La storia di Grado: porto di Aquileia, culla del Patriarcato e prototipo di Venezia
Grado — Gradus in latino, cioè scalo, porto — nasce come appendice marittima di Aquileia. È il punto dove le grandi navi si fermavano perché i fondali del Natissa erano troppo bassi per risalire fino alla città romana, e le merci venivano trasbordare su imbarcazioni più piccole. Un porto di secondo livello, funzionale, periferico. Nessuno avrebbe immaginato che sarebbe diventata la sede del Patriarcato aquileiese, la custode del tesoro della chiesa, il rifugio di una civiltà intera in fuga dai barbari.
Il Provveditore veneziano Malipiero la descrive come "un'isola lunga e stretta, quasi a modo di galea". Prima che Venezia se ne interessasse, però, Fenici, Cartaginesi e Romani erano già passati di qui. Una nave greca o romana affondata al largo di Grado nel IV-III secolo a.C. — ritrovata sul fondo del mare — suggerisce che questa isoletta fosse nota ai navigatori del Mediterraneo molto prima della fondazione di Aquileia.
Le origini: vedetta contro i pirati, porto di Aquileia
Nel 221 a.C. Roma usa già le acque intorno a Grado per tenere a bada i pirati delle coste istriane e dalmate, come riferisce Tito Livio. Nel 166 a.C., dopo che Quadi e Marcomanni assalgono Aquileia, il porto gradese viene potenziato per gestire i traffici commerciali dal Mediterraneo verso la città romana attraverso il Natissa.
È possibile che l'ordine temporale sia addirittura invertito rispetto a quello che si insegna: alcune ipotesi suggeriscono che le navi romane arrivassero prima a Grado, trovandola già abitata, e che Aquileia sia stata fondata partendo dal mare, non viceversa. Non ci sono documenti che lo confermino — ma la logica commerciale lo renderebbe plausibile.
Il tesoro sommerso: la Julia Felix e il relitto delle alghe
Al largo di Grado giacciono i resti di due delle navi più importanti mai trovate nell'Adriatico settentrionale.
Nel 1987 fu individuata la Julia Felix, nave da carico affondata nel 199 a.C. con un carico di 300 anfore piene di vino, salsa di pesce e olio d'oliva, più botti con frammenti di vetro da riutilizzare. Il legno era troppo deteriorato per recuperare il relitto intatto: fu estratto a pezzi, trattato, riassemblato. Lo scafo ricostruito è oggi esposto al Museo Archeologico di Aquileia.
Nel 1992 al largo della laguna di Caorle fu trovato il Relitto delle alghe: una barca di 23 metri per 9, datata tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C., con centinaia di anfore della classe lamboglia 2 — i contenitori tipici dell'Adriatico per il trasporto di derrate alimentari. I navigatori dell'epoca si orientavano con la stella Polare, le costellazioni, le correnti, la costa. I naufragi erano frequenti. Il fondo del mare intorno a Grado è ancora pieno di storia.
Attila, i profughi di Aquileia e la nascita di una città
Nel 452 d.C. Attila rade al suolo Aquileia. La popolazione fugge verso le isole della laguna. Grado — già dotata di mura difensive costruite nel II secolo — diventa il principale punto di approdo. Il vescovo aquileiese Niceta avvia subito la costruzione di una basilica degna dell'autorità vescovile: quella che diventerà Sant'Eufemia.
Questa migrazione di massa trasforma Grado in pochi decenni. I ricchi profughi di Aquileia portano con sé capitali, cultura, reliquie, arredi sacri. Si costruiscono basiliche, conventi, palazzi episcopali. La struttura urbana che si forma — calli strette, campielli, case addossate sull'acqua — è così simile a quella che Venezia realizzerà nei secoli successivi da far ipotizzare che Grado ne sia stata il prototipo. Un'isola-rifugio che diventa città, che diventa modello.
Il vescovo Elia e il Patriarcato di Grado
Nel 568 i Longobardi scendono in Italia. Il vescovo Paolino di Aquileia — che era riuscita a riprendersi dopo Attila — fugge di nuovo verso Grado, portando con sé il tesoro della Chiesa: reliquiari, croci, paramenti, la stauroteca con il legno della Croce, l'argenteria. Grado diventa ufficialmente sede del Patriarcato aquileiese.
Ma è il vescovo Elia a fare di Grado qualcosa di grande. Elia costruisce il Palazzo Episcopale, porta a compimento la Basilica di Sant'Eufemia, fonda la Chiesa di Barbana nell'isolotto lagunare che diventerà uno dei santuari mariani più venerati del Friuli. Il suo monogramma — Helias Episcopus — è ancora visibile nel pavimento a mosaico del Mausoleo della basilica.
La Basilica di Sant'Eufemia
È il monumento più importante di Grado e uno dei più significativi dell'alto Adriatico. Dedicata alla martire Eufemia — patrona del Concilio di Calcedonia del 451 — fu costruita in mattoni nello stile altoadriatico del VI secolo. Rimaneggiata nel Seicento e nell'Ottocento, fu riportata all'aspetto originale nei restauri tra il 1939 e il 1951.
La facciata ha tre ampie finestre. Il campanile in mattoni del 1455 è sormontato da un angelo segnavento raffigurante l'Arcangelo Raffaele. L'interno è diviso in tre navate da colonne in marmi di vario tipo — in parte romane, forse provenienti da Aquileia, in parte bizantine. Un capitello corinzio del I secolo d.C. è stato riadattato ad acquasantiera.
Il pavimento a mosaico in stile bizantino della fine del VI secolo è la parte più spettacolare. Nel pavimento ci sono iscrizioni con i nomi degli offerenti. Attraverso un passaggio angusto si accede ai resti di una basilica del IV secolo e di una vasca battesimale ancora precedente.
Il tesoro del Duomo — depauperato nei secoli ma ancora straordinario — comprende croci, ostensori, cassette, reliquiari. Il pezzo più famoso è la Pala d'Oro, offerta nel 1372 dal nobile veneziano Donato Mazzalorsa: un'opera gotica con influenze bizantine che anticipa i motivi del gotico fiorito veneziano.
Dal Patriarcato a Venezia: il lungo declino
Il trasferimento del Patriarca a Cividale del Friuli nell'VIII secolo segna l'inizio del decadimento di Grado. I Longobardi distruggono il Castrum nel 663-664. Venezia cresce e oscura tutto: quando le spoglie di San Marco arrivano a Venezia dall'Egitto, la città lagunare diventa il centro incontrastato dell'Adriatico.
I secoli successivi sono di lotte continue — Veneziani contro Franchi, contro Genovesi, contro il Patriarcato di Aquileia — fino al 1379, quando Genova in guerra con Venezia conquista Grado e la cede al Patriarcato. Le distruzioni si accumulano. A metà del XV secolo, quando Grado viene unita come diocesi a Venezia, è quasi abbandonata: i pochi abitanti rimasti vivono di pesca in case modestissime.
Napoleone, gli Austriaci e la rinascita turistica
Napoleone conquista Grado nel 1797 con la caduta della Serenissima. Sotto i francesi si costruiscono la diga, il Forte Palasseto e il Forte Eugenio. Nel 1814 torna agli austriaci, che la terranno per un secolo.
È la scoperta di una falda acquifera nel 1900 a cambiare tutto: risolve il problema dell'acqua dolce che aveva sempre afflitto l'isola e apre la strada alla vocazione turistica. I primi turisti sono austriaci, che arrivano per le terme e la sabbia fine. Si sviluppa un nuovo litorale — la Costa Azzurra — che trasforma Grado nella "Nizza adriatica" dell'impero asburgico. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le bonifiche e le infrastrutture aprono l'isola al turismo di massa.
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