C'è un piccolo cimitero dietro la Basilica di Aquileia che molti visitatori non trovano — o trovano quasi per caso, svoltando attorno all'abside dopo aver già visto i mosaici e il campanile. Si apre in modo discreto, quasi dimesso: vialetti ordinati, croci in ferro battuto, qualche cipresso. Non ha la monumentalità del Sacrario di Redipuglia, non ha le dimensioni del cimitero austro-ungarico di Fogliano. Ha qualcosa di più raro: l'autenticità di un luogo che non è mai stato rifatto dall'alto, che conserva ancora la forma che gli fu data da un parroco di villaggio nell'estate del 1915.
A differenza degli altri sacrari militari, il Cimitero degli Eroi di Aquileia è l'unico ad aver mantenuto la sua forma originale da quando sono iniziate le prime sepolture.
E da questo piccolo cimitero, il 29 ottobre 1921, partì verso Roma la salma che tutto il paese avrebbe riconosciuto come propria.
Don Celso Costantini e le origini del cimitero
Quando l'Italia entrò in guerra il 24 maggio 1915, Aquileia si trovò quasi immediatamente in prima linea — o meglio, in retrovia immediata del fronte carsico. Le prime truppe italiane giunsero nella piccola città nei primissimi giorni del maggio 1915: Aquileia era stata terra austriaca fino a quel momento, ed era una delle prime conquiste simboliche della guerra irredentista.
I soldati caduti cominciarono ad arrivare subito, e le prime sepolture avvenivano in modo disordinato, senza cura, senza rispetto. Don Celso Costantini, vedendo quello che succedeva, ebbe cura di organizzare un piano ordinato di sepolture. Fece arrivare fiori dalle città vicine e croci artistiche in ferro battuto da Udine, mentre piante e ornamenti furono donati dal Comune di Firenze.
Don Costantini era allora canonico della basilica — sarebbe poi diventato una figura di rilievo nella Chiesa cattolica, inviato dalla Santa Sede come delegato apostolico in varie missioni diplomatiche delicate. Ma nel 1915 era un parroco di frontiera che cercava di dare ai morti la dignità che la guerra negava.
Tra le persone e i militari che passavano ad Aquileia c'era Gabriele D'Annunzio, che tra i cipressi del cimitero iniziò il colloquio con don Celso, e da lì nacque un'amicizia. Il poeta preparò un salmo per commemorare i soldati caduti al fronte, che fu letto il 2 novembre 1915; tre versi del II Salmo dei Tre Salmi per i nostri morti furono riportati su una targa marmorea murata sull'abside della basilica di fronte al monumento ai Dieci Militi Ignoti. La targa fu distrutta dagli austriaci quando entrarono ad Aquileia dopo Caporetto, ma fu poi riscolpita dagli italiani nel 1918.
Le parole di D'Annunzio che ancora oggi si leggono sono: "O Aquileia, donna di tristezza, sovrana di dolore, tu serbi le primizie della forza nei tumuli di zolle, all'ombra dei cipressi pensierosi".
Le opere d'arte: il Sacrificio e l'Angelo della Carità
Il cimitero non è solo un luogo di sepoltura — è anche un piccolo museo di scultura funeraria del primo Novecento. Due opere in particolare meritano una sosta.
La prima è Il Sacrificio, scultura in pietra che raffigura il Cristo in croce nell'atto di consolare due fanti. L'immagine rovescia la tradizionale iconografia religiosa: non il fedele che cerca conforto nella croce, ma il Cristo che scende tra i soldati e li abbraccia. È una teologia della guerra che parla la lingua del dolore condiviso più che del martirio eroico.
La seconda è l'Angelo della Carità, statua bronzea opera dello scultore Ettore Ximenez: una figura femminile nell'atto di sostenere un soldato morente. L'opera è stata realizzata da Ettore Ximenez — un artista palermitano di formazione accademica attivo tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, noto per la sua produzione di scultura commemorativa e funeraria. L'Angelo di Aquileia è considerata una delle sue opere più intense.
Entrambe le sculture comunicano la stessa cosa: non l'eroismo della vittoria, ma la pietà verso chi è caduto.
Il sepolcro dei Dieci Militi Ignoti
Al centro del cimitero, sormontato da un grande arco in pietra progettato dall'architetto Guido Cirilli, si trova il sepolcro dei Dieci Militi Ignoti. Dal 1919, Cirilli stava lavorando alla realizzazione del Monumento ai Dieci Militi Ignoti, a cui furono aggiunti una lampada e un tripode in ferro battuto ad opera di Alberto Calligaris. Il sepolcro è rivolto verso il Carso — verso i campi di battaglia da cui provenivano quelle salme senza nome.
Chi sono questi dieci? Sono i soldati che rimasero ad Aquileia dopo che l'undicesimo partì per Roma. Per capire la loro storia bisogna conoscere quella del Rito di Aquileia.
Il 28 ottobre 1921: il Rito di Aquileia
Il 28 ottobre 1921 fu uno dei giorni più intensi della storia italiana del dopoguerra. Il 27 ottobre le undici casse con i resti dei dispersi, raccolti nei campi di battaglia, erano state adagiate su altrettanti carri trainati da sei cavalli, giungendo a Piazza della Vittoria di Gorizia salutate da 21 salve d'onore di un'artiglieria collocata sul castello, per essere poi sistemate nella chiesa di Sant'Ignazio.
Le undici salme provenivano da undici fronti diversi: Rovereto, Altopiano di Asiago, Monte Grappa, Dolomiti, Montello, Basso Piave, Cadore, Basso Isonzo, San Michele e altri luoghi delle battaglie del 1915-1918. Erano irriconoscibili, senza identità: erano stati scelti proprio per questo.
Il 28 ottobre le undici bare vennero trasportate nella Basilica Patriarcale di Aquileia, alla presenza del Duca d'Aosta, del ministro della guerra Gasparotto, di una rappresentanza di madri e vedove di guerra e da numerose autorità civili.
Dopo l'aspersione con l'acqua del Timavo, Maria Bergamas scelse la bara del Milite Ignoto al suono delle campane, degli spari a salve delle artiglierie e delle note della Leggenda del Piave suonata dalla Brigata Sassari. La salma prescelta venne posta all'interno di un'altra cassa in legno rivestita di zinco, e sul coperchio furono adagiate una teca con la medaglia commemorativa e un'alabarda d'argento dono della città di Trieste.
Maria Bergamas: la donna che scelse il Milite Ignoto
Chi era Maria Bergamas? Era una donna di modeste condizioni, nata Maria Maddalena Blasizza il 23 gennaio 1867 a Gradisca d'Isonzo — all'epoca territorio austro-ungarico — e residente a Trieste. Suo figlio Antonio, nato a Gradisca nel 1891, maestro elementare, iscritto nelle liste di leva dell'esercito austriaco, nell'ottobre 1914 disertò riparando clandestinamente in Italia e si arruolò volontario come fante nel 2° battaglione.
Antonio Bergamas fu arruolato nel 137° reggimento di fanteria della Brigata Barletta come Antonio Bontempelli, nome fittizio imposto dall'esercito italiano per arruolare i volontari irredenti. Offertosi volontario per guidare con il suo plotone l'attacco del reggimento, superò illeso due ordini di reticolati ma al terzo venne raggiunto da una raffica di mitraglia e colpito con cinque colpi al petto e uno alla fronte. Al termine del combattimento nella tasca del ragazzo fu trovato un foglio sul quale era scritto: "In caso di mia morte avvertire il sindaco di San Giovanni di Manzano". La salma fu riconosciuta e sepolta, ma a seguito di un violento bombardamento che distrusse il cimitero, Antonio Bergamas risultò ufficialmente disperso.
Maria non aveva più rivisto il figlio. Non aveva potuto seppellirlo. Era, in tutto il senso della parola, una madre di guerra disperso — la condizione di centinaia di migliaia di famiglie italiane.
Il 28 ottobre 1921, nella basilica patriarcale di Aquileia, Maria Bergamas fu posta di fronte alle undici bare allineate. Appoggiò lo scialle sulla seconda bara e, dopo essere passata davanti alle prime nine, si accasciò davanti alla decima. Secondo la testimonianza della figlia Anna, la madre era decisa a scegliere l'ottava o la nona bara, poiché quelli erano i numeri che ricordavano la nascita e la morte di Antonio, ma giunta dinanzi alle bare provò un senso di vergogna, e poiché nulla dovesse ricordare suo figlio, scelse la decima affinché il simbolo che sarebbe andato a Roma fosse davvero un soldato ignoto.
Il viaggio verso Roma
Il 29 ottobre 1921, la bara del Milite iniziò il suo viaggio verso Roma dalla stazione ferroviaria di Aquileia, attraversando le città di Udine, Treviso, Venezia, Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna, Pistoia, Prato, Firenze, Arezzo, Chiusi e Orvieto. Lungo tutto il percorso, folle silenziose si raccoglievano ai passaggi a livello e nelle stazioni per rendere omaggio al treno speciale. Il 2 novembre 1921 quel treno giunse a Roma. Il 4 novembre 1921 il Milite Ignoto veniva tumulato all'Altare della Patria.
Il 4 novembre 1921 gli altri dieci caduti furono sepolti al Cimitero degli Eroi accanto alla Basilica di Aquileia. E là sono rimasti.
La tomba di Maria Bergamas
Maria Bergamas morì a Trieste il 22 dicembre 1953. L'anno successivo, il 3 novembre 1954, la sua salma fu riesumata e sepolta nel cimitero di guerra di Aquileia, vicino ai corpi degli altri dieci militi ignoti.
Sulla tomba una semplice epigrafe: "Maria Bergamas, per tutte le madri d'Italia". Poche parole che contengono tutto — la scelta impossibile che aveva compiuto, il dolore che aveva portato, la rappresentanza di centinaia di migliaia di donne che non hanno mai potuto fare quello che lei fece: dare sepoltura al proprio figlio.
Nelle celebrazioni del centenario del 2021, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella visitò in forma privata il Cimitero degli Eroi, deponendo una corona d'alloro sulla tomba di Maria Bergamas.
Come visitare il Cimitero degli Eroi
Il cimitero si trova immediatamente alle spalle della Basilica Patriarcale di Aquileia, accessibile a piedi da Piazza Capitolo in meno di due minuti. L'ingresso è libero e gratuito. È aperto tutto l'anno.
La visita si abbina naturalmente a quella della basilica, del Museo Paleocristiano e degli scavi di Aquileia — Patrimonio UNESCO. Chi vuole seguire l'intero percorso del Milite Ignoto può proseguire verso la ex Stazione Ferroviaria di Aquileia (oggi riqualificata e denominata Piazzale Milite Ignoto), punto di partenza del treno speciale del 29 ottobre 1921, e da lì verso il Sacrario di Redipuglia a circa 20 km, ultima grande tappa dell'itinerario della Grande Guerra in Friuli Venezia Giulia.
Chicca insider: il restauro del Cimitero degli Eroi completato nel 2021 in occasione del centenario ha restituito al sito la sua leggibilità storica. Vale la pena dedicare qualche minuto a cercare, ai piedi del sepolcro dei Dieci Militi, la tomba di Maria Bergamas — che spesso i visitatori passano accanto senza riconoscerla. È lì, semplice come la donna che era, tra i soldati che non hanno potuto scegliere di morire ma che lei ha scelto di non dimenticare.
Aquileia è famosa per i suoi mosaici romani, per la basilica paleocristiana, per i duemila anni di storia che affiorano dagli scavi. Il Cimitero degli Eroi ricorda che questa città è anche il luogo in cui l'Italia del Novecento ha cercato un modo per fare i conti con il dolore collettivo della Grande Guerra. Non un sacrario monumentale — qualcosa di più intimo: un cimitero di campagna con il ferro battuto delle croci, i cipressi pensierosi di D'Annunzio, e una madre che scelse per tutti.
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