L'estensione silvopastorale di Tarvisio copre 24.000 ettari, affermandosi come la più vasta foresta demaniale d'Italia. Posizionata nel vertice nord-orientale del Friuli-Venezia Giulia, costituisce il confine orografico con la Carinzia (Austria) e la Slovenia, includendo i bacini idrici della Val Canale, della valle dello Slizza e delle vallate secondarie come Rio Bianco, Malborghetto, Ugovizza, Valbruna e il canale del Bartolo.
Questo massiccio dominio boschivo, per secoli sotto la giurisdizione del Vescovado di Bamberga e poi dell'Impero Austro-Ungarico, venne annesso ai confini del Regno d'Italia solo nel 1919 con la firma del Trattato di Saint-Germain-en-Laye. Attualmente la proprietà dei terreni fa capo al Fondo Edifici di Culto (FEC) del Ministero dell'Interno, mentre la conduzione forestale e la tutela biogenetica sono affidate operativamente al Reparto Carabinieri Biodiversità di Tarvisio in sinergia con l'amministrazione regionale.
L'anomalia climatica della Picea abies e il legname da liuteria
La morfologia alpina del distretto forestale presenta un'escursione altimetrica che supera i 2.000 metri. Nelle fasce altimetriche inferiori e medie, l'assetto vegetativo è definito dalla pecceta mista, dominata dalla presenza dell'abete rosso (Picea abies) e del faggio (Fagus sylvatica), affiancati sui versanti più radi dal pino silvestre e dal pino nero d'Austria.
Una percentuale ristretta degli abeti rossi presenti nella foresta — concentrati in particolar modo nelle forre di Valbruna — sviluppa un'anomalia accrescitiva di grande rilevanza commerciale e artigianale. A causa di microclimi specifici, la pianta produce anelli di accrescimento ravvicinati, perfettamente paralleli e privi di imperfezioni nodose: è il cosiddetto abete di risonanza, un legno ricercato a livello internazionale dai liutai per la costruzione delle tavole armoniche di violini, pianoforti e chitarre.
Oltre i 1.700 metri di quota, il fusto arboreo cede progressivamente il terreno alle formazioni contorte di pino mugo, per poi degradare nel nudo piano alpino rupestre. A livello botanico, il settore carnico della foresta, circoscritto all'area del Passo Pramollo, custodisce i fiori viola della rarissima Wulfenia carinthiaca, una pianta erbacea endemica superstite delle glaciazioni, mentre sui ghiaioni calcarei cresce in isolamento la campanula di Zoys.
L'areale dei predatori balcanici e il rifugio dei tetraonidi
La continuità boschiva ininterrotta con le foreste slovene e austriache eleva il comprensorio di Tarvisio a corridoio ecologico primario dell'arco alpino orientale. I censimenti degli ungulati rilevano popolazioni strutturate di cervo nobile, capriolo, camoscio alpino, stambecco e cinghiale. Dal punto di vista zoologico, l'importanza della Riserva risiede nel transito e nella stanzialità dei carnivori europei: l'orso bruno, la lince eurasiatica, il lupo e lo sciacallo dorato (Canis aureus), predatore di origine balcanica oggi in piena espansione territoriale in Friuli.
L'avifauna conta le quattro specie europee di tetraonidi, strettamente dipendenti dalle foreste di conifere mature. Il gallo cedrone (Tetrao urogallus), assunto a simbolo istituzionale della foresta, divide l'habitat con il fagiano di monte, il francolino di monte e, sulle creste sommitali, con la pernice bianca.
Come arrivare e dintorni
Il tracciato stradale di riferimento per penetrare nell'area della Foresta è l'Autostrada A23 Palmanova-Tarvisio. Svincolando ai caselli di Ugovizza o Tarvisio Nord, ci si immette sulla Strada Statale 13 Pontebbana, che fende longitudinalmente tutta la Val Canale.
Nei dintorni occidentali si incontra l'abitato di Malborghetto, il cui Palazzo Veneziano cinquecentesco ospita un museo etnografico essenziale per comprendere lo sfruttamento minerario e forestale del territorio. Oltrepassando il nucleo urbano di Tarvisio verso est, la viabilità di fondovalle permette di deviare verso i Laghi di Fusine, due specchi d'acqua di sbarramento morenico situati in una conca glaciale chiusa dalla mole calcarea del Monte Mangart.
Coordinate: 46.5050, 13.5786
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