Bocche del Timavo: le sonanti sorgenti del misterioso fiume carsico

bocche del timavo
Le risorgive del Timavo

Il fiume Timavo o Reka (Timavus in latino, Reka o Timava o Timav in sloveno, Timava in croato, Timâf in friulano) è un fiume carsico che scorre tra Croazia, Slovenia e Italia. Ha la sua fonte natia in Croazia dove viene chiamato Reka che si traduce, semplicemente, con la parola “fiume”, da una sorgente valchiusana sul picco Turkove škulje del Monte Nevoso.

Nasce silenziosamente in Croazia per poi sconfinare, dopo appena un paio di chilometri, in Slovenia. Continua, poi il suo corso nella Val Malacca, nella Contea Litoraneo Montana della Croazia, attraversando il Carso per circa novanta chilometri prima di sfociare fragorosamente nel Mar Adriatico su cui si affaccia San Giovanni di Duino, in provincia di Trieste.

I fenomeni carsici del Timavo

E’ un fiume sotterraneo silente e misterioso, che scava la pietra e si modella su di essa nel profondo. Scorre sottoterra per 40 chilometri, senza farsi vedere. Muove il suo percorso dalle grotte slovene di San Canziano, attraversando silenziosamente l’Abisso del Trebiciano fino a riaffiorare, come per magia, a San Giovanni di Duino prima di trovare la sua libertà nella foce del Golfo di Trieste dopo appena due chilometri.

Tecnicamente, il Timavo rappresenta uno dei più interessanti fenomeni carsici italiani: nessuno sa quale sia il suo reale percorso sotterraneo, che non è mai stato identificato con certezza anche perché, come spesso accade per i fiumi Carsici, i tracciati e la direzione delle acque cambiano e di modificano secondo la piovosità delle diverse zone.

Per il suo breve percorso di appena 2 km in territorio italiano, il Timavo ha guadagnato il titolo di fiume (con foce in mare) più corto dello stivale.

Le risorgive del Timavo

Anche dette più comunemente Bocche del Timavo, sono le risorgive del fiume in territorio italiano nei pressi del centro abitato di San Giovanni di Duino, lungo il percorso tra Duino e Monfalcone. Una zona naturalistica di incredibile interesse per le Scienze della Terra, in campo biologico e, non per ultimo, da un punto di vista paesaggistico. Tra la fauna locale si nota lo scazzone del Timavo, (Cottus scaturigo), una specie in pericolo di estinzione, endemica della sorgente di questo fiume. La flora del luogo è incantevole e unica: maestosi pioppi, antichi platani, severi cipressi circondano l’area delle resurgive come fosse un luogo sacro.

Ed è proprio così che , in tempi antichi, fu interpretato e vissuto il fiume del mistero. Le bocche del Timavo furono, per gli antichi Romani, luogo di culto e di spiritualità in onore ad Ercole, Diomede, Saturno, la Spes Augusta e il dio Temavus. Dalla religione alla letteratura, le sue bocche impressionarono anche Tito Livio e Virgilio, che lo citò in ben tre delle sue opere (Ecl. 8, 6, Georg. III, 475 e Aen. I, 244.) tra cui l’Eneide in cui narrò delle sue 9 bocche.

“Antenore, scampato agli Achei, poté entrare nel golfo illirico, spingersi in modo sicuro nel regno dei Liburni e superare le sorgenti del Timavo che simile a un mare impetuoso erompe dalla montagna per nove bocche con alto frastuono e inonda i campi di un acqua risonante.”

Le Bocche del Timavo nella Storia

Anticamente, infatti, le bocche del fiume carsico segnavano il confine orientale tra l’Impero Romano e le popolazioni dell’Illiria ancora franche dal predominio romano. Ancora prima, i miti greci narrano che Giasone, a capo della spedizione degli Argonauti alla conquista del Vello d’Oro, fuggendo dalla Colchide con il Vello d’Oro, riuscì a mettersi in salvo con i suoi argonauti risalendo rocambolescamente le foci del Timavo.

Successivamente, nel IV secolo, l’avvento del Cristianesimo portò i monaci a edificare una primissima cappella che, con ampliamenti successivi nel corso dei secoli, divenne la Basilica di San Giovanni in Tuba. Durante il periodo del Patriarcato di Aquileia, i veneziani in guerra contro il Patriarcato stesso, nel 1284 costruirono un’isola artificiale proprio davanti alla foce del Timavo, su cui venne edificato il Castello di Belforte.

Durante il dominio asburgico, invece, il Timavo venne utilizzato come naturale linea di confine amministrativo tra il litorale austriaco e la Carniola, ossia quella macro-regione storica posta tra Friuli, Stiria, Carinzia, Croazia e Istria sulla quale è stata costituita la Slovenia. Capitale storica della Carniola era, infatti, Lubiana che oggi è proprio la capitale della Slovenia.

La Prima Guerra Mondiale, invece, ricorda indicibili massacri a ridosso delle sue resurgive, in una cicatrice rimasta ancora tristemente aperta e che suscita sempre una profonda riflessione storica, culturale e coscienziale.

Visitare le Bocche del Timavo

Raggiungere le resurgive del Timavo per un tour all’insegna della natura e della cultura è semplice poiché il posto è collegato molto bene, soprattutto in automobile lungo la strada statale 14, in direzione di Molfalcone. Se stai pensando a come organizzare la tua gita, ti consiglio di unire la visita dei fenomeni carsici del Timavo ad una panoramica più ampia. Sulla tua cartina si consiglio di spuntare anche la Chiesa di San Giovanni in Tuba (per visitarne gli interni, basta prendere appuntamento contattando la Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia al numero di telefono +39 040 4261411) in cui, dietro il moderno altare, sono ancora visibili i resti dell’impronta paleocristiana, oltre alla fossa reliquiario romanica. Questa contiene reliquie sacre dei Santi Stefano, Biagio, Giorgio, Lorenzo, Giovanni Evangelista e Giovanni Battista.

Oltre alla Chiesa e alla fragorosa foce del fiume (che gli speleologi possono, altresì, ammirare attraverso i pozzi dell’abisso di Trebiciano), potresti facilmente estendere la tua visita includendo la suggestiva grotta del Mitreo, una cavità carsica naturale antica e suggestiva, già nota in tempi pre-protostorici sin dal Neolitico, utilizzata lungo tutto il periodo dell’età del Bronzo e dedicata al culto del dio Mitra. Il sentiero per raggiungerla a piedi mostrerà, inoltre, importanti cenni archeologici dell’arteria stradale romana che collegava anticamente Aquileia con Tergeste, rimasta ben visibile nonostante i secoli trascorsi.

A questa visita, ti consiglio di dedicare almeno mezza giornata, prima di fermarti a gustare qualche specialità gastronomica del luogo, deliziosamente intrisa di una perfetta ed equilibrata contaminazione di sapori italiani, tedeschi e slavi. Scarpe comode e abbigliamento sportivo sono raccomandati. Insieme ad una buona macchina fotografica: la Natura di questo luogo sa offrire emozioni che meritano di essere portate nel cuore e immortalate per sempre in immagini stupende e irripetibili.

Informazioni utili

Indirizzo: Bocche del Timavo, Duino-Aurisina. SSS14, San Giovanni di Duino (Ts)

Orari

Sempre aperto (si consiglia la visita ovviamente durante il giorno con la luce)

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