Una lingua di pietra d'Istria lunga 246 metri si stacca perpendicolarmente dalle Rive di Trieste per penetrare le acque del Golfo. L'attuale Molo Audace, posizionato a pochi passi da Piazza Unità d'Italia, costituisce la principale infrastruttura pedonale marittima del capoluogo giuliano. La sua genesi non è legata a un progetto urbanistico lineare, ma a un incidente navale avvenuto durante il regno di Maria Teresa d'Austria.
L'affondamento del San Carlo e l'ingegneria portuale
Tra il 1743 e il 1751, le autorità portuali asburgiche dovettero gestire la presenza del relitto della nave San Carlo, affondata nelle acque antistanti la città. Ritenendo troppo complessa l'operazione di recupero o smantellamento, si decise di sfruttare lo scafo inabissato come cassaforma e fondazione sottomarina per edificare un nuovo molo, che assunse il nome dell'imbarcazione stessa.
Nella sua conformazione originaria, il Molo San Carlo misurava appena 95 metri ed era fisicamente separato dalla terraferma. Il collegamento con le banchine avveniva tramite un ponticello in legno: questa accortezza ingegneristica permetteva il deflusso delle correnti costiere, evitando il rapido insabbiamento del bacino portuale. Soltanto nel 1861, in concomitanza con i lavori di prolungamento, il varco idraulico venne colmato e la struttura fu unita in modo permanente alla riva in muratura.
Il cacciatorpediniere Audace e la rosa dei venti
L'infrastruttura mantenne la sua funzione di attracco per le navi passeggeri e mercantili dirette verso la Dalmazia e Venezia fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. L'epilogo del conflitto mutò radicalmente l'identità del molo. Il 3 novembre 1918, il cacciatorpediniere Audace della Regia Marina attraccò alle sue bitte, sbarcando i primi reparti militari e sancendo di fatto il passaggio di Trieste al Regno d'Italia.
Per celebrare il cambio di giurisdizione, il nome fu immediatamente tramutato in Molo Audace. Nel 1925, l'estremità della banchina venne dotata di un monumento commemorativo: una rosa dei venti in bronzo, opera dello scultore Alfonso Canciani, incastonata su una colonna di pietra calcarea. L'epigrafe incisa sul metallo recita "Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV", indicando l'utilizzo di artiglierie austro-ungariche catturate per la fusione. L'ancora originale della nave, andata poi perduta nel secondo conflitto mondiale, è oggi esposta alla base del faro cittadino, il Faro della Vittoria.
L'osservazione del Golfo e la regata della Barcolana
La passeggiata lungo il molo privo di parapetti funge da tracciato per mappare l'orografia del Golfo di Trieste. L'orizzonte ovest permette di inquadrare la geometria del Santuario mariano di Monte Grisa e la sagoma bianca del Castello di Miramare protesa sul promontorio. Rivolgendo lo sguardo verso la terraferma, si osserva l'allineamento simmetrico dei palazzi neoclassici di Piazza Unità d'Italia.
La dismissione dell'utilizzo mercantile ha trasformato il molo in un punto di osservazione tecnico. Ogni anno, durante la seconda domenica di ottobre, i 246 metri di pietra diventano il baricentro logistico per gli spettatori della Barcolana, la regata velica internazionale che raduna oltre duemila imbarcazioni nello specchio d'acqua antistante la città.
Come arrivare e dintorni
L'accesso a Trieste in automobile avviene percorrendo l'Autostrada A4 fino alla barriera del Lisert, per poi immettersi sul Raccordo Autostradale 13 (RA 13). È consigliabile utilizzare l'uscita di Sistiana e percorrere la Strada Statale 14 (SS 14 - Costiera), che scende lungo il costone carsico offrendo un approccio diretto e lineare al centro cittadino. Per la sosta, si può usufruire del parcheggio interrato del Park San Giusto o degli stalli lungo Riva Tre Novembre.
Da Trieste, procedendo lungo la SS 14 in direzione sud-est, si raggiunge in circa 20 minuti il comune di Muggia, unico lembo di terra istriana rimasto in territorio italiano, caratterizzato da un'impronta architettonica di stampo veneziano. Verso nord, il Castello di Miramare con l'adiacente riserva marina protetta costituisce la tappa obbligata per l'analisi dell'architettura eclettica asburgica.
Coordinate: 45.6514, 13.7684
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