Nel settembre del 1967 Pier Paolo Pasolini sale su una barca con il pittore Giuseppe Zigaina e percorre la laguna di Grado attraverso i canali della Schiusa e di San Pietro. Si fermano nel piccolo porto di Anfora per mangiare del pesce, ma non c'è nessuno. Zigaina tira fuori il vino rosso che si è portato a bordo. Pasolini guarda la laguna, le barene piatte, i casoni con i tetti di paglia, l'acqua che cambia colore con il vento. Dichiara di aver trovato il posto per girare Medea.
Tornò un anno dopo. Esplorò la laguna in lungo e in largo, decise che il luogo era l'isola di Safon, alla foce dell'Aussa — un paesaggio arido ed essenziale, "fuori dal tempo". Il film fu girato nel luglio del 1969 con Maria Callas nel ruolo della protagonista. Il Comune di Grado donò ufficialmente a Pasolini un casone in uso per 99 anni, secondo l'usanza locale. Il regista lo frequentò per anni, portandoci amici, attori, proiettando le anteprime dei suoi film.
Da quell'incontro tra un regista e una laguna nacque la rassegna cinematografica estiva Lagunamuvies a Motta Savon — che esiste ancora oggi.
La laguna: un paesaggio che si legge come un testo
La laguna di Grado e Marano è la seconda laguna italiana per estensione dopo Venezia, ma ha caratteristiche che Venezia non ha più da secoli: non è un parco a tema, non è stata digerita dal turismo di massa, conserva intatte le strutture e i ritmi della vita lagunare tradizionale.
È formata dall'incontro tra le acque dolci dei fiumi friulani — Isonzo, Aussa, Corno, Stella — e quelle salate dell'Adriatico. Il risultato è un sistema di acque salmastre con una biodiversità eccezionale: branzino, orata, cefalo, persico, cappelunghe, cozze, vongole, e poi germani reali, aironi grigi, garzette, cormorani, cigni, gallinelle d'acqua.
Lo scrittore Giuseppe Caprin la descrive a fine Ottocento con occhi da poeta: verso le 8 del mattino è "come se ci fosse una vasta irrigazione — il mare rientra verso la palude e va a gonfiare i canali". Le isole dei Montoni, di San Giuliano, dei Lovi, dei Busiari emergono "divise da luci di specchi". Cambia tutto il paesaggio due volte al giorno, con la marea.
I tapi e i fiuri de tapo
I tapi — le barene, in friulano — sono i banchi di terra e sabbia che affiorano a pelo d'acqua con la bassa marea e scompaiono con l'alta. In estate si colorano di violetto: sono piccoli fiori che vanno sott'acqua quando la marea sale e riemergono quando scende. Il poeta gradese Biagio Marin li chiamava "i fiuri del perdono", in dialetto "fiuri de tapo". I pescatori di un tempo fissavano le reti sui tapi per catturare il pesce che vi restava impigliato con il flusso delle maree.
I casoni: le case dei pescatori
I casoni sono le abitazioni tradizionali dei pescatori della laguna: strutture basse con tetti spioventi di canne e paglia a forma di cono, collocate su isolotti sparsi in tutta la laguna. Alla fine dell'Ottocento nella laguna ce n'erano circa 200, abitati da famiglie di pescatori che vivevano di solo mare — dormivano su sacchi di foglie, traevano l'acqua potabile da barili riforniti ogni settimana, usavano ciotole di argilla, raccoglievano granseole nella fanghiglia e afferravano ghiozzi a mani nude.
Quasi tutti i pescatori di palude portavano soprannomi suggeriti dagli attrezzi della pesca o dai pesci: è una delle tante tracce di una cultura orale che si tramandava di generazione in generazione sui tapi e nei canali.
Oggi i casoni non sono più solo memoria. Molti sono stati restaurati e ospitano turisti — una soluzione di soggiorno unica, immersa nella laguna, raggiungibile solo in barca.
La risaia austriaca e la laguna che cambiava faccia
Lo sapevate che nella laguna di Grado c'era una volta la coltivazione del riso? Dopo il Congresso di Vienna del 1815, quando Grado passò all'Impero Asburgico, gli Austriaci introdussero la risicultura nelle zone meno profonde della laguna. Un paesaggio lagunare con le risaie: uno dei tanti strati di storia che si sovrappongono in questo luogo.
Sull'isola di Sant'Andrea sorgeva un monastero. Sul lato opposto un monastero benedettino. Sull'isola di Barbana il Santuario di Santa Maria, ancora oggi meta di pellegrinaggi. A Gorgo il santuario dei Santi Cosma e Damiano. Una laguna abitata, religiosa, produttiva — non il paesaggio selvaggio e disabitato che il turista moderno si aspetta.
Come visitare la laguna
La laguna si visita in barca. Non c'è altro modo per raggiungere i casoni, percorrere i canali interni, avvicinarsi ai tapi dove nidificano gli uccelli. Le imbarcazioni partono da Grado e da Aquileia (porto fluviale della Natissa, l'antico scalo romano).
Il capitano Marco — citato da chi ha percorso queste acque — gestisce un trimarano attrezzato per il trasporto di persone con partenza da Aquileia: un'imbarcazione a fondo basso che permette di raggiungere zone normalmente inaccessibili alla navigazione ordinaria. Racconta storie sul territorio, indica la fauna, conosce ogni canale.
Il percorso classico risale la Natissa da Aquileia verso il mare aperto attraverso i canali della laguna. Con l'alta marea tutto è più verde e profondo, con la bassa emergono i tapi, i fondali fangosi, i tetti di paglia dei casoni si specchiano nell'acqua bassa. Due gite diverse nella stessa laguna.
Per il birdwatching: la laguna di Marano ha la Riserva Naturale delle Foci dello Stella e la Valle Cavanata, oasi di interesse europeo per gli uccelli migratori. Le stagioni migliori sono primavera e autunno, durante i flussi migratori.
Nei dintorni: Aquileia, Palmanova, la foce dell'Isonzo
La laguna è il centro di un sistema di mete che si completano a vicenda. Aquileia è a 10 km — la città romana con i mosaici del IV secolo e il porto fluviale da cui partono le barche per la laguna. Palmanova è a 20 km — la città-fortezza stellare UNESCO. La Riserva Naturale della Foce dell'Isonzo, verso Trieste, è un'altra area umida di grande valore naturalistico.
Una base a Grado permette di esplorare tutto questo senza spostarsi di molto. La laguna è l'asse centrale di un pezzo di Friuli che ha il mare, la storia romana e la pianura a portata di bicicletta.
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