Chiesa di San Martino – Cividale

Chiesa di San Martino
Chiesa di San Martino

Già nel 1238 si citava la presenza della Chiesa di San Martino, ma come “arimannia” longobarda: ovvero un luogo dove si trovava un presidio militare piuttosto importante all’interno di Cividale. La conferma di questo si ottenne nel 1661, in occasione di alcuni ritrovamenti all’interno del sagrato: vennero infatti alla luce delle tombe barbariche dal ricchissimo corredo funebre (andato purtroppo perduto), le quali fecero addirittura pensare che la chiesa fosse un luogo di sepoltura non per gente comune, ma proprio per i Duchi longobardi.

Le modifiche della chiesa

Di per sé la chiesa di San Martino era già stata radicalmente sistemata nel 1604, perché cadente, ma dovette essere nuovamente ristrutturata nella seconda metà del Settecento: si ingrandirono la parte absidale ed il coro, venne rinnovata la soffittatura, si fecero nuovi altari, molto di pregio, in marmo (secondo il gusto del tempo) e la facciata venne completamente rifatta.

L’altare maggiore della Chiesa di San Martino

Alla parete sopra l’altare, al centro dell’abside, si può notare una meravigliosa pala d’altare, dipinta dal pittore carnico Niccolò Grassi agli inizi del Settecento, raffigurante un San Martino a cavallo che dona parte del suo mantello ad un povero. La resa di questa pala è molto realistica, e possiamo addirittura notare una sorta di chiasmo all’interno della struttura: la testa e le gambe posteriori del cavallo si contrappongono ai corpi di San Martino e del povero.

Ai due lati dell’altare maggiore troviamo due statue dei Beati duchi forogiuliensi, opera dello scultore padovano Jacopo Contiero: l’una raffigura Anselmo, frate benedettino e fondatore del convento di Novantola; l’altra Ratchis, divenuto in seguito Re d’Italia e anch’egli frate benedettino.

L’Ara di Ratchis

Poiché per un certo periodo non c’era un luogo dove collocare l’Ara di Ratchis, si decise che l’avrebbe potuta ospitare proprio la chiesa di San Martino: era stato infatti demolito anche il secondo battistero del Duomo che la conteneva, dunque si decise di spostarla in questa chiesa con la funzione di Altare Maggiore.

Quando poi la si tornò a spostare, nel 1940, per i rischi che avrebbe potuto correre durante la seconda Guerra Mondiale, il comune di Cividale decise di innalzare al posto di questa l’altare in marmo che possiamo vedere ancora oggi. L’ara invece viene custodita all’interno del Museo Cristiano di Cividale del Friuli (al quale si accede dal Duomo).

La sacrestia della Chiesa di San Martino

Un tempo la sacrestia vecchia era ornata da affreschi di Francesco Chiarottini – lo stesso che decorò villa Pontotti-Brosadola. Nella sacrestia nuova troviamo invece i bei mobili settecenteschi del cividalese Matteo Deganutti; in particolare, un grande armadio in legno a cassettoni dagli splendidi intagli.

La Chiesa di San Martino si trova praticamente a ridosso del Natisone e del Ponte del Diavolo; antistante alla chiesetta si trova infatti il punto migliore da cui osservare questo capolavoro di ingegneria: un balcone, chiamato proprio “Belvedere sul Natisone”.

San Martino

L’origine del nome Martino deriva dal latino Martinus, ovvero “sacro a Marte”. San Martino era il santo dei mendicanti, dei poveri, degli osti ma anche degli ubriachi. É lui infatti che si deve pregare, qualora non ci si voglia sbronzare!