Tra il 1899 e il 1905, per risolvere il costante allagamento dei pozzi inferiori della miniera di piombo e zinco di Cave del Predil (Raibl), gli ingegneri asburgici scavarono un tunnel di 4.844 metri attraverso la roccia viva del Monte Re. Questa infrastruttura, nata come canale di scolo per convogliare le acque di falda verso il torrente sloveno Coritenza (Koritnica), assunse un'importanza geopolitica e militare cruciale nel corso del Novecento, prendendo il nome di Galleria di Bretto (Štoln).
Dallo scavo idraulico allo sforzo logistico di Caporetto
La struttura della miniera di Raibl sfrutta giacimenti documentati sin dall'epoca pre-romana. I suoi angusti cunicoli primordiali, per decenni, hanno alimentato infondate leggende locali sull'impiego di manodopera nana, celando invece la cruda realtà storica del lavoro minorile e delle condizioni asfissianti dei metodi di estrazione antichi. La Galleria di Bretto andò a intercettare questi pozzi in profondità, stabilizzando la produzione del sito industriale.
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l'infrastruttura cambiò radicalmente destinazione d'uso. Mentre l'artiglieria italiana presidiava l'altopiano di Sella Nevea bloccando i valichi montani di superficie, gli alti comandi austroungarici convertirono il cunicolo idraulico in una via di transito sotterranea del tutto invisibile all'osservazione aerea e riparata dal fuoco nemico.
Al suo interno fu installata una ferrovia a scartamento ridotto a trazione elettrica. Durante la massiccia preparazione logistica per la Dodicesima Battaglia dell'Isonzo (l'offensiva di Caporetto dell'ottobre 1917), la galleria permise il trasferimento occulto e ininterrotto di truppe, munizioni e vettovaglie dal bacino carinziano direttamente alle retrovie del fronte dell'Isonzo. La storiografia militare calcola che quasi mezzo milione di soldati asburgici, principalmente appartenenti alla 15ª Brigata da Montagna, abbiano attraversato il massiccio roccioso sfruttando i vagonetti della miniera.
Il confine sotterraneo della Guerra Fredda
La ridefinizione dei confini successiva alla Seconda Guerra Mondiale tracciò una linea di separazione netta sul soprastante Passo del Predil: l'ingresso principale della miniera e l'abitato di Cave rimasero sotto giurisdizione italiana, mentre lo sbocco del tunnel a Bretto (Log pod Mangartom) passò sotto la sovranità della Jugoslavia.
Per decenni, in pieno assetto da Guerra Fredda, la Galleria di Bretto ha funzionato come anomalo valico di frontiera internazionale sotterraneo. Una convenzione bilaterale garantì ai minatori sloveni il diritto di transitare nel tunnel per raggiungere il posto di lavoro in Italia, eludendo la chiusura invernale dei passi alpini per impraticabilità. Questo transito transfrontaliero è proseguito quotidianamente, sotto la stretta supervisione della Guardia di Finanza italiana e delle guardie di confine jugoslave, fino alla definitiva cessazione delle attività estrattive dell'impianto, avvenuta nel 1991.
Come arrivare e dintorni
Cave del Predil si raggiunge in automobile viaggiando sull'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio e imboccando l'uscita al casello di Tarvisio. Da qui è necessario immettersi sulla Strada Statale 54 (SS54) del Friuli procedendo in direzione sud per circa quindici chilometri, risalendo la stretta valle incisa dal Rio del Lago fino a raggiungere gli impianti industriali dismessi e le architetture squadrate dell'ex abitato minerario.
L'area tarvisiana funge da snodo nevralgico di confine. Imboccando la SS54 verso est al bivio di Tarvisio, si raggiungono in breve tempo le due conche glaciali dei Laghi di Fusine, circondate da foreste di abete rosso e dominate dalla mole calcarea del Monte Mangart. Superando invece l'insediamento di Cave del Predil e proseguendo sulla viabilità a tornanti verso la Slovenia, si accede al Lago del Predil, bacino di sbarramento morenico sulle cui sponde affiorano i ruderi del Forte del Lago (Seebach-Sperre), installazione corazzata eretta dagli austriaci per proteggere l'accesso alla vallata.
Coordinate: 46.442220, 13.568470
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