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Storia dell'aviazione in Friuli Venezia Giulia: dalla Grande Guerra a Ronchi

Da D'Annunzio su Trieste nel 1915 al volo su Vienna del 1918, fino all'aeroporto di Ronchi dei Legionari: la storia dell'aviazione in Friuli Venezia Giulia.

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C'è qualcosa di particolare nell'aria che si respira a Ronchi dei Legionari quando si arriva in vista della pista dell'aeroporto. Una quiete strana, quasi sospesa, che appartiene ai luoghi dove la storia si è sedimentata in strati — la storia recente delle partenze e degli arrivi, e sotto, più in profondo, la storia di quando quegli stessi cieli erano teatro di guerra, di audacia, di propaganda lanciata a 800 metri di altitudine sul cuore dell'Impero Austro-Ungarico.

Il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni italiane con il legame più antico e più intenso con la storia dell'aviazione. Qui la guerra dell'aria iniziò prima e si combatté più vicino ai centri abitati che altrove: Trieste era un obiettivo, il Carso una trincea che aveva anche una dimensione aerea, e il confine con l'Austria rendeva ogni volo un atto di enorme significato militare e simbolico.

Le origini: D'Annunzio e i cieli di Trieste

La storia dell'aviazione friulana inizia, come tanta storia italiana di quegli anni, con Gabriele D'Annunzio. Il poeta-soldato aveva scoperto il fascino del volo nel 1909, al Primo Circuito Aereo Internazionale di Brescia, dove era salito come passeggero su un velivolo dei fratelli Wright. Da quel momento l'aeroplano divenne parte della sua visione del mondo: non solo uno strumento bellico, ma un mezzo di propaganda e di sfida.

Quando l'Italia entrò in guerra nel 1915, D'Annunzio aveva già cinquant'anni. Non importava. Ottenne di imbarcarsi su idrovolanti della Marina e il 7 agosto 1915 compì la sua prima missione significativa: un volo dimostrativo sopra Trieste — all'epoca ancora porto principale dell'Impero asburgico — con lancio di volantini patriottici sulla città. Era la stessa Trieste che l'Italia rivendicava come territorio "irredento" e che l'Austria difendeva come gioiello adriatico.

L'idea era insieme militare e poetica: dimostrare agli abitanti che gli aerei italiani potevano arrivare sopra le loro teste, che la città era raggiungibile, che l'Italia stava guardando verso il suo mare. Il 20 settembre dello stesso anno, D'Annunzio fu in volo su Trento, altra città rivendicata dall'Italia, con un messaggio per i trentini: "Trentini, gente nostra d'amore e di dolore, fratelli di Dante eterno, oggi è la prima festa romana dell'unità verso l'Italia."

La Grande Guerra nell'aria: il fronte del Nordest

Il Friuli fu uno dei teatri principali della guerra aerea italiana. La guerra nei cieli era combattuta da manipoli di pochi audaci che salivano in quota su aerei fatti di legno e tela per bombardare e mitragliare il nemico. D'Annunzio, sensibilissimo al tema aeronautico, aveva intuito che l'aviazione aveva un potenziale propagandistico notevole.

I cieli sopra l'Isonzo, il Carso e il Carso goriziano erano percorsi quotidianamente da ricognitori, bombardieri e caccia. Le squadriglie italiane operavano da campi sparsi nella pianura friulana — basi improvvisate di erba battuta e tende, da cui i piloti decollavano con scarsa strumentazione e grande coraggio verso obiettivi in territorio nemico.

Il 9 agosto 1918: il volo su Vienna

Il culmine di tutta la storia aviatorìa legata al Nordest è il 9 agosto 1918 — il "folle volo" su Vienna. L'impresa era stata progettata da D'Annunzio da quasi un anno: portare una squadriglia di biplani SVA sopra la capitale dell'Impero e lanciare volantini di propaganda. Non bombe, ma parole. Un atto dimostrativo senza precedenti nella storia della guerra aerea.

Il volo fu compiuto dall'87ª Squadriglia aeroplani battezzata "La Serenissima", con undici Ansaldo S.V.A. D'Annunzio — che non poteva pilotare in quanto privo del brevetto militare e perché ferito all'occhio destro — partecipò come passeggero sul biposto del capitano Natale Palli, seduto sopra il serbatoio aggiuntivo su una seggiola ribattezzata "la seggiola incendiaria".

Poco prima della partenza D'Annunzio riunì i suoi piloti in un giuramento solenne: "Ma vi assicuro che arriveremo anche se dovremo attraversare l'inferno." D'Annunzio portava al dito un anello con del cianuro: se fosse caduto in mano nemica, era pronto all'estremo gesto. Al grido di "Donec ad metam: Vienna!", alle 5:30 gli undici SVA decollarono dal campo di San Pelagio vicino a Padova. I biplani sorvolarono i teatri di guerra, l'Isonzo, il Carso, superarono le Alpi e percorsero mille chilometri seguendo null'altro che una bussola e una carta topografica rotante.

Alle 9:20 la formazione giunse su Vienna, si abbassò a quota inferiore agli 800 metri e lanciò centinaia di migliaia di manifestini tricolori. Alle 12:40 la pattuglia rientrò al campo. Al ritorno sorvolò Lubiana e Trieste — la stessa Trieste che D'Annunzio aveva già sorvolato tre anni prima con i volantini del 1915.

Il volo aveva percorso quasi 1.200 chilometri, di cui oltre 800 in territorio nemico. Fu una delle imprese aeronautiche più audaci della Prima Guerra Mondiale, e il suo significato propagandistico fu enorme: dimostrava che l'aeroplano poteva raggiungere il cuore dell'Impero e che l'Italia non era una nazione secondaria nella guerra dell'aria.

Ronchi dei Legionari: il nome della storia

Il luogo in cui oggi si trova l'aeroporto friulano porta un nome tutt'altro che casuale. Ronchi dei Legionari deve il suo nome a un evento del settembre 1919: da questo paese partì D'Annunzio con i suoi legionari — soldati e arditi — per marciare su Fiume e occuparla nel nome dell'italianità. La "Marcia di Ronchi" del 12 settembre 1919 fu uno degli episodi più controversi e affascinanti del dopoguerra italiano, e il paese fu ribattezzato in ricordo di quell'impresa.

È una coincidenza — o una continuità simbolica — che proprio in quel territorio si trovi oggi il principale aeroporto del Friuli Venezia Giulia.

L'aeroporto di Ronchi: dalla base militare allo scalo civile

La storia dello scalo inizia nel 1935, quando il territorio di Ronchi viene riconosciuto ufficialmente come campo di addestramento del 4° Stormo caccia, come attesta un rapporto del Comando dell'aeroporto "F.Grego" di Gorizia del 30 novembre di quell'anno. Dal luglio del 1943, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, ripiegò a Ronchi il 17° Gruppo caccia.

Dopo la guerra, negli anni della ricostruzione, la struttura militare già esistente offrì la base per un progetto ambizioso: trasformare Ronchi in un aeroporto civile. Nel 1956 nacque il Consorzio per l'Aeroporto Giuliano, e il 2 dicembre 1961 fu il giorno del primo volo: un Douglas DC-3 della Società Aerea Mediterranea sulla tratta Trieste-Roma. Sessant'anni fa, ma la data è quella di inizio di tutto.

Nel 1967 arrivò il primo volo internazionale: un Fokker F27 della compagnia tedesca LTU da Düsseldorf a Trieste — la prima connessione diretta con la Germania, mercato naturale per una regione di confine che i turisti di lingua tedesca hanno sempre frequentato. Nel 1968 fu installato il primo sistema ILS (Instrumental Landing System), che permetteva atterraggi anche in condizioni di bassa visibilità.

Nel 1970 lo scalo superò per la prima volta i 100.000 passeggeri annui. Nel 1978 la pista venne allungata fino ai 3.000 metri attuali. Il 1982 portò la nuova torre di controllo. Nel 1998 furono completati i lavori di ampliamento dell'aerostazione, portando la capacità a un milione e mezzo di passeggeri all'anno.

I tempi moderni: record e polo intermodale

Il 3 settembre 2007 rimase scritto negli annali: 75 voli in arrivo e in partenza, 6.107 passeggeri in un solo giorno. Il 2012 fu l'anno del record assoluto: 882.146 passeggeri in dodici mesi. Dal 2010 l'aeroporto è di proprietà al 100% della Regione Friuli Venezia Giulia.

Il passaggio più significativo degli ultimi anni è stato l'inaugurazione, il 19 marzo 2018, del nuovo polo intermodale: una stazione ferroviaria ("Trieste Airport - Ronchi dei Legionari") collegata al terminal passeggeri tramite una passerella sopraelevata di 425 metri, con autostazione per bus, parcheggio multipiano da 500 posti e parcheggio a raso da 1.000 posti. Un nodo di scambio tra aereo, treno e gomma che ha trasformato l'aeroporto in un hub di mobilità integrata per tutto il Nordest.

Aeroporto Trieste – FVG (Ronchi dei Legionari) Strada Statale 14 n.14, 34077 Ronchi dei Legionari (GO) aeroporto.fvg.it

Dalla prima missione di D'Annunzio su Trieste nel 1915 al polo intermodale del 2018: più di un secolo di storia dell'aviazione friulana, tra guerra e pace, propaganda e turismo, eroi in tela e alluminio e passeggeri con il trolley. I cieli sopra il Carso hanno visto tutto.

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