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Il Faro della Vittoria: l'ancora dell'Audace a Trieste

Eretto sui resti del forte austriaco Kressich, il Faro della Vittoria di Trieste commemora i caduti in mare con l'ancora del cacciatorpediniere Audace.

Il Faro della Vittoria: l'ancora dell'Audace a Trieste - Grande Guerra in Friuli Venezia Giulia

Alla base della torre cilindrica che fissa il limite settentrionale del Golfo di Trieste è incastonata l'ancora del cacciatorpediniere Audace, la prima unità navale della Regia Marina italiana ad attraccare sui moli cittadini il 3 novembre 1918. Questo reperto, assieme all'incisione "Splendi e ricorda i Caduti sul mare MCMXV - MCMXVIII", definisce la duplice funzione dell'infrastruttura: sistema di segnalazione marittima per la navigazione notturna e monumento celebrativo per la Grande Guerra.

Sulle fondazioni del Forte Kressich e la pietra di Gabria

Il cantiere prese avvio nel 1923 su progetto dell'architetto triestino Arduino Berlam e fu completato nel 1927. Per garantire la stabilità di una struttura alta 67,85 metri e dal peso complessivo di 8.000 tonnellate, l'edificio venne ancorato al Poggio di Gretta, a 60 metri sul livello del mare, sfruttando le massicce fondazioni sotterranee del preesistente Forte Kressich, un'ex postazione difensiva dell'Impero austro-ungarico.

Il rivestimento murario esterno è il risultato di una precisa selezione geologica locale. Il basamento e la sezione inferiore, destinati a sopportare il carico maggiore, sono realizzati in blocchi di pietra carsica estratti dalle cave di Gabria (nel comune di Savogna d'Isonzo). La parte superiore, esposta all'erosione salina e ai venti, è invece fasciata in pietra d'Istria chiara, cavata dai giacimenti di Orsera.

La Vittoria Alata e l'ottica rotante

L'apparato scultoreo fu affidato a Giovanni Mayer. Sulla parte frontale del fusto si staglia la statua in pietra del Marinaio Ignoto, sbozzata materialmente dal maestro scalpellino Regolo Salandini. Sopra il capitello, a protezione dell'ottica, poggia la lanterna in cristallo e bronzo, sormontata dalla statua in rame sbalzato della Vittoria Alata, opera dell'artigiano Giacomo Sebroth. La scultura sommitale, pesante sette quintali, è progettata con un complesso meccanismo a snodo interno che le permette di assecondare le violente raffiche di bora, riducendo la resistenza aerodinamica.

L'impianto illuminotecnico genera un fascio della potenza di 1.250.000 candele, garantendo una portata visiva di 35 miglia nautiche. Ad accentuare il rigore storiografico e marziale del sito, l'ingresso è fiancheggiato da due proiettili originali da 305 millimetri recuperati dalla Viribus Unitis, la nave ammiraglia della flotta asburgica affondata a Pola.

Come arrivare e dintorni

Il faro è raggiungibile in automobile percorrendo l'autostrada A4 Torino-Trieste fino alla barriera del Lisert. Superato il casello, si procede sul Raccordo Autostradale 13 (RA13) uscendo allo svincolo di Prosecco. Da qui, è necessario scendere verso la costa imboccando la Strada Provinciale 1 (SP1) e immettendosi successivamente sulla Strada del Friuli, la viabilità a mezza costa che conduce direttamente all'ingresso del perimetro monumentale nel rione di Gretta.

Procedendo sulla Strada del Friuli in direzione nord-ovest per circa quattro chilometri, si intercetta l'area protetta e l'architettura eclettica del Castello di Miramare, residenza asburgica affacciata sul mare. Risalendo invece verso l'altopiano carsico tramite la rete viaria urbana (Strada Nuova per Opicina), si accede all'Obelisco di Opicina, punto di osservazione che domina l'intero golfo e snodo della storica tranvia a fune.

Coordinate: 45.679549, 13.755490

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