Portus Naonis: una città nata sull'acqua
C'è una parola che spiega tutto di Pordenone: porto. Non una metafora, non un'immagine poetica. Un porto vero, fluviale, operativo, intorno al quale una città ha preso forma nel corso di secoli. Il nome stesso lo dice senza equivoci: Portus Naonis, il porto sul fiume Naone, oggi chiamato Noncello. Da qui partivano e arrivavano merci, persone, idee. Da qui passava il filo che collegava il Friuli occidentale alla laguna veneta e, risalendo verso nord, ai valichi alpini e alle corti d'Oltralpe.
Chi visita oggi Pordenone e passeggia sotto i portici di Corso Vittorio Emanuele cammina letteralmente sulla spina dorsale di questa storia: quella che un tempo si chiamava Contrada Maggiore era l'asse nord-sud della città medievale, la strada che univa il porto con la via per Spilimbergo, Gemona e i passi delle Alpi. Tutto il resto, palazzi, chiese, mercati, si è organizzato intorno a questo percorso.
Le radici romane e la nascita medievale
Le prime tracce di presenza umana nell'area pordenonese risalgono molto prima del Medioevo. I ritrovamenti nell'area spaziano dall'Età del Bronzo, con castellieri e tumuli, fino alle testimonianze della romanizzazione del Friuli occidentale a partire dal III secolo a.C. Ma il vero insediamento stabile di epoca romana si trovava più a nord, nella frazione che ancora oggi si chiama Torre. Gli scavi condotti tra il 1940 e il 1952 portarono alla luce i resti di una villa romana adibita anche a sito di lavorazione e stoccaggio di prodotti agricoli, con lacerti di affreschi e materiale musivo di raffinata fattura, vicina a un approdo fluviale sul Noncello.
Con l'alto Medioevo tutto cambia. I torrenti Cellina, Colvera e Meduna avanzarono con i loro conoidi detritici, riducendo la superficie coltivabile della pianura e modificando la rete idrografica. Le strade romane decaddero e le vie d'acqua tornarono a essere i principali canali di comunicazione e commercio. Il centro abitato scivolò verso valle, in cerca di un punto dove il fiume fosse abbastanza profondo da accogliere imbarcazioni di stazza maggiore. Nacque così, sul promontorio affacciato sul Noncello, il nucleo originario di quella che sarebbe diventata Pordenone.
Il nome Portus Naonis compare per la prima volta in un documento scritto nel 1204, nel diario di viaggio di Wolger di Passau, futuro Patriarca di Aquileia. Ma la città era già viva e attiva da molto prima: le tombe altomedievali rinvenute sotto Palazzo Ricchieri testimoniano una presenza continuativa, e già dall'XI secolo l'area pordenonese appartenne a varie dinastie d'Oltralpe, costituendo un'enclave, un corpus separatum, non soggetto al Patriarca di Aquileia pur trovandosi geograficamente all'interno dei suoi territori.
Tra Asburgo e Patriarcato: un'enclave strategica
Tra il 1000 e il 1200, il piccolo territorio fu conteso dal Patriarcato di Aquileia, dai Conti di Gorizia e dalla Marca Trevigiana. Diventato dominio dei signori di Carinzia, passò poi a quelli di Stiria nel 1269 e divenne possesso degli Asburgo d'Austria nel 1276.
Questa posizione anomala, una città di signoria austro-asburgica circondata da territori del Patriarcato, fu in realtà un vantaggio. Pordenone godeva di una semiautonomia che le permise di svilupparsi con i propri statuti, i propri mercati, le proprie regole. Nel corso del XIII secolo vennero costruiti i primi edifici importanti ancora esistenti: il Duomo con il campanile e il Palazzo del Comune, protetti da una prima cerchia di mura. Un viaggiatore veneziano, Marin Sanudo, che la visitò nel 1483, la descrisse con ammirazione: una bella città, con una strada lunga percorribile da una porta all'altra, una bella loggia e una piazza, con San Marco come patrono.
Agli inizi del Trecento, Pordenone ottenne formalmente lo statuto di città. I fiumi erano le sue arterie commerciali, le vie lungo cui i mercanti raggiungevano l'entroterra e la costa.
La conquista veneziana e la signoria degli d'Alviano
Il Quattrocento portò tensioni crescenti tra la Repubblica di Venezia e gli Asburgo. Il 20 aprile 1508 il capitano di ventura Bartolomeo d'Alviano guidò le armi venete alla conquista di Pordenone, sottraendola agli Asburgo. Ma la storia non fu lineare: nel 1509 la città tornò brevemente agli Asburgo, per poi essere riconquistata definitivamente da d'Alviano nel 1514 e restituita al controllo della Serenissima.
Venezia non governò direttamente la città, almeno non subito. Preferì concederla in feudo allo stesso Bartolomeo d'Alviano, che la resse come piccola signoria. Alla sua morte nel 1515 gli succedette la moglie Pantasilea Baglioni e poi il figlio Livio, morto in battaglia nel 1537. Con la morte di Livio si chiuse la parentesi della signoria: Pordenone passò sotto il dominio diretto di Venezia, che riconfermò la validità degli antichi statuti e dei privilegi di autonomia codificati fin dal XIII secolo.
Il Cinquecento: il secolo d'oro
I decenni successivi alla conquista veneziana furono i più splendenti nella storia culturale di Pordenone. Il Cinquecento fu il secolo d'oro della città: sorsero accademie e cenacoli, vennero costruiti o ampliati i maggiori palazzi del centro storico tuttora esistenti, e le famiglie nobili come i Ricchieri, i Mantica e i Rorario si contesero l'ospitalità di pittori, umanisti, letterati e poeti.
In questo clima fiorì anche il talento del più grande artista nato in città: Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, pittore rinascimentale le cui opere decorano ancora oggi il Duomo e il Museo Civico. Ma di lui e della cattedrale di San Marco parleremo nell'articolo dedicato.
Il mutare delle condizioni geopolitiche comportò anche importanti trasformazioni economiche: vennero meno i traffici con le regioni transalpine e si svilupparono invece attività basate sull'utilizzo dell'energia idraulica. L'acqua, abbondante in zona, faceva muovere mulini per macinare il grano, magli per lavorare i metalli, gualchiere per battere i panni, seghe per tagliare il legname, impianti per produrre la carta.
Da Venezia a Napoleone, dagli Asburgo all'Italia
Pordenone rimase sotto la Serenissima fino al 1797, insieme al resto del Friuli e del Veneto. Con la caduta della Repubblica iniziarono anni di alternanza tra schieramenti franco-italiani e austro-russi. Dal 1805 divenne capoluogo del Distretto francese del Noncello, e con il 1815 passò al Regno Lombardo Veneto, che governò fino al 1866, quando, con la Terza Guerra di Indipendenza, entrò a far parte del Regno d'Italia.
Il Congresso di Vienna, che ridisegnò l'Europa dopo Napoleone, sancì quindi un ritorno temporaneo sotto l'aquila imperiale. Una fase non priva di conseguenze: le infrastrutture viarie migliorate negli anni napoleonici favorirono la connessione commerciale con il resto della penisola.
L'era industriale: cotonifici, Zanussi e la nascita della provincia
Il vero salto di scala arrivò con l'Ottocento e i primi del Novecento. Pordenone subì una grande trasformazione con l'insediamento dei grandi cotonifici da parte di industriali provenienti dall'estero, che provocarono un notevole cambiamento urbanistico e sociale. Queste industrie attirarono molti lavoratori in città e Pordenone divenne in poco tempo uno dei principali centri industriali del settore tessile in Italia.
A questo si aggiunse la storica Ceramica Galvani, attiva dagli inizi dell'Ottocento fino agli anni Settanta del Novecento. La costruzione delle prime arterie stradali e della linea ferroviaria diede ulteriore impulso a tutto il sistema produttivo locale.
Le due guerre mondiali interruppero bruscamente questa traiettoria. Le grandi strutture produttive vennero gravemente danneggiate nel corso della Prima Guerra Mondiale. Anche alla fine del secondo conflitto la città subì danni e lutti a causa dei bombardamenti alleati, che avevano come obiettivo il grande ponte ferroviario ma colpirono anche il centro storico.
Il dopoguerra però portò una ripresa sorprendente. Accanto ai cotonifici in declino crebbero nuove imprese: la Zanussi, destinata a diventare un marchio dell'elettrodomestico europeo, la Savio per le macchine tessili, la Seleco per l'elettronica. La città divenne un distretto industriale diversificato e moderno, con un notevole incremento della popolazione, e i borghi circostanti vennero progressivamente inglobati nel nucleo urbano.
1968: nasce la provincia
Conseguenza diretta di questi grandi mutamenti fu la costituzione della Provincia di Pordenone, che si separò da Udine nel 1968. Un riconoscimento istituzionale tardivo rispetto al peso economico e demografico che la città aveva già raggiunto. Nello stesso anno la sede vescovile si spostò da Concordia Sagittaria al capoluogo del Friuli occidentale.
Pordenone oggi: tra passato industriale e vocazione culturale
La Pordenone contemporanea ha saputo trasformare la propria identità industriale in qualcosa di più sfaccettato. Il centro storico con i portici di Corso Vittorio Emanuele, Palazzo Ricchieri, il Palazzo Comunale con la torre dell'orologio e il Duomo di San Marco costituisce un insieme urbano di notevole coerenza. Il festival Pordenonelegge, dedicato alla letteratura, ha portato la città all'attenzione nazionale e internazionale ogni settembre, raccogliendo l'eredità delle accademie cinquecentesche in chiave contemporanea.
La città ospita poi distaccamenti universitari e un polo tecnologico orientato all'innovazione industriale. Un percorso coerente con la storia: Pordenone è sempre stata, fin dai tempi di Portus Naonis, un luogo di transito, scambio e trasformazione.
Come arrivare: Pordenone è raggiungibile in treno dalla linea Venezia-Udine, con stazione centrale a pochi minuti a piedi dal centro storico. In auto, dall'autostrada A28 (Portogruaro-Conegliano) oppure dalla A4 con raccordo. Da Udine circa 70 km, da Trieste circa 130 km.
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