Trieste e la sua Bora: un legame indissolubile

la bora
La bora di Trieste

Sospese tra mare e vento, tra ricordo e futuro, Trieste e la sua Bora attraversano il tempo indissolubilmente legate da una magia che solo la città istriana sa usare, dosare, tollerare e vivere fino in fondo in un consapevole incanto senza tempo. Un binomio inscindibile quello tra Trieste e la Bora, la testimonianza di un matrimonio alchemico tra Aria e Uomo, tra Vento e Città, tra Leggerezza e Concretezza. Questo significa abitare a Trieste e lì essere nati, amando visceralmente la sua Bora e lasciandosi trasportare da essa nel più lucido dei sogni.

Che cos’è la “Bora”

La Bora è un vento, il vento di Trieste. Il suo nome deriva dal greco “Borea”, la personificazione del Vento secondo la mitologia classica.

E’ un vento catabatico di provenienza ENE (est/nord-est), anche detto “vento di caduta” quando soffia su una vasta area. Come dice l’origine greca del suo nome, la Bora “va verso il basso”, scendendo, tipicamente, da un’inclinazione topografica quale un’altura (sia essa una montagna, una collina, talvolta un ghiacciaio o un plateau).

La Bora è un vento freddo, che si origina con il raffreddamento dell’aria sulla cima dell’altura: in questo modo, la densità dell’aria aumenta al diminuire della temperatura, per cui l’aria fredda tende a scivolare per gravità verso il basso, mentre l’aria calda più leggera tende a salire. Nel suo moto di discesa, l’aria fredda si riscalda adiabaticamente, pur rimanendo sempre all’interno di un range di bassa temperatura (quindi freddo), soprattutto nel caso in cui la temperatura iniziale sia molto bassa a fronte di un breve dislivello di discesa. In questo caso, l’aria non ha modo di riscaldarsi a sufficienza con il suo moto, e quindi rimane fredda.

Nel caso di Trieste e del suo golfo, la direzione della Bora è Est/Nord-Est. A causa delle forti variazioni di temperatura tra il litorale e il Carso, il vento si rinforza particolarmente, soffiando con raffiche che possono raggiungere la velocità di 160 km/h. Generalmente, venti di questo genere sono propri delle prime ore della notte: il riscaldamento del sole diventa un fattore poco rilevante mentre il terreno, raffreddandosi, emette una radiazione infrarossa.

la bora d trieste
La Bora (vento fortissimo)

La Bora ha il suo raggio di azione prevalentemente nell’alto e medio Adriatico e verso alcuni settori del Mar Egeo se presente un forte gradiente barico tra terra e mare. Secondo la legge di Buys Ballot, il soffio della Bora si orienta in maniera multidirezionale, fluttuando intorno ad una direzione media specifica per ogni località. E’ un vento discontinuo, inoltre, perché si manifesta con “raffiche a intervallo” di volta in volta forti o d’intensità ridotta.

Le raffiche della Bora si chiamano “refoli”, dal verbo di origine veneziana “refolar”. Si distingue tra “bora chiara” se il cielo è sereno, e “bora scura” se il cielo è coperto, oppure se piove o nevica.

Il Vento di Trieste

Il rapporto tra Trieste e il suo Vento è, come detto, inscindibile. Quando la Bora arriva, Trieste palpita ad un ritmo tutto suo, intenso e totalizzante, come una vera esperienza di totale coinvolgimento in cui nulla ha più senso se non vivere l’istante in ogni sua più intima folata.

La Bora è il vento delle emozioni forti e dei sospiri, delle carezze lievi e degli schiaffi forti, è il vento dell’aria che si unisce al mare e, nonostante tutto, mantiene la sua libertà. E’ il vento della luce che assume riflessi, colori e sfumature che lasciano attoniti e stupiti davanti alle sue pennellate sulla Natura e sulla Città, sul cielo che sembra cristallo e sul mare che diventa fragorosamente fragile. E’ il vento dell’energia che tutto rischiara e tutto pulisce, che tutto porta a nuova vita scuotendo la vita stessa dal torpore della morte e della quotidianità. E’ il vento che soffia solo per chi sa accoglierlo, ascoltarlo, amarlo. Come solo i triestini sanno fare. Solo loro sanno elettrizzarsi con la Bora perché la Bora è stessa è parte della loro stessa essenza.

Il Respiro di Trieste

La Bora è un vero e proprio “evento”, è un “moto dell’anima”, è il vero “respiro di Trieste” tanto da essere stata coniata una parola ad hoc: “imboreza”, una parola dialettale che significa “essere elettrizzati positivamente dalla Bora”, quasi come essere toccati dal primo alito di vita!

Proprio per questo, è stata fonte di ispirazione e oggetto di contemplazione per molti artisti, scrittori, scultori, poeti. Tra questi ultimi, non si può non ricordare qui i versi di uno su tutti: Umberto Saba.

Conosco la bora,
chiara e scura,
la detesto quando scende fuori misura
con cielo sereno.
Amo l’altra
che ha una buia violenza cattiva.
Io devo recuperare la bora
oppure qui affondare
nel mio paese natale
nella mia Trieste,
nella mia Trieste triste
che amare è impossibile
e odiare anche.

Bora: istruzioni per i turisti

I luoghi di Trieste maggiormente interessati dalla Bora sono il golfo, la Sacchetta, il Molo Audace, la bellissima e maestosa Piazza Unità, Ponterosso e il Canal Grande dove il vento arriva di taglio, via della Bora (lo dice il nome stesso…), via San Nicolò, via Mulini a Vento (anche questo nome…), il colle di San Giusto e il colle San Giacomo.

In caso di Bora, l’ombrello serve solo per essere guardato volare nel cielo come un palloncino gonfiato ad elio (i triestini, infatti, non lo usano). Camminare controvento è una vera e propria arte che i triestini imparano intorno all’anno di vita, quando iniziano a tirarsi su appena dopo la fase del gattonamento. Per gli altri comuni mortali, meglio rimanere a casa!

I bottini della spazzatura che normalmente rimangono fissi per le strade per consentire di gettare via ciò che non serve più, considerano i giorni di Bora come giorni di vacanza, quindi è facile vederli andare in giro gioiosi, spesso senza una direzione ben precisa.

Ascoltare il Silenzio

A Trieste esiste addirittura un Museo della Bora e del Vento, un reale centro di documentazione diviso in tre archivi: del Museo con foto d’epoca, della famiglia Polli e dei venti del mondo.

Video La Bora di Trieste

La Bora appartiene a Trieste proprio come Trieste appartiene alla Bora. Se ti troverai in questa città sotto i refoli del suo vento, fermati ad ascoltarlo: scoprirai il silenzio di te stesso, il tuo specchio, la tua vera identità. E’ un dono, proprio come il primo alito di Vita.