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Udine: i palazzi di Via Manin e gli affreschi del Tiepolo

Nel perimetro dell'ex Borgo Sant'Antonio a Udine, l'edilizia nobiliare conserva le opere di Giambattista Tiepolo e i cicli profani di Giulio Quaglio.

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L'asse viario che si sviluppa a est di Piazza della Libertà, snodandosi tra via Manin, piazza Patriarcato e via Treppo, ricalca il perimetro dell'antico Borgo Sant'Antonio. Questo comparto urbano conserva la stratificazione architettonica dell'Udine rinascimentale e settecentesca, documentando il progressivo consolidamento del potere nobiliare e patriarcale all'interno delle mura cittadine.

L'edilizia nobiliare di via Manin e le sedi filologiche

Il tracciato di via Manin si apre con le facciate di Palazzo Filittini Caimo Dragoni, edificio la cui fondazione risale alla metà del Cinquecento (intorno al 1543) per volere del medico Valerio Filittini. Alla fine del secolo, la struttura assunse per un breve periodo la funzione di sede della Patria del Friuli, per poi trasformarsi nell'Ottocento, sotto la proprietà di Antonio Dragoni, in un rigido cenacolo intellettuale.

Sul lato opposto si impone la mole di Palazzo Manin, documentato fin dal Medioevo ma profondamente alterato dalle ristrutturazioni successive, i cui interni mantengono brani ad affresco di tema cavalleresco risalenti al Trecento e adibiti oggi a spazio espositivo cittadino. In prossimità dell'antica porta urbica sorge Palazzo Mantica, un complesso articolato in due corpi di fabbrica: uno cinquecentesco rivolto su via Manin e l'altro settecentesco affacciato su Piazza I Maggio. L'ala più antica funge da sede per la Società Filologica Friulana, l'ente fondato nel 1919 per lo studio, la tutela e la codifica della lingua friulana (marilenghe).

Piazza Patriarcato e i cicli profani del Quaglio

Superata Porta Manin, lo slargo di Piazza Patriarcato concentra i simboli dell'amministrazione religiosa e civile dell'epoca moderna. L'inquadramento scenografico è dettato dalla chiesa di Sant'Antonio Abate: pur fondata nel XIV secolo, l'edificio mostra una facciata settecentesca disegnata dall'architetto veneziano Giorgio Massari nel 1731, ispirata ai moduli di San Giorgio Maggiore. Le nicchie ospitano le statue scolpite da Antonio Gai, mentre il busto del patriarca Dionisio Dolfin è opera di Giovanni Maria Morlaiter. All'interno sopravvivono ampi lacerti di affreschi del XIV e XVI secolo, affiancati da tele di Vincenzo Lugaro e Secante Secanti.

A margine della piazza si innalza Palazzo Antonini-Belgrado, storica sede dell'amministrazione provinciale udinese. L'edificio, completato alla fine del Seicento, si distingue per uno scalone d'onore e un salone di rappresentanza interamente saturati dagli affreschi eseguiti tra il 1697 e il 1698 da Giulio Quaglio. Le cromie riproducono illusionismi architettonici, allegorie dionisiache e narrazioni mitologiche di marcata prospettiva teatrale.

Il Palazzo Patriarcale e l'esordio di Giambattista Tiepolo

A chiudere la prospettiva geometrica della piazza è l'imponente blocco lineare del Palazzo Patriarcale, oggi sede del Museo Diocesano. Commissionato dal patriarca Dionisio Dolfin all'architetto Domenico Rossi nei primi decenni del Settecento, l'esterno volutamente sobrio e sviluppato in orizzontale nasconde le committenze pittoriche che hanno segnato il primo Settecento veneto. La volta dello scalone d'ingresso ospita la Caduta degli angeli ribelli, un monumentale affresco eseguito nel 1726 che segna la prima grande affermazione pubblica del giovane Giambattista Tiepolo, la cui opera prosegue nei luminosi soffitti della soprastante Galleria degli Ospiti.

L'asse di via Treppo e l'ex Seminario

Procedendo verso via Treppo, la topografia ecclesiastica prosegue con Palazzo della Porta, attuale sede della Curia Arcivescovile. Eretto nella seconda metà del Cinquecento dai capimastri lombardi Giovan Battista Valnegra e Giovan Battista Novo, l'edificio nobiliare custodisce al suo interno una saletta e un loggiato affrescati nuovamente da Giulio Quaglio, che in queste stanze tradusse in pittura otto episodi tratti dalle Metamorfosi del poeta Ovidio.

L'arteria stradale accoglie infine le forme rigorose del Seminario Vecchio, inaugurato nel 1601, trasformato in tribunale e oggi adibito a Conservatorio Statale Jacopo Tomadini. La via sfocia nei pressi del Teatro Nuovo, l'infrastruttura teatrale intitolata al pittore rinascimentale Giovanni da Udine.

Come arrivare e dintorni

L'accesso a Udine in automobile avviene attraverso l'Autostrada A23 (Palmanova-Tarvisio). È possibile utilizzare indifferentemente i caselli di Udine Nord o Udine Sud, immettendosi successivamente sul sistema delle tangenziali cittadine (SS13) per raggiungere i parcheggi a ridosso del centro storico. L'ellisse sotterranea di Piazza I Maggio è la soluzione logistica più funzionale, essendo situata a pochi metri di distanza da Porta Manin e dal complesso di Piazza Patriarcato.

A circa 15 chilometri in direzione est, percorrendo la viabilità statale SR 54, si raggiunge Cividale del Friuli, antica Forum Iulii e capitale del primo ducato longobardo in Italia, inserita nel patrimonio UNESCO. Verso sud, in prossimità dello svincolo autostradale omonimo, si sviluppa la città-fortezza di Palmanova, capolavoro di ingegneria militare a stella a nove punte edificato dalla Repubblica di Venezia.

Coordinate: 46.0634, 13.2386

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