale boschivo, dotato di tre belvedere. Il principale è uno skywalk con pavimentazione in vetro che si protende nel vuoto, esponendo chiaramente la stratigrafia calcarea e le marmitte dei giganti scavate dall'attrito idraulico sul fondovalle.
Il bacino chiuso della Foresta del Prescudin
Risalendo a sud del perimetro lacustre, l'alveo del torrente Pentina segna l'ingresso alla Foresta Regionale del Prescudin. Questo bacino orografico di 1.600 ettari è un'area selvatica di conservazione a inibizione totale per i mezzi a motore.
Il reticolo di mulattiere militari si addentra tra fustaie di faggio e abete bianco, salendo fino alla quota dei 2.000 metri del Monte Messer. La chiusura morfologica della valle garantisce l'isolamento riproduttivo a popolazioni di camoscio alpino, capriolo e cervo europeo, fornendo al contempo siti di nidificazione stabili per l'aquila reale (Aquila chrysaetos), che sfrutta le violente correnti ascensionali generate dalle strozzature della valle.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere il Lago di Barcis in automobile provenendo dalla direttrice autostradale A28 (Portogruaro-Conegliano), è necessario utilizzare lo svincolo di Cimpello o Pordenone Fiera. Da qui si segue la viabilità a scorrimento veloce fino a Montereale Valcellina, dove ci si immette sulla Strada Regionale 251 (SR251). Il tracciato penetra nel massiccio montuoso superando il dislivello tramite il sistema di gallerie del Monte Fara (incluso un tunnel continuo di 3,5 chilometri), emergendo direttamente in località Ponte Antoi.
Deviando dalla viabilità principale a pochi minuti dal lago, si raggiunge l'abitato di Andreis, borgo adagiato sulla faglia periadriatica e noto per l'architettura vernacolare superstite, in cui spiccano i tradizionali ballatoi esterni in legno scuro (dalt) e le antiche cucine con il mobile angolare (cjantonâl). Guidando verso est lungo la direttrice della SR251, si entra nella valle del Vajont, raggiungendo i comuni di Erto e Casso, incombenti sul fronte di frana del disastro del 1963.
Coordinate: 46.1904, 12.5601
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