🏘 Borghi & Città · 4 min di lettura

Colle di San Giusto: Guida al nucleo romano di Trieste

Il Colle di San Giusto conserva le origini di Trieste. Scopri la cattedrale nata da due chiese, il castello di Federico III e i reperti del Lapidario Romano.

Colle di San Giusto: Guida al nucleo romano di Trieste - Borghi & Città in Friuli Venezia Giulia

A 74 metri sul livello del mare, il rilievo di San Giusto costituisce il nucleo insediativo originario di Trieste. Sotto l'attuale asfalto e le pavimentazioni in pietra arenaria riposa l'antico foro della Tergeste romana. L'area ospita un palinsesto architettonico dove edifici religiosi, fortificazioni militari e reperti archeologici convivono a stretto contatto, restituendo una lettura stratificata della storia cittadina dal I secolo d.C. fino agli interventi di restauro degli anni Trenta del Novecento. L'esposizione geografica garantisce un controllo visivo lineare su tutto il Golfo di Trieste e sul crinale del Carso.

Il foro di Tergeste e le colonne della basilica civile

L'area sommitale è stata occupata in modo continuativo fin dall'antichità. A ridosso dell'attuale cattedrale sopravvivono i resti della Basilica civile romana, risalente al II secolo d.C. Le fondamenta indicano una struttura imponente, lunga 88 metri e larga 23,50, originariamente destinata all'amministrazione della giustizia e agli affari commerciali. Del colonnato originale rimangono oggi i basamenti e due fusti parzialmente ricostruiti per anastilosi, impiegando frammenti lapidei originali rinvenuti durante le campagne di scavo.

La fortezza di Federico III e le difese veneziane

Il Castello di San Giusto poggia direttamente sulle antiche strutture romane, dominando la città con un impianto difensivo stratificato. L'ossatura del maniero odierno prende forma nel 1470 per ordine dell'imperatore Federico III d'Asburgo, le cui spese di edificazione furono interamente addossate alla popolazione locale.

Tra il 1470 e il 1630 la fortezza subì continue alterazioni strategiche. Durante la breve occupazione della Repubblica di Venezia nel 1508, la struttura venne dotata di un bastione rotondo per resistere alle artiglierie. Tornato sotto l'amministrazione asburgica, il perimetro venne completato sotto la direzione dell'architetto triestino Gerolamo Decio. Tra la metà del Cinquecento e i primi decenni del Seicento, Pietro de Pomis definì la geometria a bastioni attuale, inglobando la torre di Federico III e articolando le difese attorno alla corte interna. Dal 1930, il complesso è proprietà del Comune di Trieste, che ha reso accessibili i camminamenti di ronda sulle mura.

L'armeria di de Pomis e il giardino dei ricordi di Rossetti

Gli ambienti interni del Castello ospitano un'armeria focalizzata su armi in asta, da taglio e da fuoco dal Medioevo all'Ottocento. Dal 2001, il Bastione Lalio è sede del Lapidario Tergestino, un'esposizione al coperto progettata per salvare dal degrado meteorico i reperti romani di maggiore rilevanza.

Questi reperti provenivano in gran parte dall'Orto Lapidario esterno, un'area istituita nel 1829 dall'umanista Domenico Rossetti. Concepito come un cimitero antiquario sui terreni di una precedente area sepolcrale consociata alla cattedrale, l'Orto raccoglie oggi monumenti funebri romani e frammenti architettonici medievali.

L'unione di due chiese e le pietre di spoglio del campanile

La Cattedrale di San Giusto è l'esito architettonico della fusione di due edifici preesistenti. Già nel I secolo d.C., il sito ospitava un propileo monumentale romano, le cui colonne sono state in seguito inglobate nella base dell'odierno campanile. Nel V secolo venne eretta sul luogo una basilica paleocristiana a tre navate, sostituita a metà dell'XI secolo dalla chiesa di Santa Maria Assunta, commissionata probabilmente dal vescovo Adalgero.

Parallelamente, tra l'epoca carolingia e il XII secolo, fu innalzato il vicino Sacello di San Giusto. Nel corso del XIV secolo, i vescovi Rodolfo (1303-1320) e successivamente Enrico (1383-1396) promossero l'unione dei due edifici paralleli, consacrando la struttura definitiva. Questo accorpamento strutturale giustifica l'asimmetria dell'attuale facciata a capanna, dominata da un rosone gotico trecentesco di pregevole fattura.

L'accesso centrale è delimitato da stipiti ricavati da una stele funeraria romana appartenuta alla famiglia Barbia (I secolo d.C.); in epoca successiva, l'ultimo busto in basso a destra venne riadattato per raffigurare San Sergio, simbolo civico di Trieste. Sulla parete esterna è murata la lapide con lo stemma di Enea Silvio Piccolomini, vescovo della città prima di ascendere al soglio pontificio come Pio II nel 1448, raffigurato anche all'interno da uno dei tre busti bronzei presenti assieme ai vescovi Rapicio e Rinaldo.

Il campanile, rivestito in blocchi di pietra tra il 1337 e il 1343 su progetto di Randolfo de' Baiardi, occulta la più antica torre romanica che a sua volta fagocitò il propileo romano. Nella nicchia sopra il portale d'ingresso troneggia la statua gotica di San Giusto, ottenuta applicando una testa romana di reimpiego su un corpo in pietra scolpito ex novo.

💬

I commenti tornano presto

Stiamo migrando il sistema di commenti. Torneranno disponibili a breve.