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Il Ponte del Diavolo e Caporetto: la distruzione del 27 ottobre 1917

Il 27 ottobre 1917, durante la ritirata di Caporetto, il Ponte del Diavolo di Cividale fu fatto saltare per rallentare i tedeschi. Storia, leggenda e ricostruzione.

Il Ponte del Diavolo e Caporetto: la distruzione del 27 ottobre 1917 - Grande Guerra in Friuli Venezia Giulia

C'è un momento, il 27 ottobre 1917, in cui un giovane ufficiale italiano si trova sul Ponte del Diavolo di Cividale del Friuli con in mano gli ordini più difficili che si possano ricevere in tempo di guerra: distruggere il simbolo della propria città. Il Natisone scorre venti metri più in basso. Da est si sentono gli spari. Le prime colonne imperiali stanno già entrando in città.

L'ufficiale si chiama Francesco Giorgi. È un aspirante del genio. Ha ricevuto l'ordine di far saltare anche i binari della stazione ferroviaria. Lo farà — pagando con la vita.

Quella mattina il ponte medievale che Cividale aveva impiegato più di un secolo a costruire — e che nel 1637 il Provveditore veneziano aveva definito "uno dei più belli e singolari d'Europa" — volò in pezzi nel letto del Natisone. Era in piedi da quasi cinque secoli. E sarebbe stato ricostruito nel giro di sette mesi.

Il Ponte del Diavolo: storia di una costruzione impossibile

Per capire quanto pesasse quell'esplosione sulla città, bisogna prima capire cosa fosse quel ponte per Cividale. Non solo una struttura di attraversamento, ma il simbolo stesso della città — tanto da dare il nome, nella sua versione friulana Puìnt dal Diàul, all'intera identità urbana.

Il Ponte del Diavolo è costruito in pietra a partire dal 1442, progettato da Jacopo Dugaro da Bissone, con cui il Comune stipulò un contratto l'11 dicembre 1441. È alto 22,50 m, poggia su tre piloni sviluppandosi per 48 m su due archi di larghezza differente — 22 m e 19 m. L'asimmetria è dovuta alla posizione del masso naturale su cui poggia il pilone centrale.

Ma i lavori non andarono lisci. La costruzione affrontò numerosi intoppi e difficoltà: dopo la morte di Dugaro nel 1445, il suo collaboratore Erardo da Villaco continuò i lavori, che tuttavia si protrassero per decenni. La carreggiata fu lastricata per la prima volta nel 1501, e completata definitivamente nel 1558 — più di un secolo dopo la posa della prima pietra.

Nel 1637 il Provveditore della Repubblica di Venezia Paolo Balbo lo riconosceva come uno dei più belli e singolari d'Europa. Nel 1689 venne restaurato per la prima volta e nel 1836 per la seconda; i restauri del 1842 rivelarono che, nelle fondazioni, oltre alle pietre provenienti dalle cave, si usarono anche due monumenti romani, conservati oggi al piano terra del Museo Archeologico di Cividale.

La leggenda: il patto con il Diavolo

Le tormentate vicissitudini costruttive del ponte — un'opera che sembrava impossibile da terminare — alimentarono una leggenda popolare che ne avrebbe plasmato il nome per sempre.

Si dice che per costruire il ponte, i cividalesi avessero chiesto aiuto al Diavolo. Questi avrebbe preteso in cambio l'anima della prima creatura che fosse passata sul ponte. Accettato il patto, in una sola notte il Diavolo eresse il ponte, ma la mattina seguente i cittadini fecero passare sul ponte un animale — un gatto, un cane o, addirittura, un maiale, secondo le diverse versioni della leggenda. Il Diavolo così beffato, dovette accontentarsi dell'anima dell'animale, lasciando per sempre in pace i cividalesi.

La beffa popolare al Diavolo è un tema antico, ricorrente in molte leggende medievali legate a costruzioni difficili — ponti sul Natisone come sul Serchio, in Toscana, o sul Trebbia in Emilia. Ma a Cividale la leggenda si è sedimentata con particolare intensità, forse proprio perché la storia vera — un'opera che aveva richiesto il lavoro di tre capomastri e quasi un secolo di intoppi — sembrava davvero richiedere un aiuto soprannaturale.

Ottobre 1917: Caporetto e il collasso del fronte

Quando il 24 ottobre 1917 cominciò l'offensiva austro-tedesca a Tolmino e a Plezzo, Cividale del Friuli si trovò improvvisamente a ridosso di un fronte che stava crollando. La città era diventata, nelle settimane e nei mesi precedenti, uno dei centri logistici e di comando della 2ª Armata italiana sull'alto Isonzo: qui stazionavano comandi di divisione, ospedali da campo, depositi di rifornimento.

In tre giorni, dal 24 al 27 ottobre, la situazione si capovolse. Le brigate italiane sul Kolovrat e sul Matajur vennero aggirate, accerchiate, catturate. Il fronte prealpino che avrebbe dovuto reggere cedette su tutto l'arco. Il 27 ottobre 1917, dopo le estenuanti e sanguinose battaglie dell'Isonzo e la ritirata di Caporetto del 24 ottobre, l'esercito italiano fece brillare il Ponte del Diavolo di Cividale del Friuli sul fiume Natisone per rallentare l'ingresso degli austro-ungarici, dopo una notte durante la quale la città era stata tenuta costantemente sotto il fuoco nemico.

Il 27 ottobre: Francesco Giorgi e l'esplosione

Le ultime ore di Cividale italiana si consumano in fretta. L'ordine di ripiegamento era arrivato il mattino. La città si svuota — soldati in ritirata, civili in fuga, carri stipati di masserizie sulla strada per Udine. Quelli che restano sono pochi, anziani, o troppo legati alle proprie case per partire.

Il Comando militare di Cividale aveva affidato un compito preciso all'aspirante ufficiale del genio Francesco Giorgi: far saltare i binari della stazione ferroviaria e il Ponte del Diavolo. Entrambi erano obiettivi strategici evidenti — la stazione avrebbe permesso rifornimenti rapidi all'avanzata imperiale, il ponte era il principale accesso alla città da est.

Alle 15:45 del 27 ottobre i primi soldati imperiali entrarono a Cividale. Poco dopo, dal ponte sul Natisone, si sentì uno scoppio e volarono schegge da tutte le parti. Nello scontro a fuoco con il nemico il Giorgi rimase ferito e morì entro un mese. Gli verrà assegnata una medaglia d'argento al valor militare alla memoria.

Il 27 ottobre 1917 i soldati del genio italiano fecero brillare il ponte per rallentare l'avanzata degli Austriaci che, appena occupata Cividale, si preoccuparono subito di ricostruirlo.

Francesco Giorgi morì per quell'azione. Non si sa molto di lui — il suo nome compare nelle cronache militari di quei giorni solo in relazione all'esplosione del ponte, e poi nella notizia della sua morte e del riconoscimento postumo. Non era un eroe da romanzo: era un aspirante ufficiale del genio che aveva ricevuto un ordine, lo aveva eseguito sotto il fuoco nemico, e non era tornato.

La città sotto occupazione e la ricostruzione austriaca

Cividale rimase in mano austro-ungarica per quasi un anno — dall'ottobre 1917 all'ottobre 1918, quando la vittoria di Vittorio Veneto liberò il Friuli occupato. Per tutta quella durata, il fiume Natisone divideva in due una città a cui mancava il proprio ponte.

Gli ingegneri austro-ungarici non tardarono a rimediare. Non appena conquistata la città, gli Austriaci si organizzarono dapprima con una passerella provvisoria, poi con un nuovo ponte in pietra, realizzato in breve tempo: crollato il 27 ottobre 1917, il ponte vantò il primo passaggio sul neo-realizzato manufatto il 2 maggio 1918, mentre la cerimonia inaugurale fu il 18 maggio successivo.

Sette mesi. Un'impresa che nel Quattrocento aveva richiesto un secolo, ripetuta durante un'occupazione militare in sette mesi. Il ponte fu ricostruito sui rilievi rimasti integri, esattamente come l'originale, dagli ingegneri dell'esercito austro-ungarico. La ricostruzione non era un atto di magnanimità verso i vinti: era necessità militare e logistica — un ponte sul Natisone serviva all'occupante tanto quanto al liberato.

Fu proprio questa ricostruzione rapidissima ad alimentare, secondo alcune interpretazioni, l'ancora delle versioni della leggenda del Diavolo: qualcuno deve aver aiutato.

Il ponte oggi: dal simbolo medievale al monumento della memoria

Dopo la liberazione, il ponte ricostruito dagli austriaci divenne il ponte di Cividale. Nel 1939 il parapetto originale fu considerato poco sicuro e insufficiente contro il forte vento, così venne sostituito da uno continuo in calcestruzzo e pietra, che è quello ancora presente. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il 29 aprile 1945, i tedeschi tentarono di far saltare il ponte, ma l'opera subì solo trascurabili danni al parapetto.

Il Ponte del Diavolo è oggi il simbolo più riconoscibile di Cividale del Friuli — Patrimonio Mondiale UNESCO per il Tempietto Longobardo — e la struttura più fotografata della città. Visto dall'alto della carreggiata, offre una veduta sulla gola del Natisone e sulla riva opposta del borgo medievale. Visto dal basso, percorrendo la via dei mulini lungo il fiume, le due arcate asimmetriche si profilano contro il cielo con la stessa monumentalità che dovevano avere cinque secoli fa.

In occasione del centenario della battaglia di Cividale, nel 2017, fu realizzata sul ponte una gigantesca pittura anamorfica intitolata "La voce dell'effimero apparente", progettata dall'artista Fabio Maria Fedele e realizzata da artisti europei appartenenti alle nazioni che all'epoca erano in guerra — come simbolico segno di pace ritrovata. L'opera occupava 570 mq di superficie ed è la più grande opera anamorfica mai realizzata in Italia.

Cento anni dopo l'esplosione, artisti di Italia, Slovenia, Austria e Germania dipingevano insieme sullo stesso ponte. Era una risposta, in qualche modo, a Francesco Giorgi — e a tutto quello che era successo quella mattina del 27 ottobre 1917.

Informazioni pratiche per la visita

Il Ponte del Diavolo si trova a pochi minuti a piedi dal centro storico di Cividale del Friuli, in Borgo di Ponte. L'accesso è libero e gratuito. La vista più spettacolare si ottiene scendendo lungo la via dei mulini verso il greto del fiume — una discesa tra la vegetazione che porta sotto le arcate e offre la prospettiva più fotogenica del monumento.

Dal ponte è visibile, all'orizzonte verso est, il profilo del Monte Matajur (1.641 m) — la vetta che il distaccamento Rommel conquistò il 26 ottobre 1917, il giorno prima che il ponte venisse fatto saltare. La connessione visiva tra i due luoghi è uno dei modi più immediati per capire la prossimità fisica di quegli eventi alla città.

Come arrivare: Cividale del Friuli si raggiunge in treno da Udine (linea Udine-Cividale, circa 20 minuti) o in auto (A23, uscita Cividale). Il centro storico è compatto e percorribile a piedi; il Ponte del Diavolo è segnalato da tutta la città.

Nei dintorni: la visita al Ponte si combina naturalmente con il Museo Nazionale di Cividale e il Tempietto Longobardo (Patrimonio UNESCO), entrambi a pochi minuti a piedi. Per chi vuole approfondire la storia della Grande Guerra nell'area, il Museo di Caporetto/Kobarid in Slovenia è raggiungibile in circa 45 minuti di auto attraverso le Valli del Natisone.


Il Ponte del Diavolo è stato costruito, secondo la leggenda, in una notte. È stato distrutto in pochi secondi, il 27 ottobre 1917. È stato ricostruito in sette mesi da chi lo aveva occupato. Ha resistito a un altro tentativo di distruzione nel 1945. Attraversa il Natisone ancora oggi, asimmetrico e indistruttibile, con le sue arcate diverse che poggiano su un masso che nessuno ha mai mosso. Francesco Giorgi è sepolto da qualche parte con la sua medaglia d'argento. Il Diavolo, si dice, grugnisce ancora sotto le acque del fiume.

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