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Zamberlani e Strumieri: la guerra civile medievale di Udine

La storia delle fazioni Zamberlani e Strumieri a Udine: Venezia contro l'Impero, i Savorgnan contro i Della Torre e la Crudel Zobia Grassa del 1511.

Zamberlani e Strumieri: la guerra civile medievale di Udine - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Nel 1420 Venezia entra ad Udine e il Friuli cambia padrone. Il Patriarcato di Aquileia è finito, la Serenissima è la nuova potenza dominante. Ma la conquista veneziana non porta la pace — porta invece una nuova frattura che percorrerà il Friuli per quasi un secolo, dividendo famiglie, borghi e classi sociali in due fazioni nemiche: gli Zamberlani e gli Strumieri.

È una storia di rivalità nobiliari, di contadini che insorgono, di rancori tramandati di generazione in generazione. Culmina nel giovedì grasso del 1511 — la Crudel Zobia Grassa — in uno dei più sanguinosi massacri della storia friulana.

Le due fazioni

La divisione rispecchia esattamente la frattura politica dell'Europa del tempo: da un lato Venezia, dall'altro l'Impero.

Gli Zamberlani sono i filoveneziani — Guelfi, in termini medievali. Sono sostenuti dalla borghesia cittadina di Udine, dai contadini e, soprattutto, dalla potentissima famiglia Savorgnan. I Savorgnan avevano costruito la loro fortuna su una combinazione di feudi, traffici mercantili, manifatture e appalti pubblici; erano iscritti al Patriziato veneziano e guardavano a Venezia come al loro riferimento naturale.

Gli Strumieri sono i filoghibellini, i partigiani dell'Impero. Li rappresenta la nobiltà castellana del Friuli — le antiche casate feudali legate ai Patriarchi di Aquileia e imparentate con la nobiltà austriaca. In testa agli Strumieri ci sono i Della Torre. Il loro potere è di tipo feudale-latifondista, basato sulla rendita della terra e su un'etica cavalleresca che guarda con disprezzo alla borghesia mercantile veneziana.

Il Parlamento del Friuli — l'assemblea che gestiva gli affari regionali — era controllato dagli Strumieri. I Savorgnan cercavano di aggirarlo facendo leva sul loro peso politico a Venezia.

Le radici: un secolo di rancori

Le ostilità tra le due fazioni non nascono nel 1420. Affondano nel Trecento, quando le lotte per il controllo del Patriarcato dividevano già le famiglie friulane.

Il Patriarca Marquardo di Randeck (1365) aveva adottato una politica antiveneziana. Alla sua morte scoppiò una guerra tra Udine e Cividale che coinvolse tutte le casate nobiliari della regione.

Il Patriarca Filippo D'Alençon (1381) si schierò con i Cividalesi contro Udine — e gli udinesi lo costrinsero alle dimissioni. Il Patriarca Giovanni di Moravia (1387) fu accusato dell'assassinio di Federico Savorgnan, il campione degli udinesi filo-veneziani, e pagò con la vita — fu a sua volta assassinato sulla porta del Castello di Udine nel 1394.

Nel 1412 il Re d'Ungheria — contemporaneamente imperatore dei principi tedeschi — occupò Udine e fece fuggire i Savorgnan. Otto anni dopo, nel 1420, Tristano Savorgnan — figlio di Federico, quello assassinato — tornò ad Udine alla testa di un corteo sventolando il vessillo di San Marco. Venezia era entrata in Friuli. I Savorgnan avevano vinto questa partita. Ma la faida non era finita.

Il Bellum Forojuliense e l'escalation

All'alba del Cinquecento la guerra tra Venezia e l'Impero — il Bellum Forojuliense — riesplode con violenza. In Friuli le tensioni tra Zamberlani e Strumieri raggiungono livelli insostenibili. Ma non è solo una guerra tra nobili.

Sotto la superficie dello scontro politico covano le rivendicazioni contadine. I feudatari Strumieri gestivano le loro terre con metodi spesso vessatori. I contadini che lavoravano quei latifondi erano alleati naturali dei Savorgnan e degli Zamberlani — non per affezione a Venezia, ma per odio verso i signori locali.

Il 30 luglio 1509 una banda di contadini si impadronisce del Castello di Sterpo dei Colloredo, lo saccheggia e lo distrugge. Nel maggio dell'anno successivo, una delegazione di nobili Strumieri che tornava da Venezia (dove era andata a protestare per i "soprusi" contadini) viene aggredita a Malazumpicchia da 200 villici armati. Tra i nobili messi in fuga ci sono Alvise Della Torre, i Colloredo e molti altri. L'imboscata finisce senza morti — ma è un avvertimento.

L'episodio è particolarmente significativo: avviene pochi giorni dopo la promessa solenne del governo veneziano di domare la turbolenza contadina. I feudatari si sentono presi in giro dalla stessa Venezia che doveva proteggerli. L'umiliazione si somma al rancore.

La Crudel Zobia Grassa: il giovedì grasso del 1511

Il clima è ormai esplosivo. La Crudel Zobia Grassa — il Crudele Giovedì Grasso del 27 febbraio 1511 — è la miccia che fa saltare tutto.

Antonio Savorgnan organizza e scatena una sommossa popolare contro i nobili Strumieri. Le strade di Udine si riempiono di sangue. Numerosi esponenti delle famiglie ghibelline vengono massacrati — i Della Torre e gli altri feudatari che da decenni resistevano al dominio veneziano. I loro palazzi vengono saccheggiati e incendiati.

Gli storici considerano la Crudel Zobia Grassa la più importante rivolta contadina del Rinascimento italiano — non una semplice sommossa urbana ma l'esplosione di tensioni sociali accumulate per generazioni: nobili contro nobili, contadini contro feudatari, Venezia contro l'Impero, tutto insieme in un giovedì di carnevale.

Le conseguenze si sentirono per decenni. I sopravvissuti degli Strumieri ripararono nei loro castelli di campagna o fuggirono in territorio asburgico. Le famiglie Zamberlane consolidarono il loro potere ad Udine. Ma la frattura non si rimarginò mai completamente.

Dove si vive ancora questa storia

Udine commemora ogni anno il Giovedì Grasso con una processione storica in costume. La Crudel Zobia Grassa è uno degli eventi della memoria collettiva friulana più sentiti, ancora oggi.

Il Castello di Udine — dove nel 1394 fu assassinato il Patriarca Giovanni di Moravia — conserva nei suoi musei documenti e testimonianze del periodo. Il Palazzo dei Savorgnan nel centro storico di Udine porta ancora il nome della famiglia che per un secolo guidò gli Zamberlani.

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