C'è un modo per guardare il Ponte del Diavolo che i turisti frettolosi non conoscono: dal Belvedere sul Natisone, il balcone antistante alla Chiesa di San Martino che si affaccia direttamente sul fiume. Da lì il ponte appare nella sua interezza — le due arcate asimmetriche in pietra che poggiano sul masso centrale nel letto del Natisone, la gola del fiume verde sotto, le pareti calcaree che salgono su entrambi i lati. È una delle viste più fotografate del Friuli, e lo merita.
Il Puìnt dal Diàul — come lo chiamano in friulano — è una delle architetture simbolo di Cividale. Alto 22,50 metri, lungo 48, costruito a partire dal 1441 con due archi asimmetrici (uno largo 22 metri, l'altro 19) a causa della posizione del masso naturale su cui poggia il pilastro centrale. Quella asimmetria non è un difetto di progettazione — è la firma della natura sul manufatto umano, e ha alimentato secoli di leggende.
La storia vera: due architetti morti e cinquant'anni di lavori
Il progetto fu messo a punto da Iacopo Dugaro da Bissone. Il Comune di Cividale firmò il contratto con lui nel 1441. Ma Dugaro morì nel 1445, con il ponte ancora incompiuto.
I lavori passarono al suo collaboratore Erardo da Villaco — che morì nel 1453, prima che le operazioni per togliere l'armatura alla struttura in pietra fossero terminate. Poi arrivò Bartolomeo delle Cisterne, che portò il ponte a conclusione: lastricato nel 1501 e una seconda volta nel 1558.
Sessant'anni di lavori, due architetti morti, crolli e rinvii. La credulità popolare vide la mano del Diavolo in ogni ritardo. Non è difficile capire perché.
Il primo restauro fu nel 1689. Nel 1843, rinforzando il pilastro centrale, furono scoperti due cippi romani — ora in museo. Nel 1836 un altro intervento diretto da Giuseppe Cabassi.
Il 27 ottobre 1917: il ponte saltato per bloccare Caporetto
La storia più drammatica del ponte avviene durante la disfatta di Caporetto. Il 24 ottobre 1917 gli Austro-Ungarici con l'esercito tedesco sfondano il fronte italiano. Il 27 ottobre Cividale viene invasa senza resistenza.
Il Comando Supremo italiano ordinò di abbattere il Ponte del Diavolo per rallentare l'avanzata nemica. L'aspirante ufficiale del Genio Gianfrancesco Giorgi eseguì l'ordine e fece brillare il ponte.
Inutilmente: l'avanzata austro-tedesca non fu fermata. Ma l'esercito tedesco — che aveva appena conquistato la città — ricostruì il ponte quasi identico all'originale. Fu inaugurato l'anno successivo, nel 1918. Durante la Seconda Guerra Mondiale subì ulteriori danni e le torri alle sue estremità furono abbattute.
Le leggende: il cane, il gatto, il masso e i fagioli
Esistono almeno tre versioni della leggenda del Ponte del Diavolo. Quello che le accomuna tutte: la costruzione falliva ogni volta che ci si provava, e alla fine si chiese aiuto al Diavolo.
La versione principale: I cividalesi, incapaci di costruire il ponte, pattarono con il Diavolo: lui avrebbe costruito il ponte in una notte in cambio della prima anima che ci fosse passata sopra. La notte fu terribile — urla, schianti, risate agghiaccianti — e al centro del fiume la madre del Diavolo depositò il masso enorme che ancora oggi regge il pilastro centrale. All'alba il ponte era lì, bello e finito. Il Diavolo aspettava la sua anima.
I cividalesi fecero attraversare il ponte a un gatto (o un cane, nelle varianti). Il Diavolo, furibondo per la beffa, minacciò di distruggere il ponte — ma nel frattempo era stato benedetto con l'acqua santa. Impotente, Satana se ne andò a gettarsi nell'inferno attraverso una voragine dietro Castelmonte, ancora oggi chiamata il "Buco del Diavolo".
La versione del borgomastro: Il borgomastro di Cividale, esasperato, esclamò "darei l'anima al Diavolo pur di venire a capo dell'impresa!". Il Diavolo apparve e strinse il patto. La notte fu tremenda. All'alba il ponte c'era. Un gruppetto di giovani che inseguiva un cagnolino arrivò dal Borgo di Ponte — e fu il cane ad attraversare per primo. Il Diavolo prese l'anima del cane e urlando di rabbia minacciò vendetta, ma i sacerdoti avevano già benedetto il ponte.
La versione scatologica — quella che i bambini preferiscono e che compare in Terre di Cividale e dell'Abbazia di Rosazzo (edizioni Chiandretti): il Diavolo non costruì il ponte, ma pose il masso nel fiume su richiesta del clero di Cividale. Chiese in cambio un'anima. I preti si accordarono con un tale che per tre giorni non mangiò che fagioli. Lo misero su una sedia con un foro nel sedile. "Eccoti l'anima di questo cristiano!" — e il Diavolo si avvicinò a riceverla. Fu investito da un'enorme scoreggia e fuggì umiliato, minacciando che ogni anno avrebbe voluto un'anima. "Ecco perché capita spesso che da quel punto qualcuno si getti nel Natisone" — conclude la versione scritta, con un brivido finale che fa capire come le leggende medievali non avessero paura di mescolare comico e tragico.
Come visitare il Ponte del Diavolo
Il Ponte del Diavolo si trova nel centro storico di Cividale del Friuli, a pochi minuti a piedi dalla Piazza Paolo Diacono. Il Belvedere sul Natisone — il punto panoramico migliore — si raggiunge dalla Chiesa di San Martino. Il Borgo di Ponte sull'altra riva è il punto da cui nella leggenda arrivò il cagnolino.
Cividale del Friuli è a 17 km da Udine, collegata in treno in circa 20 minuti. Il centro storico è percorribile interamente a piedi.
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