Gorizia è una città che la Prima guerra mondiale l'ha vissuta dall'interno, non dalle retrovie. Per trenta mesi, dal giugno 1915 all'ottobre 1917, i bombardamenti si sono alternati alle occupazioni, gli italiani ai soldati dell'Impero, i civili rifugiati nelle cantine agli ufficiali dei due eserciti che si inseguivano per le strade. Nessun'altra città italiana ha vissuto la Grande Guerra con questa prossimità fisica. È per questo che il suo museo dedicato al conflitto ha qualcosa che i grandi sacrari e i musei nazionali non riescono a dare: la scala umana, il dettaglio quotidiano, il senso preciso di cosa significasse stare da questa parte del fronte.
Il Museo della Grande Guerra di Gorizia ha appena riaperto dopo un lungo restauro, con un allestimento completamente rinnovato. Vale la pena scoprire sia il percorso attuale sia la storia centenaria dell'istituzione.
La sede: i sotterranei di Borgo Castello
Il museo occupa i sotterranei di due antiche dimore di Borgo Castello, il nucleo storico arroccato attorno al castello medievale di Gorizia: le Case Dornberg e Tasso.
L'edificio ha una storia lunga e stratificata. La Casa Tasso fu costruita nel Cinquecento da Simone Tasso — membro della celebre famiglia di postieri imperiali, la stessa che diede il nome al sistema postale europeo — come dimora per la propria famiglia, completata alla fine del secolo e poi acquistata da Vito di Dornberg. Nel 1802 la struttura ospitò l'Istituto delle Orfanelle, che nel corso dei decenni successivi incorporò per ampliamento l'edificio confinante di proprietà Dornberg. Fu con la costruzione della chiesa dell'istituto, voluta nel 1874 da Matilde Coronini, che i due edifici furono infine unificati in un unico complesso.
Negli anni Ottanta del Novecento la Provincia di Gorizia acquistò il complesso e lo destinò a museo. Il museo della guerra trova collocazione dal 1990 a Borgo Castello, nei sotterranei del complesso edilizio: un ambiente di particolare suggestione, con soffitti a volta e pareti mantenute in pietra a vista, in cui si ripercorrono le tragiche vicende del fronte dell'Isonzo.
Cent'anni di storia del museo
Il Museo della Grande Guerra di Gorizia non è nato nel 1990 — ha radici che risalgono al 1924, un anno dopo la prima inaugurazione del Sacrario di Redipuglia. Il primo allestimento, chiamato "Museo della Redenzione", fu curato da Giovanni Cossar, direttore dell'istituzione goriziana, che attinse alla raccolta di cimeli iniziata già durante la guerra, poco dopo l'entrata delle truppe italiane a Gorizia, dal Generale Giovanni Cattaneo. Fu questo uno dei primi tentativi di musealizzazione di un evento mentre era ancora nella memoria viva delle persone.
Nei decenni successivi l'allestimento cambiò più volte: tra il 1938 e il 1945 l'esposizione fu orientata secondo l'ideologia fascista; nel dopoguerra vennero eliminati i riferimenti al regime e introdotte sale dedicate anche all'esercito austro-ungarico; nel 1990 il museo aprì nell'attuale sede di Borgo Castello con un allestimento innovativo per l'epoca, concentrato sulla vita quotidiana dei soldati e dei civili piuttosto che sulla narrativa patriottica e militare.
Ogni stagione storica ha lasciato il segno su come questo museo ha scelto di raccontare la stessa guerra.
Il nuovo allestimento del 2025
Il Museo della Grande Guerra è stato rinnovato e riaperto nel luglio 2025 pensandolo come un "Museo per l'Europa", in sintonia con GO! 2025 Nova Gorica-Gorizia Capitale Europea della Cultura. Il nuovo allestimento, curato da Alessandra Martina e Lucio Fabi, si snoda attraverso dieci sale, ognuna con un tema specifico, dove oggetti esposti, uniformi ed equipaggiamenti, armi, munizioni, documenti e fotografie accompagnano il visitatore a conoscere la quotidianità della guerra vissuta dai soldati italiani e austro-ungarici sul fronte e dai civili nelle città e nei paesi.
Il percorso si apre con una sala dedicata al Goriziano del periodo prebellico e agli avvenimenti del 1914, introdotti da un video che conduce il visitatore dall'atmosfera leggera della Belle Époque alla realtà cruda della guerra. Gli apparati descrittivi sono trilingui — italiano, sloveno e inglese — con testi concisi e un linguaggio accessibile.
Tra le innovazioni, nel corso degli scavi per la collocazione di un ascensore esterno e di una rampa di accesso per il superamento dei dislivelli, sono stati rinvenuti reperti archeologici ora in fase di studio da parte della Soprintendenza, che potrebbero aprire una nuova pagina sulla storia degli insediamenti storici nel Borgo goriziano.
L'ultima sala del percorso rinnovato comprende una nuova sezione dedicata alla memoria della Grande Guerra: monumenti, sacrari, la storia delle diverse narrazioni che il conflitto ha ricevuto nei decenni successivi — una riflessione sul modo in cui le guerre vengono ricordate oltre che combattute.
Il percorso museale: cosa vedere
Il filo conduttore del museo — invariato attraverso i decenni e rafforzato nel nuovo allestimento — è la vita quotidiana durante la guerra. Non la strategia militare, non la visione dall'alto degli stati maggiori, ma la dimensione concreta dell'esistenza: cosa si mangiava, come si dormiva, come si riparava dai bombardamenti, come si sopravviveva all'attesa.
Il soldato delle due parti. Le divise e i cimeli esposti appartengono sia all'esercito italiano sia a quello austro-ungarico, recuperati a Gorizia e nelle zone circostanti. La scelta non è neutrale: significa riconoscere che dall'altra parte del filo spinato c'erano uomini nelle stesse condizioni, con le stesse paure, spesso con le stesse origini — visto che molti italiani del Friuli combatterono sotto la bandiera degli Asburgo, e molti soldati dell'Impero erano di madrelingua slovena o tedesca ma cresciuti in questi stessi territori.
Gorizia "in trincea". Una sala è interamente dedicata alla vita nella città durante la guerra — i trentanove mesi in cui Gorizia fu prima sotto controllo austriaco (fino all'agosto 1916), poi italiana fino a Caporetto (ottobre 1917), poi nuovamente sotto occupazione austro-ungarica fino alla fine del conflitto. I plastici mostrano le alture intorno alla città — il Sabotino, il Monte Calvario — e le posizioni dei due eserciti. Gli abitanti di Gorizia vissero quella guerra nelle cantine, alternando razioni di attesa e bombardamenti.
La trincea ricostruita. Il momento di maggiore impatto emotivo del percorso è la ricostruzione a grandezza naturale di una trincea, accompagnata da un sistema sonoro che riproduce i rumori della guerra — spari, esplosioni, voci, silenzio. Non è un diorama da guardare a distanza: si entra fisicamente nello spazio e si cammina attraverso una simulazione che dà — in misura approssimativa e pur sempre sicura — il senso fisico di quegli ambienti.
Caporetto e il 1917. Una sala è dedicata agli eventi del 24 ottobre 1917, con particolare attenzione al tema dei prigionieri di guerra e alla ritirata italiana fino al Piave. Il percorso continua fino all'armistizio del 3 novembre 1918, firmato a Villa Giusti alle porte di Padova.
La sala Armando Diaz. Una sezione autonoma è dedicata al generale che sostituì Cadorna dopo Caporetto e guidò l'esercito italiano alla vittoria di Vittorio Veneto. Sono esposti documenti, medaglie e altri cimeli che fanno parte del Fondo Diaz di proprietà dei Musei Provinciali di Gorizia, insieme all'archivio e alle onorificenze ricevute nel corso della carriera.
Informazioni pratiche
Indirizzo: Borgo Castello 13 (Case Dornberg e Tasso), 34170 Gorizia Telefono: +39 0481 533926 / +39 0481 530382 Email: [email protected]
Orari: da martedì a domenica, ore 9:00-19:00 (ultimo ingresso 18:30). Lunedì chiuso.
Biglietti: intero €6; ridotto €3 (18-25 anni, gruppi di almeno 10 persone, nuclei familiari con minorenni, Soci FAI, Soci Touring Club Italiano); gratuito per minorenni, insegnanti in servizio, guide turistiche, giornalisti, disabili e accompagnatore, possessori FVGcard. Aggiungendo €1 al biglietto è possibile visitare anche Palazzo Attems Petzenstein, l'altra sede dei Musei Provinciali.
Ogni prima domenica del mese: ingresso gratuito.
Come arrivare: il Borgo Castello si raggiunge a piedi dal centro di Gorizia in circa 15 minuti, oppure in auto con parcheggio nelle immediate vicinanze. In treno, la stazione di Gorizia Centrale è a circa 1 km.
Visite guidate e didattica: per informazioni su visite guidate ed escursioni alle trincee contattare [email protected]. Il museo offre percorsi didattici per scolaresche con ingresso a 1€ per alunno.
Nei dintorni: il circuito della Grande Guerra a Gorizia
Il Museo della Grande Guerra è il punto di partenza naturale per un itinerario che include altri siti fondamentali del fronte isontino. Il Sacrario di Oslavia si trova a pochi chilometri dalla città, su un colle che fu teatro di combattimenti durissimi nel 1915-1916. Le trincee del Sabotino sono accessibili a piedi dal versante italiano del monte, con i resti ancora visibili del sistema difensivo austro-ungarico. A circa 40 km verso ovest si trova il Sacrario di Redipuglia, il più grande d'Italia, con il vicino cimitero austro-ungarico di Fogliano. Per chi vuole attraversare il confine — oggi aperto, dopo che Gorizia e Nova Gorica sono state Capitali Europee della Cultura 2025 — il Museo della Grande Guerra di Kobarid/Caporetto in Slovenia completa il quadro con la prospettiva dell'altro fronte.
Un museo che ha impiegato cent'anni a diventare quello che è oggi — passando dalla retorica della "redenzione" italiana all'approccio europeo del nuovo allestimento 2025 — è già di per sé una storia che vale la pena raccontare. A Gorizia, la guerra è ancora abbastanza vicina da sentirsi nelle pietre del castello. Il museo aiuta a capire perché.
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