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Storia di Udine: dal colle di Attila alla capitale del Friuli

La storia di Udine: dalla leggenda del colle di Attila al Patriarcato medievale, dal dominio veneziano a Napoleone, dalla Grande Guerra al terremoto del 1976.

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Il nome viene dal longobardo "Oudh" — mammella — con riferimento al colle isolato su cui sorge il castello. Ma c'è anche la leggenda: i soldati di Attila, nel 452, portarono nei loro copricapi terra da tutto il Friuli devastato e la depositarono in un mucchio, costruendo un colle artificiale da cui il loro re potesse godere dall'alto della distruzione di Aquileia. Non è storicamente attendibile, ma dice qualcosa di vero sulla posizione di Udine: una città costruita intorno a una collina che domina la pianura, visibile da lontano, strategica per chiunque voglia controllare il Friuli.

Le origini: Ottone II e il Patriarcato di Aquileia

La storia documentata di Udine comincia nell'883 d.C., quando un diploma firmato dall'imperatore Ottone II conferma la cessione al Patriarca di Aquileia Rodoaldo di cinque castelli, tra cui "Udene". Sul colle esisteva già una struttura fortificata — probabilmente di origine longobarda — che diventerà il nucleo del futuro castello.

Nel 1077 l'imperatore Enrico IV concede al Patriarca Sigeardo l'investitura feudale su tutto il Friuli. Nasce il Patriarcato di Aquileia come stato politico-religioso: il Patriarca detiene insieme il potere temporale come vassallo dell'imperatore e quello spirituale come vescovo. Udine fa parte di questo territorio.

I grandi Patriarchi del XIII secolo trasformano la città. Il Patriarca Bertoldo di Andechs nel 1222 sceglie Udine come residenza dopo un terremoto a Cividale. Nel 1223 concede il privilegio del mercato nell'attuale Via Mercatovecchio. Nel 1248 apre la nuova area commerciale di Piazza San Giacomo. È lui a costruire il Duomo, i conventi francescani, l'ospedale di Santa Maria Maddalena. Udine prende la forma che ancora oggi riconosciamo.

Il Trecento: Petrarca in città e il Patriarca assassinato

Il Patriarca Bertrando di Saint Genìes nel Trecento abbellisce ulteriormente Udine, completa il Duomo e rafforza la presenza degli ordini monastici. Nel 1348 — anno di terremoto, fame e peste — avvia nuove costruzioni religiose. Poi viene assassinato a San Giorgio della Richinvelda da una congiura: le sue spoglie riposano nel Duomo di Udine, conferendo alla città un'importanza simbolica che era stata di Aquileia.

Nel 1368 il Patriarca Marquardo di Randeck accoglie ad Udine l'imperatore Carlo IV con il suo seguito. Tra gli ospiti c'è il poeta Francesco Petrarca. Udine, in quel momento, è al centro della politica imperiale e della cultura del Rinascimento nascente.

Le tensioni con Venezia crescono per tutto il Trecento. Nel 1394 la storia prende una svolta tragica: Tristano Savorgnan fa uccidere il Patriarca Giovanni di Moravia sulla porta stessa del Castello di Udine. La città è teatro delle lotte intestine tra nobili e patriarcato che la stanno logorando.

1420: Venezia entra in città

Nel 1420 la Serenissima pone fine alle lotte intestine ed entra ad Udine come padrona. È la fine del potere temporale dei Patriarchi di Aquileia. Venezia porta con sé i suoi stili, le sue architetture, la sua cultura commerciale. La famiglia Savorgnan — che aveva favorito l'ingresso veneziano — diventa la casata di riferimento: il loro emblema compare ancora oggi sul vessillo di Udine.

Il dominio veneziano dura quasi quattro secoli, dal 1420 al 1797. In questo periodo Udine diventa una delle cinque città più importanti e popolate dello Stato della Serenissima. Le grandi architetture civili del centro storico — la Loggia del Lionello in stile gotico veneziano (1430), la Torre dell'Orologio progettata da Giovanni da Udine nel 1527, l'Arco Bollani attribuito a Palladio (1556) — sono i segni visibili di quell'epoca.

Il Salone del Parlamento nel Castello ospita le riunioni del Consiglio della Patria del Friuli — che alcuni considerano il primo parlamento della storia — fino al 1797.

Gli Zamberlani e gli Strumieri: la guerra civile nel Friuli veneziano

Il dominio veneziano non porta pace assoluta. Nel Cinquecento due fazioni nobiliari si contrappongono violentemente: gli Zamberlani — sostenuti dai Savorgnan, alleati di Venezia — e gli Strumieri, fazione filoimperiale. La guerra tra Venezia e l'Impero (Bellum Forojuliense) di inizio Cinquecento incendia le rivalità.

Il giovedì grasso del 1511 — la Crudel Zobia Grassa — la tensione esplode: i Savorgnan organizzano una sommossa popolare contro gli Strumieri. Numerosi nobili vengono massacrati per le strade di Udine. È uno degli episodi più cruenti della storia cittadina, ancora oggi commemorato con la processione storica del Giovedì Grasso.

Napoleone e gli Austriaci

Nel 1797 Napoleone entra in Friuli. L'ultimo Luogotenente veneziano lascia il Castello di Udine. Con il Trattato di Campoformido — firmato a pochi chilometri da Udine, nella villa che porta il nome del comune — Napoleone cede l'intero Veneto e il Friuli all'Austria.

Il periodo napoleonico trasforma la città: vengono soppressi numerosi conventi. Il Convento di Santa Lucia in Via Mantica diventa uffici pubblici, quello dei Cappuccini in Via Deciani una fabbrica. Si inaugura la strada Eugenia — oggi Viale Venezia.

Dal 1813 al 1866 gli Austriaci governano il Friuli. Costruiscono il palazzo Antivari Kechler in Piazza XX Settembre e nel 1818 iniziano il cimitero monumentale. Nel 1845 nasce a Udine una prima fabbrica di birra, nel 1854 l'architetto Zangiacomo costruisce la fabbrica della Birra Moretti — uno dei marchi più longevi dell'industria italiana, nato proprio qui.

Nel 1860 arriva la stazione ferroviaria. L'industrializzazione avanza: ferriere, cotonificio, pubblica illuminazione elettrica. L'inventore Arturo Malignani — udinese — ottiene la concessione per l'illuminazione urbana.

Nel 1866 Udine viene annessa al Regno d'Italia e diventa capoluogo del Friuli.

La Grande Guerra: "la capitale della guerra"

Durante la Prima Guerra Mondiale il generale Cadorna trasferisce il Comando Supremo in Friuli. Udine diventa la "capitale della guerra" — il quartier generale dell'esercito italiano per tre anni, con il Re Vittorio Emanuele III residente per due anni e mezzo a Villa Linussa a Torreano di Martignacco.

Nel 1917 il deposito di munizioni vicino all'ospedale Sant'Osvaldo esplode. La catastrofe — conosciuta come la "polveriera di Sant'Osvaldo" — rade al suolo buona parte del quartiere, uccide un numero mai del tutto chiarito di degenti e civili. Pochi mesi dopo, la disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917) porta l'esercito austro-tedesco fino alle porte di Udine.

Dopo la guerra Udine diventa capoluogo della nuova regione. Il Tempio Ossario e il Monumento alla Resistenza in Piazza XXVI Luglio ricordano le vittime dei due conflitti.

Il Novecento: D'Aronco, la modernità e il terremoto

Nel 1911 l'architetto Raimondo D'Aronco — friulano di talento internazionale, uno dei protagonisti del Liberty italiano — inizia la costruzione del Palazzo Municipale. L'edificio viene completato nel 1932, arricchito da sculture e dettagli in stile eclettico-liberty che lo rendono uno dei palazzi comunali più originali del nordest.

La Galleria d'Arte Moderna — inaugurata nel 1983 in una struttura progettata da Gianni Avon — ha radici ottocentesche: un lascito dell'ottocento di Antonio Marangoni al Comune con l'obbligo di acquistare opere di giovani artisti ogni anno. Oggi raccoglie più di 2000 opere, inclusa la Collezione Astaldi con i maggiori nomi del figurativo italiano del dopoguerra.

Il 6 maggio 1976 il terremoto colpisce il Friuli e la provincia di Udine con una violenza inaudita. La ricostruzione che segue — rapida, ordinata, rispettosa dell'identità dei luoghi — diventa un modello nazionale, l'esempio di riferimento per ogni successiva ricostruzione post-sisma in Italia.

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