Tricesimo non è una di quelle mete che si pianifica settimane prima. È il tipo di posto che si aggiunge a un itinerario quando si è già in zona — a 12 km da Udine, lungo la strada che porta verso le Valli del Natisone — e che poi si ricorda più a lungo di quanto ci si aspettasse. Un borgo di 7.600 abitanti con un centro storico medievale integro, un castello su un colle morenico con vista sulla pianura friulana, chiese con pale d'altare di pittori veneziani del Cinquecento e le vie porticali che sono una delle particolarità architettoniche meno conosciute del Friuli.
Non ci vuole un giorno intero. Bastano quattro o cinque ore, e si torna con la sensazione di aver visto qualcosa che la maggior parte dei turisti in regione non ha mai visto.
Il Duomo della Madonna della Purificazione
Il centro di gravità del paese è il Duomo dedicato alla Madonna della Purificazione, che si affaccia sulla piazza principale di fronte al Municipio. L'edificio ha origini medievali, rimaneggiato nei secoli con aggiunte rinascimentali e barocche che si sovrappongono senza litigare.
Il pezzo più prezioso dell'esterno è il Portale del Bissone: in origine era la porta d'ingresso principale del Duomo, poi spostata sul lato sud. È un portale rinascimentale decorato con i simboli degli Evangelisti e figure cristiane e pagane intrecciate — uno di quei lavori in cui il confine tra iconografia sacra e decorazione umanistica diventa impossibile da tracciare, tipico della cultura friulana di confine tra mondo latino e mondo nordico.
All'interno, la pala della presentazione di Gesù al Tempio firmata da Jacopo Palma il Giovane è il capolavoro della chiesa. Palma il Giovane fu uno degli ultimi grandi pittori della scuola veneziana del tardo Cinquecento, attivo in tutta la regione tra Veneto e Friuli: trovare una sua opera a Tricesimo non sorprende chi conosce la profondità dei legami tra questa terra e Venezia, ma colpisce sempre. C'è anche una pala d'altare di Sebastiano Bombelli, pittore friulano del Seicento noto soprattutto per i ritratti.
Il Borgo Sant'Antonio e le vie porticali
Uscendo dal Duomo vale la pena percorrere il Borgo Sant'Antonio, il tratto che collega Piazza Verdi con Piazza Garibaldi. È uno dei pochi esempi conservati delle vie porticali tipiche dei centri storici friulani medievali: le abitazioni si affacciano sul percorso con portoni che si aprono su cortili interni, secondo la logica della casa contadina friulana dove la vita pubblica e quella privata si separavano nettamente.
Camminare nel Borgo Sant'Antonio fuori dall'alta stagione — quando non c'è quasi nessuno — dà la sensazione di essere in una città medievale ancora funzionante, non in un museo. È uno dei posti del Friuli dove questa sensazione arriva più facilmente.
Il Castello medievale di Fraelacco
Fuori dal centro, raggiungibile in auto in cinque minuti percorrendo una strada alberata in salita, il Castello di Fraelacco occupa la cima di un colle morenico con vista sulla pianura friulana. La posizione non è casuale: il castello fu costruito qui per controllare la strada che da Aquileia portava al Norico, l'importante provincia romana dell'attuale Austria.
Le prime notizie documentate risalgono al XIII secolo, quando era sede di una famiglia nobile locale di origine gemonese. Nel 1332 il Patriarca Pagano della Torre ordinò una nuova e più solida fortificazione. Nei secoli successivi passò di mano in mano tra famiglie nobili friulane fino a entrare nel patrimonio dei conti Valentinis di Udine, che lo trasformarono in villa. I loro ultimi discendenti lo cedettero alla Curia di Udine.
La cinta muraria esterna conserva ancora l'imponenza medievale. Dal colle la vista sulla pianura friulana nelle giornate limpide arriva fino alle Alpi Carniche a nord.
Il Santuario della Madonna Missionaria
Adiacente al castello, la Curia di Udine ha edificato il Santuario della Madonna Missionaria, segnalato dalla presenza di un elemento singolare: l'altare degli emigranti, eretto a ricordo dei friulani che tra Ottocento e Novecento lasciarono questa terra per cercare lavoro in Australia, Venezuela, Germania e in altri paesi del mondo. L'emigrazione friulana fu uno dei fenomeni sociali più profondi della storia regionale — partirono centinaia di migliaia di persone — e il santuario di Tricesimo è uno dei pochi luoghi dove questo capitolo viene commemorato in modo esplicito.
La Chiesa di San Pelagio ad Ardognano
Per chi ha tempo, una deviazione verso la frazione di Ardognano porta alla Chiesa di San Pelagio, lungo la strada che collega Ardognano con Vergnacco. Il motivo è il presbiterio decorato con affreschi del maestro cinquecentesco Gian Paolo Thanner: un ciclo pittorico di buona qualità che rappresenta scene sacre con la cura del dettaglio tipica dei pittori del Rinascimento friulano.
Dove mangiare a Tricesimo
Tricesimo ha una tradizione gastronomica solida. Il tajùt — il bicchiere di vino bianco o rosso nelle osterie del paese — è il modo più naturale per chiudere una visita. I locali del centro servono cucina friulana senza elaborazioni inutili: frico, cjarsons nella versione della pianura udinese, salumi locali.
Per chi vuole fare scorte di prodotti di qualità, la storica bottega Là di Mirco in paese è un punto di riferimento per formaggi delle latterie turnarie friulane, salumi artigianali e prodotti selezionati da tutta Italia. Aperta dal 1947, è il tipo di negozio che non si trova nei centri commerciali.
Come arrivare e cosa fare dopo
Tricesimo è sulla SS13 a 12 km da Udine, raggiungibile in auto in 15 minuti o con autobus regionale. Da Udine centro è anche percorribile in bicicletta lungo la pista ciclabile.
Dopo Tricesimo: a 30 minuti di auto si aprono le Valli del Natisone con i loro borghi, le chiese affrescate e i sentieri nel Parco delle Prealpi Giulie. È una combinazione che funziona bene come itinerario di mezza giornata o di un giorno intero.
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