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Altopiano di Lauco: natura, storia e forra del Vinadia in Carnia

L'altopiano di Lauco in Carnia: la Forra del Vinadia, le tombe dei Gans, il Santuario della Madonna di Trava, l'Albergo Diffuso e i sentieri verso lo Zoncolan.

Altopiano di Lauco: natura, storia e forra del Vinadia in Carnia - Natura & Wildlife in Friuli Venezia Giulia

Ci sono posti in Carnia che non compaiono negli itinerari standard, non hanno grandi comprensori sciistici né sono tappa del Giro d'Italia. Esistono in silenzio, e chi li trova per caso di solito ci torna. L'altopiano di Lauco è uno di questi.

Situato tra i torrenti Vinadia a est e Degano a ovest, la vetta del Monte Arvenis a nord e lo strapiombo sulla valle del Tagliamento a sud, il borgo di Lauco sorge adagiato su uno splendido altopiano soleggiato che sovrasta la Valle del Tagliamento, a 700-800 metri di altezza, in un contesto ambientale dai panorami di rara bellezza. I primi cenni storici risalgono al 904, ma l'origine è certamente più antica.

Non è un posto facile da raggiungere — e forse è proprio per questo che ha mantenuto il carattere che ha.

La Forra del Vinadia: il canyon nascosto della Carnia

Il luogo più spettacolare dell'altopiano di Lauco — e uno dei luoghi naturali più sorprendenti di tutta la Carnia — è la Forra del Vinadia, un canyon profondo circa 200 m formatosi dall'erosione millenaria delle acque del torrente omonimo.

La forra si snoda per 5 km lungo un continuo succedersi di cascate, piccoli laghetti e imponenti pareti rocciose così alte e vicine tra loro che in alcuni punti non si riesce a scorgere il cielo.

La Forra del Vinadia è il risultato di tre grandi baratri in cui scorrono il rio Chiantone, il rio Pichions e lo stesso rio Vinadia. Quasi all'incrocio dei tre corsi d'acqua sorge l'imponente zoccolo di una torre di pietra di notevoli dimensioni, formatasi naturalmente e crollata in tempi recenti. La gente del luogo la chiama la Tor di Meni da l'Ors. Il percorso, in parte attrezzato, è classificato come impegnativo — richiede equipaggiamento adatto, buone scarpe da trekking e assenza di vertigini in alcuni tratti. La ricompensa è un ambiente di rara intensità, con il merlo d'acqua che si muove tra le cascate e la luce che filtra a malapena tra le pareti rocciose.

Un altro elemento naturale notevole è il rio Radime che, dopo piogge abbondanti, forma la cascata chiamata in friulano farine dal gjaul — "le farine del diavolo" — sullo strapiombo sopra il paese di Villa Santina. Non è una cascata permanente: la sua apparizione dipende dalle precipitazioni, il che la rende un fenomeno meteorologico da cogliere al momento giusto.

Le tombe dei Gans: la preistoria scavata nella roccia

Se la Forra del Vinadia attira gli amanti della natura, le tombe dei Gans attraggono quelli della storia — e sono ugualmente sorprendenti.

Le "tombe dei pagans" è il nome con cui da tempo immemorabile la gente del posto chiama tre antiche sepolture, probabilmente risalenti al VI-VII sec. d.C., scavate nella roccia sull'altopiano di Lauco. Il termine pagans — pagani — riflette la difficoltà di attribuire queste strutture funerarie alla tradizione cristiana, ma la loro origine è probabilmente cristiana del periodo tardo-antico o alto-medievale.

Le tombe si trovano in varie località dell'altopiano — in particolare in località Curs e sopra l'abitato di Chiauians. Sono tombs scavate direttamente nella roccia calcarea dell'altopiano, con forme e dimensioni che indicano sepolture individuali. Non sono state musealizzate né recintate con strutture turistiche — si trovano ancora nel paesaggio, visibili a chi sa dove cercarle. Un patrimonio preziosamente grezzo.

Il Santuario della Madonna di Trava: la leggenda dei bambini tornati in vita

Nella frazione di Trava si trova uno dei piccoli santuari più singolari dell'intera regione. Il Santuario della Madonna di Trava è uno dei più piccoli e suggestivi santuari del Friuli. Costruito alla metà del '600, si credeva che l'immagine della Madonna custodita al suo interno avesse il potere di riportare in vita, per il breve tempo del battesimo, i bambini morti.

La pratica — diffusa nell'Europa cattolica medievale e moderna — rispondeva a una necessità teologica molto concreta: i bambini morti prima del battesimo erano ritenuti esclusi dal Paradiso. I santuari come quello di Trava offrivano alle famiglie una via d'uscita: portare il bambino morto alla statua miracolosa, e qualcuno — secondo le testimonianze dell'epoca — avrebbe visto un segno di vita abbastanza lungo da permettere il battesimo, e dunque la salvezza.

È una storia che dice qualcosa di preciso sul dolore delle famiglie carniche di tre-quattrocento anni fa, e sulla funzione sociale che i luoghi di culto svolgevano in una società in cui la mortalità infantile era alta e il conforto teologico era necessario quanto quello pratico.

Sempre a Trava, la chiesa di San Michele Arcangelo conserva elementi gotici e un altare maggiore ligneo intagliato con la statua di San Michele, opera di G. Antonio Agostini di Udine — noto autore di altari e polittici del periodo tardo manierista sparsi per tutta la Carnia.

I Lavatoi di Avaglio: l'ingegneria popolare del '900

Nella frazione di Avaglio, in posizione panoramica nella parte occidentale del comune, si trovano i cosiddetti Lavatoi — strutture progettate da artigiani locali per lavare i panni utilizzando le acque del rio Pura. I lavatoi di Avaglio erano in uso fino al 1951, data che segnò la fine di una pratica quotidiana che aveva caratterizzato la vita del borgo per generazioni.

Non sono monumenti in senso tradizionale — sono strutture funzionali che raccontano la vita reale di una comunità montana nel Novecento. La loro presenza ad Avaglio, insieme al bar Las Radîs e all'azienda agricola locale, dà alla frazione un carattere ancora vivo e non puramente nostalgico.

Il collegamento con lo Zoncolan e l'Arvenis

Per gli escursionisti e i ciclisti, Lauco è anche un punto di partenza per itinerari più ambiziosi. L'altopiano di Lauco consente di raggiungere agevolmente, in mountain bike o in nordic walking, la cima dello Zoncolan attraverso un collegamento ciclabile che attraversa il Monte Arvenis.

Il Monte Arvenis domina il versante nord dell'altopiano e si collega al comprensorio dello Zoncolan attraverso percorsi panoramici in quota. È un'alternativa meno frequentata e più selvaggia rispetto alle salite tradizionali da Ovaro e Sutrio — per chi cerca montagna autentica senza affollamento.

La vita a Lauco: Albergo Diffuso e tradizioni

L'Albergo Diffuso Altopiano di Lauco è un innovativo modello di ospitalità in cui molte case, altrimenti abbandonate, sono state ristrutturate per diventare appartamenti aperti al pubblico. Si tratta di un albergo "orizzontale" con reception al piano terra del municipio, che coordina i servizi in modo omogeneo. Gli alloggi si trovano nelle frazioni di Trava, Avaglio, Lauco e Vinaio — quartieri diversi del paese sparso, ognuno con il proprio carattere.

Le proposte variano secondo la stagione: escursioni a piedi e in mountain bike per ogni livello di difficoltà, anelli di fondo, ciaspole, nordic walking, sentieri a cavallo. Scuola di cucina carnica, raccolta di funghi (la zona è rinomata), visita alle malghe.

Il paese è noto per essere un luogo in cui le cidules — i dischi di legno infuocati di tradizione celtica — vengono lanciate ogni anno nelle frazioni. La Via Crucis vivente del Venerdì Santo a Vinaio è un'altra tradizione che richiama partecipanti da tutta la Carnia.

Sull'altopiano di Lauco le giornate sono più lunghe perché il sole tramonta più tardi. Il clima fresco d'estate e asciutto d'inverno favorisce la crescita di almeno 2000 varietà botaniche che gli anziani del luogo utilizzano a scopo curativo.

La cucina di Lauco

Formaggi, ricotte, insaccati e prodotti della terra sono gli ingredienti fondamentali. Le ricette tradizionali più diffuse sono gli gnocchi di patate o di zucca conditi con burro fuso e ricotta affumicata, i cjarsòns, il frico di patate con polenta, il frico di formaggio grattugiato.

Il ristorante Alla Frasca Verde nel centro di Lauco — citato già nell'articolo originale del 2019 — è da anni il riferimento gastronomico dell'altopiano: cucina stagionale con i prodotti del territorio, rilavorati con attenzione.

Come arrivare

Dall'autostrada A23 uscita Carnia-Tolmezzo, poi SS52 verso Villa Santina e SR355 verso Ovaro. Da Villa Santina si imbocca la strada provinciale che sale verso Lauco — circa 10 km di salita panoramica sul versante settentrionale della Valle del Tagliamento.

Da Udine: circa 75 km, un'ora di auto.

Nei dintorni: Zuglio con i resti romani e il Museo Archeologico, Ovaro come base per la salita allo Zoncolan, Comeglians con l'accesso alla Panoramica delle Vette, Raveo e il Museo del Legno di Ovaro.


C'è un cartello all'ingresso della frazione di Vinaio che dice: "Terra d'incanto, nessuno la lascia senza rimpianto." Non è solo una formula turistica — è una promessa abbastanza precisa. L'altopiano di Lauco è un posto che si fatica a lasciare non perché abbia un'attrazione principale irrinunciabile, ma perché la somma delle sue cose — il canyon nascosto, le tombe nella roccia, il santuario dei bambini morti, il silenzio delle frazioni in quota — produce qualcosa che non si trova altrove.

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