Mentre il fronte italiano crollava da Caporetto verso il Tagliamento nell'ottobre 1917, mentre le strade del cividalese si riempivano di soldati sbandati e civili in fuga con le galline in cesta e i maiali agganciati al carro, su un monte di poco più di mille metri nelle Prealpi Carniche accadeva qualcosa di diverso. Non una ritirata. Una resistenza.
Il Forte di Monte Festa, costruito intorno al 1904 sul territorio del comune di Cavazzo Carnico, aveva trascorso tutti gli anni di guerra servendo soprattutto a scopi addestrativi. Poi, il 26 ottobre 1917, arrivò l'ordine dall'alto: combattere ad oltranza.
Quello che seguì — dal 30 ottobre al 7 novembre 1917 — è uno degli episodi meno conosciuti ma tatticamente più significativi dell'intera campagna di Caporetto in Friuli.
Il Forte: una macchina da guerra costruita nella roccia
Il forte è una delle fortezze italiane costruite all'inizio del Novecento per rinforzare il confine orientale del Regno d'Italia. In gran parte scavato nella roccia, è posto sulla cima del Monte Festa, nelle Prealpi Carniche, a nord del Monte San Simeone, a una quota di 1.055 m s.l.m., in territorio comunale di Cavazzo Carnico.
Il suo compito era di vigilare lo sbocco delle vallate del Fella e del But, che sfociano nella maggiore del Tagliamento a Stazione per la Carnia e a Tolmezzo. Una posizione scelta con logica militare impeccabile: da quella quota si dominava visivamente e con il fuoco dell'artiglieria un sistema di valli che costituiva l'unica via di accesso rapida verso il cuore della Carnia.
L'armamento era notevole. Il forte disponeva di quattro cannoni da 149 mm in cupole corazzate, quattro cannoni da 149 G su affusto con gittata di 8,3 km per le granate, una sezione antiaerea da 75 mm e una mitragliatrice Perino. Alla data del 26 ottobre 1917 disponeva di 2.600 colpi per i cannoni principali e 300 colpi per i pezzi aggiuntivi.
La struttura interna era una vera fortezza autonoma. All'interno del complesso si trovavano la sala del Comandante, il corridoio che collegava gli accessi alle batterie, i vani montacarichi per le munizioni, le riservette munizioni con i colpi pronti all'uso, e da una scala si accedeva ai quattro pozzi che ospitavano le cupole corazzate. Il forte era stato costruito quasi interamente in calcestruzzo armato, utilizzando inerti trasportati lassù tramite una teleferica che partiva dal sottostante letto del Tagliamento.
La ritirata di Caporetto in Carnia
Per capire perché il Forte di Monte Festa diventasse così importante nell'ottobre 1917, bisogna vedere cosa stava accadendo intorno. Dopo lo sfondamento di Caporetto del 24 ottobre, le truppe italiane stanziate in Carnia — sul "fronte carnico" che correva lungo i valichi alpini verso l'Austria — si trovarono improvvisamente esposte su tre lati. Il fronte dell'Isonzo era crollato, e l'unica via di scampo era la ritirata verso sud.
Le strade si riempirono di un caos indescrivibile. Soldati sbandati, civili in fuga, carri pieni di masserizie. Gli invasori austro-ungarici che avanzavano da nord si trovavano a saccheggiare i cortili friulani — mucche, cavalli, vino, farina. Il parroco di Remanzacco, don Dri, veniva aggredito e derubato dell'orologio.
Nell'ottobre 1917 l'armata italiana sul Monte Festa riuscì a bloccare per diversi giorni la discesa delle truppe austro-germaniche dalle valli alpine, manovra che ebbe grandissima rilevanza ai fini strategici militari, resa possibile dalla posizione del forte e delle gallerie, strutture erette sfruttando le potenzialità della morfologia della montagna stessa.
Il 26 ottobre: l'ordine di combattere ad oltranza
Il 26 ottobre 1917 il Forte di Monte Festa era di fatto isolato. Le divisioni italiane che presidiavano la Carnia — la 63ª e la 36ª — si stavano dirigendo in ritirata verso la valle dell'Arzino. Ma il forte ricevette un ordine preciso dall'Alto Comando: mettersi in stato di efficienza e resistere ad oltranza per rallentare l'avanzata austro-tedesca e permettere alle truppe italiane le operazioni di ripiegamento.
Al comando del Forte era stato destinato il Capitano Riccardo Noël Winderling, un ingegnere già stimato per le azioni svolte sulla postazione di Pal Piccolo. La sua fama si era diffusa tra i soldati stanziati in Carnia. Era un ufficiale che i suoi uomini conoscevano e di cui si fidavano.
Dal 30 ottobre al 7 novembre: otto giorni di fuoco
Il 30 ottobre 1917, dopo aver avvistato l'armata austro-ungarica assiepata sulla riva del Tagliamento, entrarono in azione le artiglierie del forte. Per sei giorni il Forte di Monte Festa sparò senza sosta sul nemico, consentendo ai soldati italiani di retrocedere con le spalle coperte e guadagnare il tempo necessario per riorganizzare la linea di difesa sul Piave.
Il 2 novembre, in segno di solidarietà, un gruppo di volontari guidati dal tenente Santini raggiunse il presidio per dare rinforzi. Arrivarono anche viveri e scorte di munizioni. Ma l'armamento e le munizioni disponibili risultavano ancora insufficienti per sostenere adeguatamente un attacco nemico prolungato.
In breve tempo Winderling e i suoi uomini si trovarono isolati e circondati. L'esercito nemico era confluito nella vallata ai piedi del Monte Festa sia dal Tarvisiano che dall'Alta Carnia. Gli attacchi si moltiplicavano — artiglieria nemica, ma anche manipoli di soldati austro-ungarici che ad ondate si arrampicavano sulle pendici del monte, respinti con il fuoco ma a costo di perdite umane crescenti.
A un certo punto una pattuglia austriaca riuscì a salire sul Monte Festa portando un messaggio a Winderling: l'invito alla resa. Il capitano rispose negativamente. Ma la situazione era insostenibile: munizioni che si esaurivano, viveri sempre più scarsi, morti e feriti che si accumulavano in infermeria.
La fuga attraverso il Lago di Cavazzo
Quando le ultime munizioni furono sparate, l'ufficiale medico Del Duca decise di restare sul forte con gli uomini ricoverati in infermeria — non poteva muoverli. Winderling e un gruppo di soldati tentarono invece di allontanarsi dal presidio per ricongiungersi all'esercito italiano, scegliendo la via più difficile e improbabile: passare attraverso il Lago di Cavazzo.
Il romanzo storico Eroi senza vittoria di Emanuele Facchin — che ricostruisce la difesa del Forte di Monte Festa — ha un brano che descrive quella traversata notturna con una precisione cinematografica. Gli uomini nell'acqua del lago, nascosti tra le canne, avanzano in processione lenta. Un colpo di tosse che si scioglie in una risata. La voce tedesca che grida Wer ist da? nel silenzio della notte. I soldati immobili come fantasmi, che si fanno canne, fronde, onde, anatre. E poi il proiettile che spacca il silenzio e la battaglia che esplode nell'acqua buia.
Winderling e due compagni si salvarono miracolosamente. Dopo una lunga marcia, stremati, giunsero nel paese di Aganna. Qui, incapaci di passare attraverso le linee nemiche, furono scoperti e imprigionati. Il capitano fu trasportato prima al Castello del Buonconsiglio vicino a Trento, poi inviato in un campo di concentramento in Boemia. Solo alla fine della guerra riuscì a raggiungere Trieste, dove trovò l'esercito italiano.
Nel 1922 al Capitano Winderling fu conferita la medaglia d'argento al valore militare. Nel 1925 il Comune di Osoppo gli offrì la cittadinanza onoraria.
Perché quella resistenza fu decisiva
La difesa del Forte di Monte Festa non era un episodio isolato di eroismo fine a se stesso. Aveva un preciso significato tattico nell'economia della catastrofe di Caporetto. Tra il mese di ottobre e di novembre 1917, i soldati di Monte Festa riuscirono a bloccare le truppe nemiche scese dalla Val Fella, impedendo loro di raggiungere Tolmezzo. Grazie a quelle otto giornate, l'esercito italiano in rotta dall'alta Carnia ebbe la possibilità di riparare lungo la destra del Tagliamento e raggiungere il Piave — dove avrebbe poi riorganizzato uomini e mezzi per preparare la controffensiva che si sarebbe conclusa con la vittoria di Vittorio Veneto nel novembre 1918.
Duecento uomini, armamenti insufficienti, un capitano che rifiutò la resa. Non è una storia di vittoria: è una storia di ciò che si può fare quando si decide di guadagnare tempo invece di fuggire.
Visitare il Forte oggi: l'itinerario
Il Forte di Monte Festa è oggi visitabile e costituisce una delle escursioni storicamente più interessanti dell'intera Carnia — un mix tra trekking in natura e turismo della memoria che non ha molti equivalenti in Friuli Venezia Giulia.
Punto di partenza: il Forte si raggiunge dal comune di Cavazzo Carnico, sopra il paese di Interneppo. Arrivando da Bordano o da Interneppo, imboccare la strada in direzione Monte Festa/Monte San Simeone. Proseguire fino al bivio per il Monte Festa, in corrispondenza del divieto di transito e dell'inizio del "Sentiero delle Farfalle", dove si trova un piccolo parcheggio.
I percorsi: sono disponibili due percorsi principali. La strada militare che parte dalla Sella di Interneppo è lunga circa 13 km (adatta anche a MTB), con pari dislivello di 700 m. Il sentiero CAI 838 è più breve (circa 9 km) e impegnativo, classificato escursionistico. I due percorsi si intersecano più volte, permettendo combinazioni. L'escursione dura circa 6 ore complessive. Equipaggiamento necessario: calzature robuste, pantaloni lunghi, buona scorta d'acqua, cambio di vestiti e una torcia per la visita delle gallerie.
Lungo il percorso: a circa 630 m d'altezza si trova il primo punto panoramico, il Belvedere Tucjar, con vista sul Lago di Cavazzo e sui paesi del comune. Salendo, si incontra il pianoro a 980 m dove sono visibili i ruderi delle caserme, i magazzini e le scuderie. Poi il sentiero porta al forte vero e proprio.
Dentro il forte: si possono individuare la sala del Comandante, il corridoio che collegava le batterie, i vani montacarichi, le riservette munizioni e i quattro pozzi dei cannoni da 149 mm sotto cupola corazzata. Dalla cima il panorama abbraccia la Val Tagliamento, la Val Fella, le Alpi Carniche e Giulie, e verso sud il Lago di Cavazzo e l'alta pianura friulana. Rispettare le barriere di protezione e prestare attenzione ai pavimenti danneggiati.
Chicca insider — la mostra permanente: nel centro di Cavazzo Carnico è stato realizzato un punto di accoglienza turistica che ospita una mostra permanente sul forte e sulle vicende che lo hanno reso famoso. La mostra, visitabile il sabato e la domenica previo appuntamento, è gestita dalla Associazione Amici della Fortezza di Osoppo e ospita un racconto fotografico, vari cimeli e un software per la passeggiata virtuale. È il punto ideale per iniziare la visita prima di salire al forte — soprattutto per chi viene con bambini o vuole contestualizzare la storia prima dell'escursione.
Il libro: il romanzo storico Eroi senza vittoria di Emanuele Facchin (La Nuova Base Editrice, 2012) è la ricostruzione narrativa più dettagliata della difesa del forte e del capitano Winderling. Vale la pena procurarselo prima della visita.
Come arrivare a Cavazzo Carnico: da Tolmezzo seguire la SS52 "Carnica" svoltando sulla SR512 "Lago di Cavazzo" fino all'incrocio con la SP36 in direzione Interneppo. Da Udine circa 70 km. Il Lago di Cavazzo — il più grande del Friuli Venezia Giulia — merita una sosta prima o dopo l'escursione.
Il Forte di Monte Festa non è nei circuiti del grande turismo della Grande Guerra — non ha un sacrario monumentale, non ha la fama del Carso o delle trincee sul Piave. Ha qualcosa di più raro: l'autenticità di un posto che non è stato restaurato per i turisti ma conservato per essere capito. Le gallerie, i pozzi dei cannoni, l'infermeria dove l'ufficiale medico Del Duca decise di restare con i feriti — tutto è ancora lì, a quota 1.055, con vista sulla Carnia. Winderling salì quassù a difendere un posto che probabilmente sapeva non avrebbe potuto tenere. Lo tenne comunque, otto giorni. Abbastanza.
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