Il museo nazionale paleocristiano di Aquileia: alle origini della comunità cristiana

museonazionale paleocristiano di Aquileia
Il museonazionale paleocristiano di Aquileia

Situato in un edificio dalla lunghissima storia, il Museo nazionale paleocristiano di Aquileia è una tappa assolutamente imperdibile per la scoperta della città paleocristiana. Esso, infatti, custodisce una raccolta unica di manufatti di età tardoantica che testimoniano le vicende storiche e artistiche della comunità cristiana delle origini.

La storia del museo e le collezioni

Il Museo nazionale paleocristiano di Aquileia, denominato anche “di Monastero” dal nome del quartiere in cui si trova, fu inaugurato nel 1961, quando si scorporò la collezione paleocristiana dal Museo Archeologico Nazionale per conservare tutte le testimonianze di quell’epoca in una nuova apposita sede.

L’istituzione è dedicata a Francesco Marinotti, il mecenate che contribuì al recupero dell’edificio che oggi ospita il museo. Le mura perimetrali e alcune testimonianze dell’interno di tale costruzione ne narrano la lunga e complessa vicenda storica: nata come chiesa paleocristiana alla periferia della città, divenne poi, nel IX secolo, un monastero benedettino femminile. Dalla fine del Settecento, con l’abolizione del monastero nel complesso delle riforme promosse da Giuseppe II, l’edificio fu alienato e divenne proprietà privata di diverse famiglie aquileiesi. A questo periodo sono da attribuire una serie di interventi di trasformazione delle strutture monastiche, legati a nuove destinazioni d’uso degli ambienti: in particolare l’edificio una volta usato come chiesa divenne un “folador”, ossia un ambiente per la vinificazione.

I primi rinvenimenti archeologici datano al 1895, quando gli scavi per la realizzazione di una cantina portarono in luce dei mosaici policromi contigui ad una struttura ad abside. Furono portate avanti delle indagini sotto la direzione di Enrico Maionica, ma per ragioni contingenti, per il momento, venne tutto ricoperto. Con la ripresa dei lavori, nel 1949 si comprese che la chiesa dell’ex monastero aveva utilizzato, senza soluzioni di continuità, i muri perimetrali di una struttura basilicale risalente alla fine del IV secolo, a cui nel Settecento era stato aggiunto un prolungamento.

Alla fine degli anni Cinquanta si giunse, quindi, alla decisione di realizzare un sistema che conservasse l’intero edificio: il progetto portò alla creazione del museo odierno, inteso come raccolta dei materiali cristiani compresi tra il IV e il X secolo. Durante i lavori si provvide anche ad abbattere il muro settecentesco che divideva longitudinalmente il complesso, dal quale sono stati recuperati numerosi frammenti architettonici altomedievali.

Oggi il Museo nazionale paleocristiano di Aquileia è un punto di riferimento di grande interesse per percorrere i primi passi del cristianesimo nella città: è qui conservato il pavimento a mosaico della primitiva basilica paleocristiana, ma anche i reperti musivi di una seconda basilica, quella del Fondo Tullio alla Beligna, oggi perduta. Attraverso queste preziose testimonianze è possibile far emergere i legami, anche culturali, che l’antica Aquileia intratteneva con il resto dell’area mediterranea (in particolar modo con il Nord Africa e l’Oriente).

Ricca e molto interessante è anche la raccolta di stele funerarie, dalla quale sono desumibili preziosi dati sulla società aquileiese dell’epoca compresa tra il IV e il V secolo DC.

Il percorso espositivo

Come si è detto, il Museo nazionale paleocristiano di Aquileia consiste essenzialmente in un’area archeologica inserita in una struttura museale. Il percorso di visita è articolato su tre livelli, in modo da permettere al contempo la visione dei particolari e una vista d’insieme, dall’alto, dell’edificio.

1 Il piano terra coincide con la basilica paleocristiana, una costruzione di forma rettangolare a navata unica e abside poligonale. Davanti alla facciata si trovava un nartece, ossia un portico, dove sono stati rinvenuti vari sarcofagi. Il bellissimo tappeto musivo presenta dei motivi geometrici molto vari, stilisticamente assai curati, e delle iscrizioni in latino e greco. Sorta nel IV secolo, la chiesa dovette subire dei danni importanti con l’arrivo di Attila, a seguito del quale l’originaria struttura a navata unica venne modificata in una a tre navate e si stese un nuovo pavimento, circa 40 cm sopra il primo. Di quest’ultimo rimangono pochi lacerti, che sono stati strappati ed esposti. Un percorso rialzato permette di muoversi tra i resti archeologici dell’antica chiesa e di godere appieno delle opere.

2 Al primo piano, dal quale si può vedere dall’alto quello sottostante, si conservano alcuni elementi della basilica del Fondo Tullio alla Beligna, rinvenuta nel 1894 nell’area sud della città antica (lungo la strada per Grado) e in gran parte già all’epoca scavata. La chiesa aveva una pianta cruciforme con aula divisa in tre navate e abside semicircolare. Di questa fabbrica il museo conserva dei lacerti di mosaici e delle iscrizioni che ornavano il pavimento. I mosaici presentano diversi brani figurati con racemi, agnelli e uccelli; in particolare è presente la figura del pavone, un animale molto presente nell’iconografia paleocristiana come simbolo di resurrezione e immortalità. Dallo stile e dalla tipologia del mosaico, la perduta basilica è stata datata alla fine del IV secolo. Sempre al primo piano, infine, sono esposti altri pregevoli reperti quali l’iscrizione di Parecorius Apollinaris che ricorda una donazione dell’uomo alla basilica, forse per una parte della pavimentazione.

3 Al secondo piano, infine, sono esposte le raccolte di iscrizioni paleocristiane, formanti un corpus di più di 130 iscrizioni funerarie: un gruppo di indiscussa rilevanza nell’ambito dell’Italia settentrionale. Esse presentano, oltre ai testi, dei graffiti con raffigurazioni dei defunti (spesso in veste di oranti, ossia in preghiera) e rappresentazioni simboliche quali piante e animali che alludono alla vita celeste. I testi riportano informazioni sulla vita dei defunti e, dal punto di vista linguistico, costituiscono una testimonianza particolarmente interessante per la comprensione del latino parlato tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, nonché sull’istruzione dei ceti sociali medio-bassi.

Suggestivo e didattico allo stesso tempo, con i suoi mosaici, iscrizioni e reperti il Museo nazionale paleocristiano di Aquileia offre ai visitatori un’occasione unica per conoscere e approfondire un momento cruciale della storia della città, ossia quello tra il IV e il V secolo DC, in un complesso architettonico unico nel suo genere.

Informazioni utili

Museo Nazionale Paleocristiano
piazza Pirano 1, Aquileia (Go)
Telefono +39 0431 91016
www.museoarcheologicoaquileia.beniculturali.it

Orari di apertura

Dal giovedì al sabato: 8:30 – 13:30

Ingresso gratuito