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Francesco Baracca: eroe del volo nella Grande Guerra

La storia di Francesco Baracca, asso dell'aviazione italiana nella Prima Guerra Mondiale. Dalle vittorie nei cieli del Friuli alla morte sul Montello.

Francesco Baracca: eroe del volo nella Grande Guerra - Grande Guerra in Friuli Venezia Giulia

Francesco Baracca nasce a Lugo di Romagna il 9 maggio 1888 e muore durante la Battaglia del Solstizio sul Montello, il 19 giugno 1918.

Dalla Cavalleria all'Aeronautica

Al pari di un vero eroe è giovane, bello, con i baffetti alla Clark Gable, lo sguardo assassino ed è in più di nobili natali. È amante della vita mondana, com'è tipico degli appartenenti alla Cavalleria, e nutre un'intensa passione per i cavalli che comincia a montare fin dall'infanzia nella tenuta dei genitori: il conte Enrico e la contessa Paolina. A Roma, dove è destinato al Reggimento di Cavalleria "Piemonte", conosce l'ambiente del volo nel campo di aviazione militare e se ne entusiasma.

Consegue il brevetto di pilota alla Scuola di Parigi, la più famosa in Europa, nel 1912. Pochi mesi dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, visto lo scenario delle trincee e compreso lo scarso ruolo della cavalleria in contesti bellici così mutati dall'uso delle nuove armi, si sente attratto dal volo.

Allora Baracca diventa pilota di aerei da caccia alimentando il mito di un'Arma appena nata, ma già avvolta da un'aura di fascino. Diventerà Aeronautica Militare solo nel 1923.

I duelli aerei e il mito del Cavallino Rampante

All'epoca della guerra ricordiamo che il paracadute non viene consentito dagli alti comandi per aumentare lo spirito combattivo degli aviatori che, nel caso di duello aereo, possono solo vincere o… morire per la patria. Il cavallino rampante dipinto sulla fusoliera del suo Nieuport "Bébé" lo rende riconoscibile anche da terra e diventa l'idolo delle folle, così come diventa un idolo il pilota tedesco Manfred von Richthofen, detto il "Barone Rosso". I due aviatori non s'incontrano mai nei cieli durante la Prima Guerra Mondiale: il "Barone Rosso" duella su più fronti con aerei francesi, inglesi, russi e riporta numerosissime vittorie, il nostro Francesco Baracca sconfigge ben 34 aerei, tutti austriaci, che gli portano notorietà e onorificenze.

Assegnato all'8ª Squadriglia, il 1° agosto inizia a pattugliare dai cieli il territorio friulano per la difesa di Udine, città che Cadorna ha scelto come sede del Comando Supremo. Il Re, intanto, elegge a sua dimora villa Linussa, a Torreano di Martignacco, poco distante da Udine, che diventa "Villa Italia".

Nei duelli aerei Baracca si comporta con lo stile e l'etica di un cavaliere. Ad esempio, quando un suo avversario viene abbattuto nei cieli del Friuli, Baracca va a trovare il pilota ferito all'ospedale di Udine e gli esprime la sua stima ed il suo conforto.

La Squadriglia degli Assi e l'ultimo volo sul Montello

Con gli abbattimenti degli avversari Baracca conquista medaglie e la promozione a Capitano. Nel maggio 1917 si forma la 91ª Squadriglia degli "Assi" con gli aviatori: Piccio, Ruffo di Calabria, Costantini, Olivari e naturalmente Baracca, alla guida. È da qui che inizia a pilotare i primi Spad. Con la Battaglia di Caporetto le vittorie di Baracca si moltiplicano. Da aprile è al campo di volo di Quinto di Treviso. Il 15 giugno inizia la Battaglia del Solstizio e Baracca fa altre due vittime. La sera del 19 non rientra alla base. È sceso con il suo aereo a mitragliare senza tregua i soldati austriaci spingendosi fino a 200 metri dal suolo, incurante dei rischi. Un cecchino da terra gli spara, lo colpisce alla testa e l'aereo precipita in un vortice di fiamme sul Montello, oltre le linee nemiche. Lo cercano invano per tre giorni finché lo trovano accasciato sulla cloche alla Busa delle Rane.

Il poeta D'Annunzio detta l'epitaffio da Padova: "da ieri sui cieli del Montello un'azzurra mitragliatrice si tace".

Quel cavallino rampante che Baracca aveva fatto dipingere sulla fusoliera del suo Spad, in omaggio allo stemma del Reggimento di Cavalleria da cui proveniva, verrà donato successivamente dalla madre Paolina al giovane Enzo Ferrari. Ferrari, a sua volta, lo renderà famoso in tutto il mondo come marchio della sua scuderia di auto da corsa, intrecciando in qualche modo il suo mito a quello del mitico eroe nazionale del volo, Francesco Baracca.

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