Un crocevia tra le montagne
Resiutta esiste perché le strade si incrociano. A 316 metri sul mare, nel punto esatto dove la Val Resia confluisce nel Canal del Ferro, questo piccolo comune della provincia di Udine ha svolto per secoli il ruolo che la geografia gli aveva assegnato: punto di sosta, di scambio, di passaggio. Le merci e i viaggiatori che risalivano il Canal del Ferro verso i valichi alpini si fermavano qui. Prima di loro, i Romani avevano già capito l'importanza strategica del punto, come confermano i reperti archeologici di bronzo, monete e iscrizioni emersi nel tempo. E ancora prima, chi percorreva queste valli in epoca preistorica sceglieva questo imbocco per salire verso nord.
Oggi Resiutta è un comune di poche centinaia di abitanti, con il capoluogo e quattro frazioni (Borgo Cros, Rauni, Povici di Sopra e Povici di Sotto), quasi integralmente compreso nel Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie. Non è una destinazione di massa, ma per chi arriva con curiosità offre due musei insoliti, un borgo rurale sopravvissuto al terremoto del 1976 e l'accesso a uno dei territori naturali più interessanti del Friuli orientale.
La chiesa di San Martino: Giano Bifronte sulle Prealpi
La chiesa parrocchiale di San Martino del capoluogo è documentata fin dal 1199, retta inizialmente dai benedettini e poi, dal XIV secolo, dai sacerdoti dell'abbazia di Moggio. L'edificio fu costruito in un momento di ripresa economica e culturale del borgo dopo la caduta dell'impero romano, e ancora oggi è il punto di riferimento spirituale e architettonico del capoluogo.
L'interno conserva un dettaglio che stuzzica la curiosità degli appassionati di storia dell'arte: un'acquasantiera raffigurante la testa di Giano Bifronte, la divinità romana dei passaggi e delle transizioni, protettore delle porte e delle soglie. Trovare un'immagine pagana incorporata in un edificio cristiano medievale non è insolito in queste zone di confine e di transito, dove il substrato romano rimase a lungo vivo nella cultura popolare. Un reperto piccolo ma eloquente sulla stratificazione di questo territorio.
La Mostra della Miniera del Rio Resartico
Alle pendici settentrionali del Monte Plauris, nella valle percorsa dal Rio Resartico, si trova uno dei luoghi museali più singolari del Friuli nord-orientale. Per oltre un secolo, dalle pareti di roccia di questa valle si estraeva un minerale bruno e leggero: gli scisti bituminosi, formatisi milioni di anni fa nel Triassico dalla compressione di alghe. Il materiale estratto veniva portato a Resiutta per essere distillato in un fabbricato ancora visibile sulla sinistra del torrente Resia, per ricavarne oli minerali. Questi oli venivano usati, tra l'altro, per l'illuminazione pubblica di Udine.
Un filo diretto tra le viscere di una montagna delle Prealpi Giulie e le lampade accese nelle piazze del capoluogo friulano. Un dettaglio che cambia la prospettiva sulla storia industriale di questa regione.
Nella Mostra della Miniera, video e pannelli illustrano le attività che si svolgevano in miniera, la storia delle ricerche compiute e gli aspetti geologici. Di particolare impatto è la ricostruzione a grandezza naturale di una galleria con i carrelli di trasporto dei materiali estratti. Completa l'insieme un plastico della valle del Resartico con l'andamento degli strati e delle gallerie oggetto dell'estrazione.
Il sentiero CAI 702 conduce dal capoluogo fino al borgo minerario nelle profondità della valle, con cartelli esplicativi lungo il percorso. Lungo la strada si incontra il Sasso del Diavolo, un grande masso di Dolomia Principale con impronte di bivalvi Megalodon visibili sulla superficie: un fossile triassico a cielo aperto. La galleria della miniera è visitabile con una guida del Parco su prenotazione.
La Galleria Ghiacciaia: il frigorifero di montagna del birrificio Dormisch
A pochi metri dalla Mostra della Miniera, subito dopo il ponte sul torrente Resia, si trova la seconda attrazione museale di Resiutta: la Galleria Ghiacciaia, scavata nella montagna con una funzione precisa e ingegnosa.
Era il 1844 quando, nella Resiutta asburgica, imprenditori carinziani iniziarono a produrre birra sfruttando le ottime acque del torrente Resia. Nel 1881 l'attività crebbe con la fabbrica di Francesco Dormisch. Le acque fredde e pure del torrente erano perfette per la fermentazione, ma la birra prodotta aveva bisogno di essere conservata al fresco. La soluzione fu scavare una galleria nel fianco della montagna sul versante nord-est del Monte Gravizze, sfruttando le caratteristiche naturali della roccia.
La forma della galleria, attraverso cunicoli e strettoie, facilitava la circolazione dell'aria fresca: dal deposito del ghiaccio ai locali anteriori dove erano immagazzinate le botti di birra, che in questo modo veniva conservata ottimamente. Un sistema di condizionamento naturale ante litteram, che funzionava senza energia elettrica sfruttando solo la fisica dell'aria e la temperatura della montagna.
Nel 1891, con la realizzazione del canale Ledra, Dormisch decise di trasferire la produzione a Udine per sfruttare la forza idrica della roggia e dotare lo stabilimento di refrigerazione artificiale ad anidride carbonica. La risorsa montana del ghiaccio non fu più necessaria e la vecchia ghiacciaia di Resiutta restò vuota. Dopo anni di abbandono, è stata restaurata con fondi europei e oggi è aperta in concomitanza con le aperture della Mostra della Miniera del Resartico, da maggio a settembre il fine settimana e in agosto anche nei giorni feriali.
Chi visita Udine e beve una Dormisch non pensa mai che quella birra ha le radici a Resiutta.
Borgo Cros: le case sopravvissute al 1976
Il terremoto del 1976 colpì duramente questo territorio come tutto il Friuli orientale. Tra i pochi esempi di architettura rurale rimasti intatti dopo quella catastrofe c'è l'antico Borgo Cros, caratterizzato dalle abitazioni in pietra che hanno conservato l'aspetto originario. Una passeggiata tra i vicoli di Borgo Cros permette di vedere come erano costruite le case di montagna in questa zona prima che il cemento armato della ricostruzione postbellica cambiasse il paesaggio edilizio di tanti comuni friulani.
Il Parco Naturale delle Prealpi Giulie: base per l'escursionismo
Il territorio di Resiutta è parte del Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie, che copre circa 10.000 ettari tra i comuni di questa area. Il parco è una delle aree protette più interessanti del Friuli per la varietà geologica e naturalistica: calcari, dolomie, foreste di faggio e abete, fauna che include il lupo e la vipera dal corno.
Resiutta funziona come punto di partenza comodo per escursioni nel parco in diverse direzioni. Il sentiero per il Borgo Minerario del Resartico è quello più caratteristico del comune stesso. Altri percorsi raggiungono i versanti del Monte Plauris (2.401 m) o si collegano ai sentieri verso la Val Resia che parte proprio qui a fianco.
La Ciclovia Alpe Adria passa per questa zona, seguendo il tracciato dell'antica ferrovia pontebbana nel tratto Canal del Ferro-Valcanale: un percorso pianeggiante e panoramico che collega Tarvisio con la pianura friulana, perfetto per chi vuole esplorare la vallata in bicicletta senza dislivelli impegnativi.
La Festa dell'Agricoltura e il Sasso del Diavolo
A ottobre si svolge la Festa dell'Agricoltura, con stand gastronomici e artigianali, presentazioni di libri e due percorsi escursionistici aperti al pubblico: quello verso la miniera del Resartico per gli appassionati di geologia e storia industriale, e quello fino al Sasso del Diavolo per le famiglie con bambini, accompagnato dalla narrazione delle leggende locali legate a quel grande masso fossile.
Il Trofeo dei Tre Comuni è invece una competizione sportiva che coinvolge annualmente Resiutta, Chiusaforte e Resia, tre comuni contigui che condividono il territorio del Parco delle Prealpi Giulie.
Come arrivare
Resiutta si raggiunge dall'autostrada A23 Alpe Adria, uscita Carnia-Tolmezzo o Gemona-Osoppo, poi statale SS13 verso nord. Da Udine circa 50 km.
Dintorni: la Val Resia
La posizione di Resiutta, proprio all'imbocco della Val Resia, la rende un punto di accesso naturale per chi vuole esplorare quella vallata. La Val Resia è un territorio a sé, con una comunità di origine slava che ha conservato lingua, tradizioni e cultura proprie in modo straordinariamente tenace nel tempo. Vale una deviazione dedicata.
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