Alle ore 21:00:12 del 6 maggio 1976, una scossa tellurica di magnitudo 6.5 annientò l'impianto urbano medievale di Venzone. Del Duomo di Sant'Andrea Apostolo collassò quasi ogni struttura, lasciando in piedi soltanto un troncone della zona absidale. La riedificazione del complesso e dell'abitato, ultimata nei decenni successivi, rappresenta oggi il principale protocollo ingegneristico di riferimento per il restauro strutturale in Europa.
Il cantiere trecentesco e l'anastilosi millimetrica
Sulle fondazioni di una preesistente pieve altomedievale, l'edificio originario prese forma agli inizi del Trecento. L'ampliamento dei volumi fu commissionato dal feudatario Glizoio di Mels, che affidò i lavori al tagliapietre Maestro Giovanni. Consacrato dal Patriarca di Aquileia, Bertrando di San Genesio, nel 1338, il Duomo concentra il suo apparato decorativo lapideo sugli ingressi: il portale settentrionale del 1308 affianca l'accesso meridionale ornato da un altorilievo della Vergine. Nel presbiterio è ancora esposto un crocefisso ligneo quattrocentesco recuperato intatto dalle macerie del '76.
La ricostruzione di questo patrimonio non è avvenuta per sostituzione edilizia, ma tramite anastilosi: l'identificazione, la catalogazione numerica e il riposizionamento dei conci di pietra originali estratti dai detriti. Le porzioni murarie irrecuperabili sono state integrate con materiale moderno visibilmente distinto o segnalate tramite linee di intonaco a vista. Questa medesima procedura è stata applicata al Palazzo Comunale (struttura gotico-fiorita del 1390-1410) e alle porte di accesso principali della cinta muraria, la Porta di Sotto e la Porta di San Genesio, innestate su un perimetro difensivo lungo 1.060 metri e provvisto di 15 torri d'osservazione.
La chimica ipogea: la cripta e le mummie di San Michele
Nel piazzale antistante la facciata del Duomo sorge la rotonda cimiteriale dedicata a San Michele. Nel 1647, durante le operazioni di traslazione di un sarcofago trecentesco appartenente alla famiglia degli Scaligeri, emersero dalle fondazioni della cripta sotterranea numerosi corpi in perfetto stato di mummificazione.
L'istologia dell'Ottocento attribuì il fenomeno all'azione di una muffa parassitaria (la Hypha bombicina pers), ritenuta capace di sigillare i tessuti arrestando la putrefazione. L'odierna analisi tafonomica attribuisce invece la pergamenaizazione dell'epidermide all'alta concentrazione di solfati di calcio nel terreno e alla forte ventilazione ipogea, combinazione chimico-fisica che innescava una rapidissima disidratazione dei cadaveri. Delle circa quaranta mummie estratte nei secoli e parzialmente disperse in atenei europei, quindici sono attualmente ispezionabili all'interno della cripta seminterrata.
Oltre i fossati: sentinelle esterne e macerie a vista
Uscendo dal perimetro delle mura verso sud-est, il tracciato viario si snoda verso gli edifici di culto esterni. La prima struttura visibile è la Chiesa di Santa Caterina. Nel suo sagrato staziona il cimitero colerico ottocentesco, testimoniato da due lapidi datate 1855 e 1866. Procedendo lungo la direttrice si incontra la Chiesa dei Santi Anna e Giacomo, le cui pertinenze posteriori conservano i resti di un eremitorio che garantiva funzioni di guardia: i rintocchi delle sue campane segnalavano alla popolazione l'avvicinamento di briganti dalla viabilità montana.
In via Alberton del Colle si stagliano invece i resti della Chiesa di San Giovanni Battista (XIV secolo). L'edificio non è stato ricostruito. Soltanto la facciata gotica è stata messa in sicurezza, isolando il portale in mezzo alle macerie per restituire un documento visivo inalterato dell'impatto sismico.
La documentazione dell'Orcolat e l'orologio agricolo
L'indagine storiografica sul terremoto prosegue all'interno del settecentesco Palazzo Orgnani-Martina, sede del museo Tiere Motus. L'esposizione archivia la cronaca del sisma e analizza la figura dell'Orcolat, personificazione geologica distruttiva della tradizione popolare friulana, avvalendosi di un simulatore 3D che replica le frequenze meccaniche del crollo del Duomo.
Al di fuori dei circuiti museali, i ritmi urbani di Venzone sono dettati da due cicli agricoli e commerciali specifici: la fioritura delle estese coltivazioni di lavanda ai margini del centro abitato (agosto) e la Festa della Zucca (quarto fine settimana di ottobre), contrassegnata da rigorose rievocazioni artigianali trecentesche.
Come arrivare e dintorni
Venzone è raggiungibile transitando lungo l'Autostrada A23 Palmanova-Tarvisio. L'uscita di riferimento per il traffico proveniente dalla bassa pianura è Gemona-Osoppo; per i veicoli in discesa dai valichi settentrionali l'uscita obbligata è Carnia-Tolmezzo. Da entrambi i caselli l'immissione avviene sulla Strada Statale 13 (SS13) Pontebbana, che lambisce parallelamente i fossati difensivi del borgo. L'abitato è pedonalizzato e le principali aree di sosta circondano l'esterno della cinta fortificata.
Procedendo a sud sulla SS13 per circa dieci chilometri, si entra nell'abitato di Gemona del Friuli, il cui Duomo di Santa Maria Assunta costituisce il gemello architettonico e storico di quello venzonese. Deviando invece verso ovest all'altezza dell'uscita di Carnia e attraversando il ponte sul fiume Tagliamento, si accede al territorio di Bordano, comune posizionato alle pendici del Monte San Simeone (epicentro geologico del sisma del '76) e affacciato sulle sponde del Lago di Cavazzo.
Coordinate: 46.330545, 13.138356
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