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Arta Terme: acque sulfuree e archeologia in Val Bût

A 442 metri di quota in Val Bût, Arta Terme unisce lo sfruttamento storico dell'Acqua Pudia alle esplorazioni archeologiche sul colle di Chiarsovalas.

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Collocato a 442 metri di altitudine lungo la direttrice della Val Bût, il comune sparso di Arta Terme basa il proprio assetto urbanistico ed economico sullo sfruttamento delle sorgenti minerali sotterranee. Già in epoca romana, le vene acquifere della zona venivano canalizzate per alimentare le piscine pubbliche del municipium di Iulium Carnicum (corrispondente all'odierno abitato di Zuglio). Oggi il nucleo fa da cerniera logistica tra i rilievi della Carnia centrale e il bacino del Monte Zoncolan.

L'Acqua Pudia e la costruzione del polo termale ottocentesco

Il polo idroterapico si alimenta dalla fonte di acqua Pudia, una denominazione derivante dal latino putens che indica la forte concentrazione solfidrica, responsabile della tipica esalazione sulfurea.

Le prime analisi chimiche sistematiche sulle acque risalgono ai primi decenni dell'Ottocento, culminando nel 1870 con la costruzione del primo padiglione termale voluto dall'imprenditore Giovanni Pellegrini. La stazione acquisì rilevanza nazionale ospitando Giosuè Carducci per un intero ciclo di trattamenti durante l'estate del 1885. Raso al suolo durante la Prima Guerra Mondiale, il complesso è stato riedificato negli anni Sessanta e integrato nel 2008 con l'infrastruttura del "Palazzo delle Acque", spostando il baricentro dell'offerta dalla pura fangoterapia alla riabilitazione fisioterapica avanzata.

Il sito altomedievale di Chiarsovalas e le ammoniti del Triassico

Le alture circostanti Arta Terme conservano un registro stratigrafico e archeologico di rilievo. Nella frazione di Piano d'Arta si trova l'Esposizione Permanente del Fossile, incentrata sul lascito del paleontologo Enrico Campibelli. La raccolta mappa l'evoluzione geologica delle Alpi Carniche, esponendo ammonoidi e gasteropodi estratti dal massiccio del Cucco-Tersadia e datati al Triassico Medio.

Sul fronte dell'archeologia insediativa, il colle di Chiarsovalas è oggetto di scavi stratigrafici dal 2017. Le indagini hanno portato alla luce una quindicina di fondazioni in pietra a base seminterrata. I reperti fittili e in ferro rinvenuti documentano un'intensa occupazione dell'altura durante l'alto medioevo, fornendo nuovi dati sulle logiche di fortificazione e controllo viario nella montagna carnica in età post-classica.

Le chiese frazionali e l'architettura in pietra

La dispersione abitativa nelle numerose frazioni è accompagnata da un reticolo di architetture religiose che fungono da perno per i singoli abitati. A Piano d'Arta, la chiesa di San Nicolò degli Alzeri, attestata dal XIII secolo, e l'arcipretale di impianto settecentesco testimoniano le diverse fasi costruttive locali. Nell'abitato di Chiusini, la chiesa dello Santo Spirito custodisce un ciclo di affreschi quattrocenteschi, rari sopravvissuti ai sismi che hanno periodicamente colpito l'arco alpino orientale.

La rete viaria di fondovalle permette, inoltre, un rapido collegamento con l'architettura alpina di Cercivento e con i tracciati escursionistici che conducono al Monte Amariana o alla forra del Vinadia.

I cjarsons, lo Sliwowitz e la reinvenzione de las cidules

La base alimentare di Arta Terme si fonda sulle tecniche di conservazione della Carnia, dominata dalla produzione di ricotta affumicata di malga e dai cjarsons, agnolotti ripieni che alternano contrasti dolci e salati. A questi elementi tradizionali si affianca lo Sliwowitz, un robusto distillato di prugne storicamente concentrato nella frazione di Cabia.

Nel 2009, queste materie prime sono state codificate in una nuova preparazione gastronomica battezzata las cidules: un agnolotto di farina di grano saraceno chiuso a forma di stella. Il nome omaggia il rito del tir des cidules, l'antica usanza carnica che prevede il lancio notturno di rotelle di legno incandescenti dai pendii montani, in origine associata ai riti solstiziali. Il ripieno della pasta integra proprio lo Sliwowitz di Cabia e le noci locali.

Liturgie processionali e devozione

Il calendario etnografico della Val Bût è cadenzato da antichi riti comunitari. Oltre al lancio delle cidules, l'inverno è segnato dalla stele di Nadal: nel periodo epifanico, gruppi di cantori attraversano i cortili delle frazioni trasportando un telaio ligneo a forma di stella illuminato a olio, intonando canti di questua.

Con l'arrivo della primavera si svolge invece la liturgia del "Bacio delle croci" (nel giorno dell'Ascensione). Le comunità di valle convergono in processione verso l'antica Pieve di San Pietro di Carnia, situata su uno sperone roccioso nel territorio di Zuglio, incrociando i crocifissi astili parrocchiali secondo un rigido protocollo gerarchico che fissa storicamente le precedenze tra i villaggi.

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