Ettore Schmitz ovvero Italo Svevo e la sua statua a Trieste

Italo Svevo
Statua di Italo Svevo a Trieste

Il 19 Dicembre 1861 Ettore Schmitz nasce a Trieste, quinto di otto fratelli, a dodici anni inizia lo studio della lingua tedesca e gli studi commerciali in Germania.

Compiuti gli studi, a 17 anni, ritorna a Trieste e s’iscrive all’Istituto Superiore Pasquale Revoltella. Ma le aspirazioni segrete di Ettore sono la letteratura ed un soggiorno a Firenze per apprendere meglio l’Italiano.

Nel 1880 trova impiego presso la Banca Union. Intanto frequenta assiduamente la biblioteca civica per leggere i classici Italiani e gli autori Francesi.

Nelle ore libere partecipa alla vita dei circoli intellettuali di Trieste e inizia la sua collaborazione ad un quotidiano triestino di tendenze irredentiste: L’indipendente.

Ritratto di Italo Svevo con la sorella OrtensiaNel 1886 conosce il pittore Umberto Veruda, diciannovenne , con cui ha inizio una bella amicizia. Veruda è l’autore del ritratto di Italo Svevo con la sorella Ortensia e Svevo si ispira a Veruda per il personaggio di Balli in Senilità.

Ma quando Schmitz diventa Italo Svevo? All’uscita del suo primo romanzo Una vita Schmitz si firma con lo pseudonimo Italo Svevo. Siamo nel 1898.

Purtroppo né quest’opera, né la successiva, Senilità incontrano gli interessi della stampa triestina.

Intanto Svevo, sposato con Livia Veneziani, va ad abitare nella casa dei suoceri ed entra nell’importante ditta Veneziani, produttrice di vernici sottomarine, ma non demorde: continua ad abbozzare commedie e scrive alcune novelle.

Nel 1905 c’è l’incontro fondamentale con James Joyce allora professore d’inglese alla Berlitz School di Trieste da cui Svevo prende lezioni.

Livia Veneziani, nel suo libro di memorie Vita di mio marito precisa ” fra il maestro, oltremodo irregolare, ma d’altissimo ingegno…e lo scolaro d’eccezione le lezioni si svolgevano con un andamento fuori del comune… si parlava di letteratura e si sfioravano mille argomenti.”

Nel 1915 l’Italia era in guerra, l’amico Joyce è costretto a lasciare Trieste, i suoceri Veneziani si trasferiscono in Inghilterra, Svevo rischia l’internamento per non aver svelato alle autorità tedesche la formula delle vernici.

Intanto lo scrittore s’incontra con gli amici irredentisti triestini al Caffè Tergesteo. Alla vigilia della disfatta Austro Ungarica è membro del Comitato di Salute Pubblica e dopo l’ingresso delle truppe Italiane a Trieste collabora con un quotidiano cittadino ” la Nazione”.

Nel 1919 inizia La coscienza di Zeno, rivede a Parigi James Joyce che in seguito gli chiederà di inviargli “un mucchio disordinato di carte” che contengono gli appunti dell’ Ulisse.

La coscienza di Zeno venne pubblicato, ma ancora sono scarsissimi gli echi di stampa, però interviene Joyce da Parigi. Grazie all’amico irlandese a Svevo viene proposto un lancio in Francia del romanzo, inoltre a Montale viene segnalato lo scrittore triestino come una scoperta, e nasce un buon contatto tra Montale e Svevo.

Nel marzo del 1927 appare l’edizione francese de La coscienza di Zeno e Svevo è festeggiato a Parigi assieme a Isaak Babel, in una serata del Pen Club, con l’affettuosa presenza di James Joyce.

Nel 1928 lo scrittore ha un incidente automobilistico che gli procura la morte, due giorni dopo, all’ospedale di Motta di Livenza.

Italo Svevo lascia a Trieste un grande segno della sua presenza. Interessante è la sua scoperta di Freud circa nel 1910 e la sua esperienza di terapia psicanalitica con il dottor Weiss.

Al di là delle novelle, dei romanzi, delle commedie per qualcuno la sua opera più significativi è proprio Senilità.

Nel romanzo compare una Trieste al culmine dello splendore asburgico che fa da cornice alla relazione di uno scrittore, Emilio Brentani, con una bellissima ragazza, Angiolina Zarri. I due s’incontrano e si frequentano.

L’amore di Emilio nasce con la grettezza di un patto iniziale “mi piaci molto, ma nella mia vita non potrai essere giammai più importante di un giocattolo”.

Non passa molto tempo che dalla frivolezza di un rapporto casuale, sboccia una passione cupa e divorante.  In breve per Emilio e Angiolina Trieste diventa sempre più piccola, più intima, finché saranno portati a nascondersi in una pensioncina turbata solo dal rumore del tram.

Il sospetto che Angiolina abbia altri amanti non solo non allontana Emilio da lei, ma anzi, accende più che mai il suo erotismo.