🏛 Arte & Cultura · 5 min di lettura

Storia di Trieste: dai castellieri illirici al Memorandum di Londra

La storia di Trieste: dalla colonia romana al dominio asburgico, da Maria Teresa d'Austria all'occupazione nazista, alle Foibe e all'annessione all'Italia nel 1954.

Storia di Trieste: dai castellieri illirici al Memorandum di Londra - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Trieste ha vissuto la sua storia come una città che non riesce a stare ferma. Romana, longobarda, franca, veneziana, austriaca, napoleonica, italiana, tedesca, titina, americana — in duemila anni di storia documentata è passata di mano decine di volte. Ogni dominazione ha lasciato qualcosa: un palazzo, una lingua, una ferita, un modo di stare al mondo. Il risultato è una città dalla personalità impossibile da classificare, che ha scritto pagine tra le più drammatiche della storia europea del Novecento.

Le origini: castellieri, Romani e Bisanzio

Prima dei Romani il territorio intorno a Trieste era abitato dai castellieri — popolazioni illiriche che vivevano in villaggi arroccati e protetti da mura in pietra. I castellieri sono la traccia più antica di presenza umana organizzata nell'area triestina.

Nel 178-179 a.C. Trieste e l'Istria entrano nell'orbita romana. La trasformazione definitiva avviene nel 50 a.C. quando quello che era un borgo di pescatori diventa colonia romana con il nome di Tergesta. La città viene circondata da mura, si costruiscono il Foro e un teatro — i cui resti sono ancora visibili sul colle di San Giusto.

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 Trieste passa a Bisanzio. Nel 568 arrivano i Longobardi di Alboino: ferro e fuoco, come sempre. Chi sopravvive si rifugia nella porzione istriana ancora in mano ai Bizantini. Nel 788 i Franchi occupano la città — Bisanzio riconosce il fatto compiuto con l'accordo dell'812. I cittadini diventano feudatari franchi, poi con la morte di Carlo Magno il potere passa al vescovo di Trieste, che governa la città con l'ausilio dei boni homines.

La diatriba con Venezia e la svolta austriaca

Tra il 1369 e il 1380 Venezia occupa Trieste. La Pace di Torino del 1381 la assegna al Patriarcato — ma nel 1382 tre cittadini triestini si recano a Graz in cerca di un alleato più solido. Trovano l'Austria. Trieste entra nella corona ducale dell'Austria inferiore: una scelta che determinerà la storia della città per cinque secoli.

Nonostante invasioni turche nel 1470 e veneziane nel 1508, Trieste resta austriaca. La prima metà del Cinquecento è difficile — epidemie, emigrazione, raccolti scarsi. La svolta arriva con la Pace di Passarovitz del 1718: l'Austria stipula un trattato commerciale con i Turchi e ha bisogno di un porto sul Mediterraneo. Carlo VI d'Asburgo sceglie Trieste.

Maria Teresa d'Austria: il secolo d'oro

La grande trasformatrice di Trieste è Maria Teresa d'Austria. Sotto la sua reggenza la città diventa il porto principale dell'Impero — seconda solo a Vienna per importanza commerciale. Mercanti greci, turchi, israeliti (dal 1772) affluiscono attratti dalla prosperità. Maria Teresa introduce l'Ufficio Tavolare, il primo censimento della popolazione, estende l'istruzione a tutti i ceti, fa costruire il Molo Teresiano, il Molo Audace, l'Ospedale Maggiore, amplia il Canal Grande.

I successori mantengono la rotta. Nel 1818-1838 nascono le Assicurazioni Generali e la Riunione Adriatica di Sicurtà. Nel 1857 arriva la ferrovia Südbahn. Con l'imperatore Francesco Giuseppe e la Camera di Commercio i traffici commerciali si sviluppano verso l'Oriente: banche, società di navigazione, una stagione d'oro.

Ma parallelamente cresce la germanizzazione e la repressione dell'identità italiana. Le classi borghesi — soprattutto ebree — maturano la certezza che le loro aspirazioni politiche siano incompatibili con l'Impero. Guglielmo Oberdan viene impiccato per avere complottato contro Francesco Giuseppe. Ruggero Timeus guida il movimento irredentista. Il sentimento di italianità cresce sotto la superficie.

La Prima Guerra Mondiale e l'annessione all'Italia

Alle soglie della guerra, 1041 triestini si rifiutano di combattere sotto la bandiera austroungarica e si arruolano nel Regio Esercito italiano. Al termine del conflitto, con il Trattato di Rapallo del 1920-1921, Trieste viene annessa al Regno d'Italia.

Il fascismo, la Risiera di San Sabba e l'occupazione nazista

Il ventennio fascista a Trieste è fatto di violenza sistematica contro i cittadini di etnia slava: l'incendio dell'Hotel Balkan, lo scioglimento delle organizzazioni slovene, il divieto dell'insegnamento dello sloveno. La risposta sono le organizzazioni terroriste slave — la Borba, la TIGR — con attentati al Faro della Vittoria e alla redazione del Popolo di Trieste.

Con la Seconda Guerra Mondiale e l'aggressione italo-tedesca alla Jugoslavia la spirale si stringe: villaggi bruciati, uccisioni di civili, campi di concentramento. Trieste ospita la "Villa Triste" — l'Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza, luogo di morte e torture.

Con l'armistizio del 3 settembre 1943 Trieste passa ai tedeschi. La Risiera di San Sabba diventa l'unico campo di sterminio in Italia dotato di forno crematorio: gli ebrei vi vengono smistati e deportati in Polonia e Germania. I bombardamenti alleati colpiscono porti e raffinerie. L'incursione del 10 giugno 1944 uccide da sola 400 civili.

La liberazione, Tito e le Foibe

Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale libera Trieste. Ma quasi subito arrivano i partigiani di Tito: intimano ai partigiani italiani di consegnare le armi e dichiarano Trieste "città autonoma nell'ambito della futura repubblica federale di Jugoslavia". Per 40 giorni le truppe titine occupano la città, issano la bandiera jugoslava, mantengono il coprifuoco. Il quinto giorno il CLN organizza una manifestazione in piazza: le truppe di Tito sparano sulla folla.

Solo con gli Accordi di Belgrado del 12 giugno 1945 i titini abbandonano Trieste. È allora che emerge il terrore delle Foibe: migliaia di persone — italiani e slavi, fascisti e partigiani, civili innocenti — gettati vivi o morti nelle cavità carsiche. Una delle pagine più oscure e più a lungo taciute della storia italiana del Novecento.

Con l'accordo di Belgrado il Venezia Giulia si divide: Trieste e la costa da Duino a Muggia agli alleati anglo-americani, l'Istria alla Jugoslavia.

Il Memorandum di Londra: Trieste torna all'Italia

Nel 1953 gli alleati decidono di abbandonare il Territorio Libero di Trieste e affidarne l'amministrazione all'Italia. Le manifestazioni pro-Italia si moltiplicano. Con la firma del Memorandum di Londra nel 1954, Trieste viene annessa definitivamente all'Italia.

La storia di Trieste — dai castellieri illirici alla firma di quel documento — è la storia di una città che ha dovuto guadagnarsi ogni volta il diritto di essere ciò che voleva essere.

💬

I commenti tornano presto

Stiamo migrando il sistema di commenti. Torneranno disponibili a breve.