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Tercimonte: il paese dei rastrelli nelle Valli del Natisone

Tercimonte, frazione di Savogna nelle Valli del Natisone, è il paese dove si producono più rastrelli in Italia. Con la collezione al Centro Vartacia e la grotta Velika Jama.

Tercimonte: il paese dei rastrelli nelle Valli del Natisone - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Un mestiere serale tra le Prealpi Giulie

Nelle Valli del Natisone, dove il confine tra Friuli e Slovenia è più una linea immaginaria che una barriera reale, esiste un paese che ha scelto un mestiere curioso come segno d'identità. Tercimonte è una frazione del comune di Savogna, sulle ultime propaggini del Monte Matajur, e il suo nome quasi certamente viene dal friulano terz mont, il terzo monte, l'altura che si alza dopo il Matajur e il Monte San Martino.

Qui, per generazioni, gli uomini fabbricavano rastrelli. Lo facevano la sera, dopo i lavori nei campi, e nelle giornate di pioggia quando non si poteva lavorare all'aperto. Era un lavoro invernale e notturno, da falò e da conversazione, che trasformava il legno dei boschi intorno in uno degli attrezzi agricoli più diffusi della pianura friulana.

Una guida ottocentesca alle Prealpi Giulie descrisse così Tercimonte: "Oltre all'agricoltura vi fiorisce l'industria dei rastrelli. Gli uomini se ne occupano specialmente alla sera e nelle giornate piovose e ne fabbricano di leggeri ed eleganti, molte migliaia all'anno, che smerciano con facilità specialmente a Cividale."

La capitale italiana dei rastrelli

Fino agli anni Sessanta del Novecento, alcune famiglie di Tercimonte producevano fino a 2000 rastrelli l'anno. Ogni rastrello rigorosamente a mano, con diversi tipi di legno scelti in base alla funzione: legni diversi per il manico, per i denti, per la traversa.

Oggi la produzione si è ridotta a poche famiglie e non supera il centinaio di pezzi all'anno. Ma Tercimonte rimane, per quel che vale il primato, il paese d'Italia dove si producono più rastrelli. Non è una grande industria: è la sopravvivenza di un mestiere che in tutto il resto del paese è semplicemente scomparso.

I rastrelli di Tercimonte erano e sono attrezzi da lavoro, non oggetti decorativi. Vengono venduti ai contadini e agli agricoltori della zona, spesso ancora preferiti a quelli industriali per la leggerezza e la maneggevolezza che solo la lavorazione a mano garantisce.

Il Centro Vartacia e la collezione dei rastrelli

Lungo la strada che conduce al Monte Matajur, al bivio di Tercimonte, si trova il Centro Vartacia (anche scritto Vartača), che ospita un'osteria e al piano superiore una collezione dedicata alla fabbricazione dei rastrelli. La collezione è dedicata alla produzione dei rastrelli e anche a uno dei personaggi più illustri del comune di Savogna, il monsignor Ivan Trinko.

Ivan Trinko (1863-1954) fu sacerdote, letterato e studioso delle lingue slovene del Friuli, una figura centrale nella cultura delle Valli del Natisone che merita di essere conosciuto insieme alla tradizione artigianale che lo stesso paese ha prodotto.

La collezione al Centro Vartacia racconta anche il lato umano di questa tradizione: i giovani che fabbricavano rastrelli erano industriosi ma soliti spendere i guadagni tra partite a carte e bicchierini di acquavite, una figura che la memoria locale ha tramandato con affetto e un po' di ironia.

Per orari e accesso alla collezione contattare direttamente il Centro Vartacia, Via Tercimonte 1, Savogna. Tel. +39 0432 714168.

La Velika Jama: la grande grotta preistorica

Tercimonte è anche il punto di partenza per raggiungere la Velika Jama, una delle cavità naturali più interessanti delle Prealpi Giulie. Il nome sloveno significa semplicemente "grande grotta", e l'aggettivo è giustificato: l'ingresso è ampio e permette l'accesso a uno spazio esteso sia in altezza sia in larghezza, a oltre 350 metri sul mare.

La grotta è stata abitata dall'uomo sin dalla preistoria. Gli scavi hanno restituito resti dell'epoca neolitica, dell'Età del Bronzo e del Ferro: conchiglie, terrecotte, manufatti di vario tipo. Tra i reperti anche ossa dell'orso delle caverne (Ursus spelaeus), il grande plantigrado estinto del Pleistocene che popolava queste zone decine di migliaia di anni fa.

Il sentiero che conduce alla grotta è una passeggiata accessibile in un bosco intatto, adatta a famiglie con bambini. Il terreno sul suolo della grotta è stato utilizzato per coltivazioni per secoli: una conferma dell'uso continuativo che le popolazioni delle Valli del Natisone hanno fatto di questi spazi ipogei.

Il paesaggio e il Matajur

Tercimonte si trova su un'altura panoramica che apre verso la pianura friulana e, nelle giornate limpide, fino alla laguna di Grado. La chiesa del paese, situata leggermente sopra l'abitato, è stata per secoli il riferimento liturgico anche per le borgate vicine di Dus, Jellina, Masseris, Cepletischis, Polava e Gabrovizza.

Il Monte Matajur (1642 m), che sovrasta l'intera zona, è l'asse di questa parte delle Prealpi Giulie. Fino al secolo scorso erano attivi sedici mulini ad acqua nelle borgate delle sue pendici: un sistema produttivo complesso che l'abbandono della montagna ha progressivamente smantellato. Sentieri ben segnalati permettono ancora oggi di seguire i tracciati di quell'economia alpina, con i resti dei vecchi impianti come punti di sosta lungo i percorsi.

Come arrivare

Tercimonte si raggiunge da Cividale del Friuli in direzione Valli del Natisone, seguendo la strada verso Savogna. Da Cividale circa 20 km. La strada sale progressivamente verso le Prealpi Giulie attraversando la valle del Natisone. Il Centro Vartacia si trova al bivio di Tercimonte, facilmente identificabile sulla strada principale.

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