La valle che i Celti conoscevano già
C'è una fibula di bronzo, trovata in una necropoli scavata per caso durante i lavori di una casa, che gli archeologi hanno deciso di chiamare col nome del paese dove è stata scoperta. Si chiama "Paularo". È un oggetto di 2.600 anni fa, decorato a cerchielli, unico nel suo genere tra tutti i reperti preistorici del Friuli. Il fatto che porti il nome di questo piccolo comune della Carnia dice qualcosa di preciso: Paularo è un posto antico, stratificato, pieno di storia che buona parte dei turisti non sospetta nemmeno.
Il nome Paularo compare per la prima volta in un documento del 1295, ma chi vuole scoprire la storia dell'uomo nella valle d'Incarojo deve risalire a origini molto più remote. Nel passo del Cason di Lanza sono stati trovati oggetti in selce risalenti al Mesolitico recente, intorno al 5500-4500 a.C.: segni lasciati dai cacciatori che salivano in cerca di prede fin oltre i 1.500 metri di altitudine.
Il paese si trova a 690 metri sul mare, immerso nella valle d'Incarojo, percorsa dal torrente Chiarsò tra montagne che salgono fino ai 2.000 metri. Il clima è più mite di quello che ci si aspetterebbe a questa quota: estati fresche e ventilate, inverni non particolarmente rigidi. Una combinazione che ha sempre reso questo angolo di Carnia attraente per chi cerca la montagna senza i suoi estremi.
La necropoli celtica di Misincinis: la prima in Carnia
Nel 1995, durante i lavori di costruzione di una casa privata nella frazione di Misincinis, emersero i primi reperti. Gli scavi sistematici condotti tra il 1995 e il 2001 portarono alla luce qualcosa di straordinario: una necropoli risalente a circa 2.600 anni fa, composta da 145 tombe ad incinerazione. Al loro interno erano custoditi oltre 800 oggetti: spilloni, ganci di cintura, pendagli, coltelli in ferro a dorso ricurvo e riccamente ornato. Tra questi reperti spicca la fibula decorata a cerchielli, unica nel suo genere e per questo battezzata "Paularo" dagli esperti.
La scoperta ha offerto per la prima volta l'opportunità di far luce sulla cultura materiale, gli usi e i rituali funerari delle popolazioni preromane della Carnia, probabilmente i Carni citati nei testi latini. Gli scavi hanno aggiunto dati importantissimi per la comprensione della protostoria dell'intero Friuli, in particolare del periodo oscuro che precede la fondazione di Aquileia.
La zona archeologica è oggi ricoperta, ma parte dei materiali si trova al Museo Archeologico di Iulium Carnicum. Chi visita Paularo con un interesse per la storia antica troverà nel sito dell'Ecomuseo e nelle pubblicazioni locali la documentazione più completa sulla necropoli.
Nella stessa frazione si trovano anche una tomba di epoca romana e, a Chiastilirs vicino a Dierico, i resti di una strada lastricata e di un antico fortilizio, probabilmente un castelliere preistorico che controllava il passaggio della valle.
La chiesa parrocchiale: gli affreschi di Antonio Schiavi
Il centro di Paularo è dominato dalla chiesa parrocchiale dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia martiri, che svetta sul paese dall'alto di una lunga scalinata. L'edificio attuale, costruito attorno al 1750 su una preesistente chiesa del XV secolo, custodisce un interno affrescato dal pittore Antonio Schiavi, artista di scuola veneziana. Gli affreschi coprono le volte e le pareti con una qualità decorativa che vale la salita della scalinata.
La tradizione locale sostiene che la chiesa sorga sul sito di un antico tempio pagano: nel blasone del Comune sono rappresentate tre fortezze che per secoli hanno difeso il territorio, e una di esse corrisponde proprio al sito su cui ora sorge la chiesa principale. Un dettaglio che racconta la continuità di questo luogo come punto di riferimento della comunità attraverso i millenni.
Tra le altre chiese di interesse, la parrocchiale di Santa Maria Maggiore a Dierico, fondata attorno al Trecento, conserva un altare ligneo cinquecentesco di Antonio Tironi da Bergamo. La chiesa di Sant'Antonio Abate, edificata nel 1674 per volontà del nobile Tommaso Calice, è oggi sconsacrata e ospita mostre temporanee, esposizioni fotografiche e concerti: un uso intelligente di uno spazio storico che altrimenti rischierebbe l'abbandono.
I palazzi storici e il borgo Cjaveç
Tra il Cinquecento e il Settecento, alcune famiglie nobili della valle costruirono a Paularo residenze di qualità che ancora oggi caratterizzano il tessuto urbano del capoluogo. I più rilevanti sono Palazzo Valesio-Calice, Palazzo Calice-Screm e Palazzo Linussio-Fabiani, quest'ultimo legato alla figura di Jacopo Linussio, imprenditore tessile nativo di Paularo che nel Settecento costruì una delle più importanti industrie della Carnia asburgica. Nella frazione di Villamezzo si trova invece la Cort di Tarusç (Corte di Tarussio), complesso rurale che conserva l'assetto architettonico dei secoli passati.
Nelle vicinanze di Palazzo Fabiani si trova il borgo Cjaveç, uno dei nuclei più antichi e meglio conservati del capoluogo: case in pietra, vicoli stretti, l'atmosfera di un insediamento che ha attraversato i secoli senza stravolgimenti.
Il cippo confinario di Maria Teresa: dove si toccava il confine dell'Impero
Lungo i sentieri del territorio si incontra un reperto di storia moderna che i viaggiatori di lingua tedesca riconoscono con piacere: il cippo confinario n. 15 del 1772, voluto dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria per delimitare il confine tra la Repubblica di Venezia e l'Impero austriaco. Su un lato è impresso il Leone di San Marco, sull'altro lo stemma del ducato di Carinzia, casa regnante d'Austria. Il cippo riporta anche la data del 1887, riferita alla successiva confinazione legata all'annessione del Friuli all'Italia nel 1866. Un oggetto che racconta in pietra la storia geopolitica di questa frontiera alpina, percorsa per secoli da mercanti, soldati e emigranti che passavano dal Friuli alla Carinzia attraverso il passo di Lanza.
L'Ecomuseo i Mistîrs: i mestieri come patrimonio vivo
Mistîrs in friulano significa mestieri. L'Ecomuseo "I Mistîrs" ha l'obiettivo di recuperare e valorizzare la memoria storico-culturale della Val d'Incarojo attraverso mostre, attività culturali e didattiche in cui sono ricostruiti ambienti di lavoro, tecniche e tradizioni del passato. Non è un museo in senso tradizionale con vetrine e didascalie: è una rete di luoghi distribuiti sul territorio comunale, ciascuno dedicato a un mestiere o a una tradizione. Il mulino ad acqua a Salino, la teleferica ancora funzionante nel capoluogo, l'esposizione sull'attività del boscaiolo a Villamezzo sono alcune delle stazioni del percorso.
L'iniziativa è completata ogni anno dalla rassegna Mistîrs in agosto: tre giorni in cui le frazioni del comune si trasformano in palcoscenico per dimostrazioni di mestieri antichi, rassegne canore, sfilate a tema, spettacoli pirotecnici e serate danzanti.
La Mozartina: strumenti musicali dal passato
Per chi ha sensibilità musicale, vale una visita alla Mozartina, istituzione privata che conserva la collezione di strumenti musicali antichi di Giovanni Canciani. Una raccolta insolita per un borgo alpino di queste dimensioni, che testimonia come la cultura della valle non si sia mai chiusa su sé stessa.
Sport e natura: dalla vetta al torrente
La Val d'Incarojo offre un ventaglio completo di attività all'aperto, estate e inverno. Il Monte Paularo è la meta escursionistica principale, con tracciati di varia difficoltà adatti a tutti. Il Monte Sernio (2.187 m) e il Monte Zermula (2.143 m) sono le vette più ambite dagli alpinisti. Il Lago Dimon e il Passo del Cason di Lanza, punto di valico verso l'Austria, sono mete che meritano una giornata dedicata.
Per chi preferisce l'acqua, il torrente Chiarsò è la base per il canottaggio. Le cascate di Salino, con le rocce sedimentarie su cui scivola l'acqua risalenti a 250 milioni di anni fa, e le cascate "das Glîrs" e "da NaÅ¡e" sono punti di sosta lungo i sentieri del fondovalle. La poetessa friulana Caterina Percoto, che frequentava spesso la valle, definì la cascata di Salino una delle meraviglie della Carnia.
Il parco giochi Saletti, 15.000 metri quadrati con campi da tennis, calcetto e pallavolo, palestra di arrampicata e minigolf illuminato, è aperto da maggio a fine ottobre con area campeggio adiacente. Un'infrastruttura pensata per le famiglie che rende Paularo una base comoda anche per chi viaggia con bambini.
La Femenate e le tradizioni del fuoco
La notte del 5 gennaio, Paularo si illumina di un rituale che viene da lontano. La Femenate è un rito di origine celtica che sopravvive intatto: un grande rombo ligneo, costruito con scarti di granturco, ramaglie e fieno, viene issato a circa 15 metri da terra e poi dato alle fiamme. La composizione del rombo genera fiamme enormi, e dal fumo che ne deriva si traggono presagi sul futuro del raccolto. La stessa sera, nella frazione di Villamezzo, si rivive l'epifania con l'animazione dell'arrivo dei Re Magi.
Un rito del fuoco in pieno inverno alpino, con le montagne sullo sfondo: uno di quegli spettacoli che si ricordano a lungo.
La cucina della val d'Incarojo
La cucina di Paularo è quella della Carnia più autentica. Accanto ai classici friulani come polenta, frico, cjarsons e brovada e muset, ci sono specialità locali come il tocj di braide, salsiccia con polenta morbida, ricotta affumicata e burro fuso, e lo sciuviti, spezzatino di filetto di maiale con farina bianca, latte, burro e vino rosso. E ancora lo Å¡terz, farina di mais arrostita fatta a gnocchi, i sopis con pane e uovo sbattuto, il sufrit a base di mosto e latte. Un repertorio che non scende a compromessi con il turismo di massa.
Come arrivare
In auto: autostrada A23 in direzione Tarvisio, uscita Carnia Amaro, poi SS52 verso Tolmezzo. Prima di Arta Terme, a Cedarchis, si svolta sulla SR23 e si prosegue fino a Paularo. Da Udine circa 90 km. I mezzi pubblici TPL FVG raggiungono Paularo e le principali frazioni del comune. Per chi viene dall'Austria attraverso il passo di Lanza, Paularo è la prima fermata importante in Carnia.
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