Il Museo d’antichità J.J. Winckelmann: un appassionante viaggio nella storia antica

Il Museo d’antichità J.J. Winckelmann
Il Museo d’antichità J.J. Winckelmann a Trieste

Il Museo d’antichità J. J. Winckelmann, già Civico museo di Arte e Storia di Trieste, è la più antica istituzione museale di Trieste e raccoglie materiale di natura prevalentemente archeologica, sia locale sia di altre civiltà. Annesso al Museo si trova l’Orto Lapidario, custode di testimonianze epigrafiche e artistiche di età romana, medievale e moderna, e del cenotafio dedicato alla memoria dell’antiquario e studioso tedesco Johann Joachim Winckelmann.

La storia del Museo d’antichità J.J. Winckelmann

Il Museo d’antichità J.J. Winckelmann nacque dall’idea, sviluppatasi all’inizio dell’Ottocento, di creare a Trieste un luogo che riunisse le antichità ritrovate nella città e nel territorio istriano e aquileiese. Inizialmente le collezioni compresero soprattutto manufatti lapidei legati al passato romano, per poi ampliarsi e diversificarsi successivamente attraverso acquisti, donazioni e lasciti. Figura centrale del progetto originario fu il procuratore civico Domenico Rossetti, studioso di storia patria che collaborò alla creazione della prima raccolta di iscrizioni antiche tergestine insieme a Pietro Kandler.

Dopo l’apertura al pubblico dell’Orto Lapidario nel 1843, nel 1870 l’amministrazione civica istituì per il museo un Curatorio, la cui parte scientifica fu affidata allo stesso Kandler. Si tratta di decenni di grande importanza per il museo, che arricchì le proprie collezioni con i reperti di antichità aquileiesi raccolti dal farmacista triestino Vincenzo Zandonati, e con i vasi apuli dei fratelli Francesco e Ferdinando Ostrogovich. Il nuovo materiale lapideo così raccolto fu trasferito nell’Orto Lapidario, mentre gli altri oggetti andarono ad unirsi alla settecentesca collezione dell’accademia locale degli Arcadi Sonziaci, conservata presso palazzo Biserini.

Il primo statuto del museo fu approvato il 9 luglio 1873, e al ruolo di direttore fu nominato Carlo Kunz. Sotto la sua guida iniziò il riordino del Gabinetto di Antichità presso palazzo Biserini, dove continuavano ad affluire sempre nuovi materiali tra reperti antichi, documenti storici, oggetti di storia patria, ma anche oggetti etnografici e opere d’arte.

Nel 1909 dunque, considerando il fatto che le collezioni civiche si erano arricchite non solo quantitativamente ma anche per tipologia e provenienza di materiali, il Museo assunse il nome di Civico Museo di Storia e Arte. Una donazione particolarmente importante, in questi anni, fu quella delle collezioni di Giuseppe Sartorio (1910), comprendente vasi antichi – greci, italioti ed etruschi – ma anche oggetti medievali e moderni, tra cui spicca la rinomata serie di disegni di Giambattista Tiepolo oggi al Civico Museo Sartorio.

Nel 1924 le collezioni furono trasferite da palazzo Biserini presso l’attuale sede in via della Cattedrale, che fu inaugurata il 21 aprile 1925.

Nei decenni a seguire sono state apportate modifiche sostanziali nell’allestimento: le collezioni risorgimentali, le raccolte delle armi e quelle artistiche hanno trovato nuove e più idonee sedi espositive nei diversi Musei Civici, mentre sono rimaste nel Museo di Storia e Arte le raccolte di antichità.

Recentemente, in occasione del duecentocinquantesimo anniversario della tragica morte di Winckelmann (8 giugno 2018) e col fine di restituire all’istituzione un nome che ne rispecchi le collezioni, il comune di Trieste e i Civici Musei hanno deciso di tornare all’antica denominazione del museo quale Museo d’Antichità, e di intitolarlo alla memoria dell’illustre studioso tedesco.

Le collezioni

Il Museo d’antichità J. J. Winckelmann di Trieste ospita attualmente reperti di antichità locale relativamente ai materiali preistorici, protostorici e romani, e importanti collezioni di materiali antichi appartenenti a diverse civiltà: egizi, ciprioti, greci, magnogreci, tarantini, etruschi e maya.

La collezione civica di egittologia consta di quasi un migliaio di pezzi, giunti direttamente dall’Egitto tra il XIX e il XX secolo grazie all’importante ruolo svolto dal porto triestino dal punto di vista mercantile. Vi fanno parte sarcofagi, steli, amuleti, vasi canopi, statuette per corredi funerari (ushabti) e persino tre mummie umane, esposte in sarcofagi in legno stuccato e dipinto.

Particolarmente ricche sono le raccolte di reperti romani, provenienti soprattutto da Tergeste (l’antica Trieste), Aquileia, Istria e zone confinanti, ma non mancano pezzi dalla nota o supposta una provenienza orientale. Rilievi e sculture in pietra, bronzetti, steli funerarie, gemme, ma anche oggetti d’uso quotidiano quali lucerne, vasi, monili in osso raccontano insieme il passato romano, nelle sue diverse sfaccettature.

Le collezioni di preistoria e protostoria provengono in buona parte dalle ricerche di Carlo Marchesetti, studioso di formazione scientifico-naturalistica che, nel 1883, iniziò a svolgere delle ricerche di archeologia preistorica e protostorica. I materiali furono inizialmente depositati presso il Museo di Storia Naturale di Trieste e poi, per volontà dello stesso Marchesetti, nel 1925 trasferiti nel Museo di Storia ed Arte. Nella raccolta si trovano preziose testimonianze del passato cronologicamente comprese tra il Paleolitico medio (80-35 mila anni fa) e la seconda Età del Ferro, costituite da armi, monili, recipienti ceramici.

La donazione al Museo della collezione maya di Cesare Fabietti (2002) ha permesso di allestire una sezione dedicata a questa civiltà precolombiana del Centro America. I reperti provengono dalla tenuta che Fabietti bonificò e coltivò a El Salvador, precisamente a San Marcos Lempa, in un’area situata sulla riva orientale del fiume Lempa. Il materiale appartiene a una produzione locale databile al Periodo Classico Recente (600-1000 d.C.) ed è costituita principalmente da figurine antropomorfe e zoomorfe.

Un’altra importante raccolta è costituita dalla collezione cipriota, comprendente soprattutto recipienti in terracotta, e piccole sculture in terracotta e pietra calcarea, le cui caratteristiche stilistiche si rifanno all’area siro-anatolica, egiziana e greca, e sono inquadrabili cronologicamente tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro.

Ampia è inoltre la collezione di vasi, di epoche e provenienze diverse, che permettono di seguire l’evoluzione di stili e forme della produzione ceramica dalla Grecia all’Etruria, fino alla Magna Grecia. Il nucleo più importante è costituito dalla ceramica attica, di cui il museo conserva esemplari sia a figure nere sia a figure rosse (VI-IV sec. a.C.).

Di grande interesse è infine la collezione tarantina, che con i suoi 2000 pezzi costituisce una delle più importanti raccolte di reperti provenienti da Taranto al di fuori della stessa città. La raccolta comprende una grande varietà di oggetti realizzati in materie diverse – vetro, osso, metallo, marmo -, ma per la maggior parte consiste in piccole sculture di terracotta di vario soggetto inquadrabili tra il VI e il III secolo a.C.

Il percorso museale

Il percorso di visita del Museo d’antichità J. J. Winckelmann si struttura su tre piani.

1 Al piano terra, ristrutturato agli inizi degli anni Duemila, il percorso inizia con le sale dedicate all’Antico Egitto, nelle quali è esposta la totalità della collezione civica egizia, compresa in un arco cronologico che va dall’età faraonica alla conquista araba (640 d.C.). Di particolare rilevanza sono il sarcofago del dignitario Suty-nakht in granito rosa di Assuan (sala Dolzani), e il sarcofago e cartonnage di Pa-sen-en-hor, proveniente da Tebe e datato alla XXI-XXII dinastia (1070-715 a.C.) (sala del sarcofago). La visita prosegue con gli ambienti che illustrano la storia romana: il percorso inizia con una serie di rilievi provenienti da sarcofagi attici importati dalla Grecia (fine II – III sec. d.C.), prosegue con una sala dedicata alla plastica romana – in particolar modo alla ritrattistica privata e imperiale e alle divinità -, e infine si conclude con un ambiente dedicato all’oggettistica della vita quotidiana e dei corredi sepolcrali. Particolarmente preziosi in quest’ultima sala sono la figura femminile in alabastro della prima metà del II secolo d.C. proveniente da Aquileia, la lastra marmorea con un combattimento tra gladiatori attribuita a una bottega romana provinciale attiva sull’isola di Cos, e il corpus di gioielli trovati presso San Giovanni della Corneta a Umago / Umag accanto ai resti di una ricca villa padronale. In questo piano si trova inoltre l’aula didattica per le attività dedicate alle scolaresche.

2Salendo al primo piano si accede alle quattro sale con esposti i reperti paletnologici disposti nei singoli ambienti secondo un criterio cronologico. A fini didattici, per favorire la comprensione del contesto materiale e stratigrafico dei reperti, le vetrine sono affiancate da pannelli illustrativi, disegni ricostruttivi dei reperti frammentari e degli abitati e necropoli dell’epoca. I periodi più remoti della storia dell’umanità sono rappresentati da selci scheggiate e levigate, per passare poi, col passare del tempo, a manufatti più complessi quali recipienti in ceramica, armi, monili, eccetera. Di particolare interesse per la protostoria locale sono i materiali relativi ai castellieri, gli abitati fortificati con mura a secco tipici dell’area carsica tra la metà del II e la metà del I millennio a.C. (sala dell’età del Bronzo), e le vetrine dedicate alle necropoli dell’età del Ferro fino alla romanizzazione (sale dell’età del Ferro e della Seconda età del Ferro). Sempre al primo piano si trova la sala Cesare Fabietti, dedicata ai reperti Maya.

3Il secondo piano è stato adibito a spazio espositivo nel 2015-2016, ed è dedicato alle collezioni classiche. All’interno di vetrine-armadio ottocentesche opportunamente restaurate si possono ammirare, nell’ordine, i vasi appartenenti alla collezione cipriota, dell’età del Bronzo e del Ferro, vasi greci dall’età arcaica fino all’epoca classica, etruschi, sia di stile geometrico sia figurati, e reperti della Magna Grecia, rappresentanti le caratteristiche proprie delle diverse zone di produzione – campana, lucana, messapica, apula. Per ricchezza e bellezza degli esemplari, è di particolare rilievo la sezione dedicata alla ceramica apula a figure rosse del IV sec. a.C., che aveva in Taranto uno dei maggiori centri produttivi. Alla collezione tarantina sono dedicate le successive due sale, dove sono conservati una grande varietà di oggetti, tra i quali spiccano per quantità le terrecotte. Veri e propri capolavori esposti in queste sale sono il rhyton d’argento, vaso per libagioni rituali a forma di testa di cerbiatto e riccamente figurato, e l’oinochoe (sorta di brocca per versare vino o acqua) in bronzo con grifoni datata alla fine del V sec. a.C. Nell’ultima sala, alcune vetrine illustrano la storia della scrittura nell’antichità partendo da due mattoni con geroglifici sumeri nella fine del terzo millennio a.C. e giungendo fino alle epigrafi romane, in un lungo percorso attraverso geroglifici, scrittura cuneiforme e greca.

Inoltre, per la sua posizione nei pressi del castello di San Giusto e dell’omonima cattedrale. raggiungibili comodamente anche a piedi , il museo si integra perfettamente nella visita del centro di Trieste, di cui costituisce un’attrazione da non perdere.

La visita al Museo d’antichità J. J. Winckelmann permette dunque di svolgere un vero e proprio viaggio nella storia antica: proponendo un’esposizione ragionata delle testimonianze appartenenti a diverse civiltà del passato, siano esse artistiche o legate alla vita quotidiana, il visitatore ha modo di avvicinarsi ad esse e comprenderne gusti, stili di vita, abitudini attraverso lo scorrere del tempo.

INFORMAZIONI UTILI

Museo d’Antichità J. J. Winkelmann
Piazza della Cattedrale, 1;
via della Cattedrale 15;
via San Giusto 4 (ingresso disabili), Trieste
tel. 040 310500
www.museostoriaeartetrieste.it

ORARI DI APERTURA

da domenica 25 marzo a domenica 14 ottobre 2018
da martedì a sabato 10:00-13:00 / 16:00-19:00
domenica 10:00-19:00
lunedì chiuso

Entrata libera