Il Civico museo teatrale Carlo Schmidl di Trieste, tre secoli di musica e teatro

museo teatrale Carlo Schmidl
Il museo teatrale Carlo Schmidl - Trieste

Situato nel Borgo Teresiano, all’interno dell’ottocentesco palazzo Gopcevich, il Civico museo teatrale Carlo Schmidl di Trieste costituisce un punto di riferimento su scala europea nel campo degli studi di storia della musica e del teatro. Esso, infatti, documenta la storia teatrale e musicale di Trieste dal Settecento ad oggi attraverso un ricco patrimonio che spazia da strumenti musicali a oggetti di scena, da locandine a libri a stampa e documenti storici. Il personaggio ispiratore di questa istituzione è da riconoscersi in Carlo Schmidl, editore musicale, commerciante e collezionista, nelle vesti non solo di maggior donatore, ma di vero e proprio fondatore del Museo, di cui, nei primi anni, guidò la formazione e l’organizzazione.

La figura di Carlo Schmidl e la storia del Civico museo teatrale di Trieste

Risale al 1913, anno in cui il quotidiano “L’Indipendente” pubblicò un editoriale dal titolo “Per un museo del teatro a Trieste”, la prima idea di creare nel capoluogo giuliano un’istituzione che raccogliesse documenti relativi alle attività teatrali cittadine, sull’onda delle notizie riguardanti la fondazione del Museo Teatrale alla Scala di Milano e il progetto di realizzazione del Museo Goldoniano a Venezia. Questa si sarebbe stabilita all’interno del Teatro Verdi, e avrebbe dovuto occuparsi della documentazione di tutti i teatri di Trieste.

Tuttavia, fu solo nel primo dopoguerra, con il passaggio della città all’Italia, che il progetto poté concretizzarsi grazie all’impegno di Teodoro Costantini e Salvatore Segrè i quali, rendendosi conto che – eccettuato l’archivio del Teatro Verdi – ben pochi erano i documenti e gli oggetti storici conservati relativi all’ambito teatrale, chiesero a Carlo Schmidl, allora sessantenne, di mettere a disposizione della collettività la sua raccolta storico-musicale.

Carlo Schmidl (Trieste 1859 – 1943), figlio del direttore d’orchestra e compositore ungherese Anton Schmidl, aveva iniziato la sua carriera giovanissimo, già nel 1872, come agente e copista presso il Fondaco Musicale Vicentini, negozio di musica promotore anche di iniziative editoriali di rilievo nel contesto musicale triestino dell’Ottocento. Tale attività gli permise di venire precocemente a contatto con il mondo della musica e del teatro, e di iniziare già in quegli anni a comporre la sua raccolta. Lo Schmidl, successivamente, intraprese una brillante carriera editoriale nel campo, inaugurata con l’acquisto del Fondaco Vicentini e l’apertura del negozio “Carlo Schmidl & Co.” in piazza Grande n. 4. All’attività commerciale egli accompagnò sempre quella di studio e documentazione – agli anni 1887-89 risale la prima edizione del “Dizionario Universale dei Musicisti” – e l’arricchimento della sua raccolta storico-musicale, divenendo in questo modo un punto di riferimento qualificato per la città.

Data al 20 marzo 1920 la stipula di una convenzione tra Schmidl e il Comune di Trieste. Questa prevedeva che la sua raccolta, allora conservata all’ammezzato di via del Teatro 2, sarebbe stata trasferita nei locali che già ospitavano l’archivio musicale del teatro Verdi, e sarebbe passata in proprietà al comune solo dopo la morte del collezionista, che avrebbe così mantenuto a vita il ruolo di curatore. Si formò in questo modo il primo nucleo del museo, che venne inaugurato il 20 dicembre del 1924. L’istituzione si riproponeva, da regolamento, di raccogliere documentazione sulla storia delle arti teatrali, e in particolare conservare l’archivio e la biblioteca del Teatro Verdi, la Raccolta Schmidl e la collezione di strumenti musicali donati o acquistati dall’ente stesso.

Dopo la morte di Carlo Schmidl nel 1943, la sua raccolta divenne proprietà del comune di Trieste e una volta conclusasi la guerra, durante la quale le collezioni erano state messe al sicuro in altre sedi, il materiale fu sottoposto a lavori di risistemazione per l’apertura al pubblico e la fruizione. La sede rimase quella dello storico edificio del Teatro Verdi, e dal 1947 l’istituzione acquisì il nome di Civico museo teatrale di fondazione Carlo Schmidl.

Negli anni Novanta il Teatro Verdi fu sottoposto a importanti lavori di ristrutturazione, di conseguenza nel 1992 le raccolte del Civico museo teatrale Carlo Schmidl – nel frattempo ampliate grazie a donazioni e acquisizioni – furono temporaneamente collocate presso palazzo Morpurgo. Il trasferimento permise di proseguire con le attività di riordino, catalogazione e allestimento, riuscendo a garantire l’accesso del pubblico a tutto il materiale archivistico conservato.

La sistemazione a palazzo Morpurgo, tuttavia, era fin dall’inizio concepita come provvisoria. Agli inizi degli anni Duemila, il Museo ha trovato una definitiva collocazione a palazzo Gopcevich, edificio realizzato a metà dell’Ottocento da Giovanni Berlam e acquistato dal comune di Trieste col fine di trasformarlo in sede museale. I lavori di adeguamento, finalizzati alla valorizzazione sia degli ambienti espositivi sia delle collezioni, sono stati conclusi anche grazie al mecenatismo di Fulvia e Fulvio Costantinides, e il museo è stato inaugurato nella nuova sede il 16 dicembre 2006.

Le collezioni

Il Civico museo teatrale Carlo Schmidl è un ricco insieme di varie tipologie di documenti, raccolti col fine di ricostruire nel modo più accurato possibile le attività dello spettacolo e che costituiscono, al contempo, il risultato e lo specchio dell’attività di Schmidl in cinquant’anni di carriera. Esso ha infatti, fin dalle origini, due anime distinte e interconnesse: la documentazione della storia teatrale e musicale triestina, e l’esposizione del materiale al pubblico.

Da una parte, dunque, il Museo conserva una ricca serie di materiali e oggetti d’arte tra manifesti, locandine, costumi e gioielli di scena, programmi di sala, bozzetti, fotografie, marionette e burattini, strumenti musicali provenienti da tutto il mondo, medaglie, dipinti – prevalentemente ritratti di attori e musicisti – e così via, tra cui spiccano gli strumenti meccanici quale l’autopiano.

Dall’altra, particolarmente preziose sono le collezioni della biblioteca e dell’archivio documentale. La prima, specializzata in musica e spettacolo, ha avuto origine dalla biblioteca personale di Carlo Schmidl, dai fondi provenienti dal Fondaco Vicentini e da manoscritti e bozze di stampa che documentano l’attività della casa editrice Schmidl, per poi ampliarsi attraverso importanti acquisizioni comprendenti edizioni cinquecentesche, libretti, partiture manoscritte autografe. Annessa alla biblioteca si trova l’emeroteca, comprendente un centinaio di riviste riguardanti teatro musicale, prosa, balletto, ma anche temi più generali. L’archivio, che vanta oltre 4.000 cartolari, raccoglie una ricchissima documentazione relativa alla vita e all’attività di teatri ed artisti: accanto all’archivio Carlo Schmidl, costituito soprattutto dalle carte riguardanti le ricerche per il Dizionario Universale dei Musicisti e la formazione della sua raccolta, sono qui conservati gli archivi di teatri, di società teatrali, di privati ed artisti, tra cui quelli di Giulio Viozzi, Dario Daris, John Gualiani e Giorgio Strehler. Infine vi è la mediateca, nata nel 1985, che comprende rilevanti fondi discografici e il fondamentale nucleo appartenuto al farmacista Riccardo Gmeiner, con registrazioni da radio e dal vivo in vari teatri triestini ed europei.

Il percorso di visita

La duplice natura del Civico museo teatrale Carlo Schmidl – contemporaneamente di esposizione e di centro di documentazione – si riflette nell’articolazione del percorso di visita, disposto su due piani.

Dopo aver superato gli ambienti di ingresso al piano terra, nei quali sono visibili degli elementi appartenuti al Teatro Verdi prima dei lavori di restauro degli anni Novanta, si accede al primo piano, dove è fornita una panoramica relativa alla storia degli edifici teatrali, ai protagonisti della musica e dello spettacolo a Trieste tra il Settecento e il Novecento e ai diversi strumenti musicali. Sono qui esposte, infatti, le collezioni di costumi e cimeli di attori e compositori di rilievo, il medagliere del museo e, divisi di volta in volta per tipologia, provenienza, o collezione, strumenti musicali europei, africani e orientali. Particolarmente significativa è la fedele ricostruzione del laboratorio del liutaio triestino Francesco Zappelli, un vero e proprio unicum a livello nazionale, dove sono visibili tutti gli arnesi di lavoro dell’artigiano.

Il percorso dedicato agli strumenti prosegue al secondo piano, dove si possono ammirare gli strumenti meccanici; mentre un’altra sala è dedicata al contesto teatrale triestino della seconda metà del Novecento. In questo piano hanno inoltre sede i servizi di documentazione e consultazione del materiale archivistico e bibliografico, con una parte dedicata alla memoria di Giorgio Strehler, di cui il Museo custodisce l’archivio personale.

La particolare natura del Civico museo teatrale Carlo Schmidl tra documentazione e collezionismo, unita alla ricchezza delle sue collezioni, lo rendono una sede museale di grande interesse per diversi pubblici. Da una parte l’esperto vi trova un centro di ricerca e produzione culturale di alto livello e di respiro internazionale, unico nel suo genere nelle tre Venezie, dall’altra il visitatore che si avvicina per la prima volta alla materia ha qui la possibilità di venire a contatto con oggetti e documenti relativi ad ogni genere di attività teatrale, dalla lirica alla prosa, dal balletto all’operetta, e con preziosi esemplari di strumenti provenienti da tutto il mondo.

INFORMAZIONI UTILI

Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl

via Rossini 4, Trieste (TS)

www.museoschmidl.it

COME ARRIVARE AL MUSEO CARLO SCHMIDL

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ORARI DI APERTURA SALE ESPOSITIVE

Orario estivo (da domenica 25 marzo 2018):

da Martedì a Domenica 10:00-18:00

Lunedì chiuso

ORARI DI APERTURA BIBLIOTECA, MEDIATECA e ARCHIVI

Delle 9:00 – 16:00 Lunedì e Mercoledì

Dalle 9:00 – 13:00 Martedì, Giovedì e Venerdì

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Intero euro 4,00

Ridotto euro 3,00

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