Per raggiungere l'ingresso di Villa Ottelio de Carvalho è necessario varcare i confini comunali: sebbene la tenuta ricada nel catasto di Manzano, l'unica via d'accesso carrabile si inerpica lungo i pendii vitati di Buttrio. Sulla sommità della collina, la proprietà si sviluppa attorno a un cortile terrazzato rivolto verso i ronchi orientali del Friuli, marcato al centro da un pozzo cinquecentesco dotato di vera in pietra e cimiero in ferro battuto.
Priva di giardini geometrici e di affreschi monumentali, la villa rappresenta la convergenza pratica tra le necessità produttive dell'agricoltura locale e le influenze stilistiche introdotte dalle nobiltà venete in espansione verso nord.
L'enclave nobiliare: i passaggi dai de Marchi ai de Carvalho
L'edificio principale fu eretto presumibilmente alla fine del XVII secolo come centro direzionale agricolo per conto dei de Marchi, nobili udinesi. Il loro stemma nobiliare è tuttora incastonato sulla facciata, in corrispondenza del portale ad arco timpanato che garantisce l'accesso al piano nobile.
Tra il 1750 e il 1769 il complesso immobiliare fu acquisito dalla famiglia Ottelio, che ne ampliò la volumetria prolungando l'ala orientale fino a saldarla al corpo centrale. L'impronta della famiglia fu tale da conferire il toponimo all'intera altura, oggi nota come "località Ottelio". Una testimonianza diretta della loro permanenza si trova nella cappella annessa, dove una pietra tombale commemora Giacomo Ottelio fu Tommaso, deceduto a Cividale del Friuli il 12 maggio 1817.
Successivamente transitata ai conti padovani Papafava dei Carraresi, la proprietà fu rilevata nel 1984 dall'ingegnere Gian Guido de Carvalho de Moraes de Puppi. A seguito della sua scomparsa, la gestione e la tutela storica del sito sono affidate all'associazione Villa Ottelio de Carvalho, attualmente sotto la direzione di Rodolfo de Carvalho e Patrizia Corbellini.
L'ibridazione architettonica del Seicento friulano
La planimetria di Villa Ottelio testimonia l'innesto del gusto palladiano e veneto sulla robusta matrice della casa rurale friulana. Dalla tradizione locale eredita il corpo di fabbrica stretto e allungato, il tetto fortemente aggettante per proteggere i muri dalle piogge e l'impiego della pietra calcarea. Il modello veneto emerge invece nel salone passante centrale, nella distribuzione simmetrica delle finestre e nella tipologia dei camini.
Gli spazi interni sono organizzati su quattro livelli gerarchici:
- La cantina seminterrata e il piano terra: ambienti con pavimentazioni in pietra e spessori murari elevati, dedicati alla pigiatura, allo stoccaggio del vino e alle attività connesse ai vigneti.
- Il piano nobile: l'area residenziale signorile, raggiungibile tramite uno scalone esterno a doppia rampa.
- La soffitta: vasto ambiente sotto il tetto, sfruttato per l'appassimento delle uve grazie all'areazione garantita dai fessuramenti del solaio.
A ridosso della facciata settentrionale, affacciata su un versante scosceso, si estende il cortile di servizio, mentre sul piazzale principale si innesta una barchessa settecentesca, storicamente destinata al ricovero di carri e attrezzature.
La cappella di San Gaetano e l'opera trasferita del Carneo
L'ala occidentale della corte ospita l'oratorio privato della famiglia, intitolato a San Gaetano in Monte. I documenti storici attestano che il 15 settembre 1679 fu rilasciata la licenza ecclesiastica per la consacrazione dell'altare, fatto erigere da Giacomo Marchi.
Nel 1680 l'interno fu arricchito da una pala d'altare commissionata ad Antonio Carneo (1637-1692), esponente di spicco del Seicento cromatico friulano. Il dipinto raffigurava la Sacra Famiglia con San Gaetano da Thiene, San Pietro e San Giacomo Minore. L'opera originale non si trova più nella villa: in seguito ai passaggi di eredità, fu trasferita a Padova dai conti Papafava, insieme a un ritratto gentilizio attribuito allo stesso autore. Oggi all'interno della chiesetta, visitata ufficialmente dal Patriarca Marco Delfino il 13 maggio 1701, è conservata una fedele replica della tela.
Come arrivare e dintorni
L'accesso in automobile richiede di transitare per il comune limitrofo di Buttrio. Per chi proviene dall'Autostrada A23 (Palmanova-Tarvisio), l'uscita di riferimento è Udine Sud. Da qui, è necessario imboccare la Strada Regionale 56 (SR56) in direzione Gorizia. Raggiunto l'abitato di Buttrio, si devia sulla SP29 per poi salire lungo Via Rieppi fino alla sommità del colle, dove termina la strada pubblica e si apre l'ingresso della villa.
La posizione baricentrica tra i Colli Orientali permette di integrare la visita con due rilevanti siti storici nel raggio di dieci chilometri: a nord, nel territorio di Manzano, si erge l'Abbazia di Rosazzo, complesso fortificato di fondazione millenaria; a est si entra a Cividale del Friuli, città di fondazione romana ed ex capitale dell'episcopato longobardo, riconosciuta patrimonio UNESCO.
Coordinate: 46.012501, 13.355153
I commenti tornano presto
Stiamo migrando il sistema di commenti. Torneranno disponibili a breve.