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Storia di Aquileia: dalla fondazione romana al sacco di Attila

La storia di Aquileia: fondata nel 181 a.C., porto commerciale dell'Impero, sede del Patriarcato cristiano, distrutta da Attila nel 452. Cesare, Augusto, Marco Aurelio e la via dell'ambra.

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Storia di Aquileia: dalla colonia romana alla città che sfidò Attila

Tutto comincia con i Celti. Prima che arrivassero i Romani, la pianura friulana era abitata dai Gallo-Carnici, popolazione celtica la cui capitale si chiamava Akilis — che poi diventerà Aquileia. Nella Seconda Guerra Punica questi Galli mandano soldati in aiuto di Roma. Il debito verrà ripagato.

Nel III secolo a.C. una nuova tribù celtica transalpina occupa il territorio a nord-est di Akilis, minacciando la stabilità della zona. I Gallo-Carnici chiedono aiuto a Roma, che caccia gli invasori oltre le Alpi — ma capisce che la regione è troppo esposta per lasciarla senza presidio fisso.

Nel 181 a.C. Roma fonda la colonia di Aquileia: 3.500 fanti con le rispettive famiglie, centurioni e cavalieri, inviati a sbarrare la strada ai popoli nordeuropei che cercano di penetrare in Italia. Non è una fondazione nel senso romantico del termine — è una operazione militare e strategica. Ma da quel presidio nascerà una delle città più importanti dell'Impero romano.

La posizione: perché Aquileia era così preziosa

La grandezza di Aquileia non viene dalla bellezza del luogo o dalla fertilità del suolo. Viene dalla posizione. La città si trova all'incrocio di tutte le strade che contano: a sud il porto e l'Adriatico, a nord le Alpi e i valichi verso il Norico e la Pannonia (l'attuale Austria e Ungheria), a est la via che porta verso i Balcani e l'Oriente, a ovest il collegamento con la Padania e Roma.

La via dell'ambra — il percorso commerciale che collegava il Baltico all'Adriatico attraverso l'Europa centrale — passava per Aquileia. L'ambra, l'avorio, le spezie, i metalli preziosi, le stoffe di lusso: tutto transitava qui prima di proseguire verso Roma o verso le province orientali. I vetrai, gli orafi e gli incisori aquileiesi erano famosi in tutto l'Impero — e i mosaici pavimentali si possono ancora ammirare.

La città divenne municipio nell'89 a.C. e non smise più di crescere. Le cinte murarie si allargavano ogni generazione, come se il corpo urbano non riuscisse a contenere la propria espansione.

I VIP romani: Cesare, Augusto e il Re Erode

Da Giulio Cesare in poi Aquileia diventa una destinazione obbligata per chiunque conti qualcosa nell'Impero.

Giulio Cesare soggiorna ad Aquileia dal 58 al 56 a.C. con tre legioni, stabilendo qui i quartieri invernali durante le guerre con i Galli. La sua flotta trova rifugio nel porto di Grado. Lo racconta lui stesso nel De Bello Gallico: Aquileia è il punto di partenza e ritorno delle campagne in Gallia.

Augusto capisce il valore strategico della città e ci torna numerose volte tra il 35 e il 27 a.C. per organizzare le campagne verso la Pannonia e la Dalmazia. Nel 12 a.C. porta in vacanza ad Aquileia la moglie Livia, la figlia Giulia e il figliastro Tiberio. La famiglia imperiale apprezzava il vino della costiera di Duino, il pesce fresco dall'Istria, e intratteneva rapporti di ospitalità con altri personaggi di rango. È durante uno di questi soggiorni che Augusto invita ad Aquileia il Re Erode di Giudea — in conflitto con i figli — e riesce a mediare una riconciliazione tra loro.

Marco Aurelio e Lucio Vero intervengono nel 169 d.C. quando la città viene assediata da Quadi e Marcomanni. L'anno successivo Marco Aurelio sceglie di svernare ad Aquileia, ma la peste antonina — probabilmente un'epidemia di vaiolo portata dalle truppe reduci dall'Oriente — costringe l'imperatore ad abbandonare in fretta la città. Lucio Vero muore a pochi chilometri da Aquileia per il rapido peggioramento delle sue condizioni.

Costantino è più volte presente ad Aquileia — nel 318, nel 320, nel 324 e nel 326 — utilizzandola come base per le campagne verso la Pannonia. È lui che nel 313 con l'Editto di Milano pone fine alle persecuzioni contro i cristiani, cambiando per sempre la storia di Aquileia.

Il Cristianesimo: martiri, vescovi e mosaici

La tradizione vuole che il primo a predicare il Vangelo ad Aquileia sia stato San Marco evangelista in persona, il cui discepolo Ermacora sarebbe poi diventato il primo vescovo della città. Le fonti storiche sono più caute: i documenti certi attestano la presenza di vescovi ad Aquileia solo dal IV secolo.

Quello che è certo è che i martiri cristiani di Aquileia — Fortunato, Ermagora, Ilario, Taziano, Proto, Crisogono, Canziano e molti altri — subirono il martirio dal 70 d.C. in avanti, e il loro culto si diffuse in tutto il nordest, dall'Istria alla Slovenia, dal Veneto alla Carinzia.

Nel 319 il vescovo Teodoro dota Aquileia di tre grandi aule di preghiera, ricche di decorazioni e mosaici. Ognuna può ospitare più di 2.000 pellegrini. Sono i mosaici del IV secolo che ancora oggi coprono il pavimento della Basilica — 760 metri quadrati di tesserine colorate con scene bibliche e pagane che sono tra i capolavori dell'arte paleocristiana mondiale.

Nel 390 il vescovo Cromazio istituisce il grande centro teologico di Aquileia, che diventa un polo intellettuale del mondo cristiano. Gerolamo traduce la Bibbia in latino qui — la Vulgata, il testo che rimarrà il riferimento della Chiesa cattolica per sedici secoli — con la collaborazione di Rufino di Aquileia.

Il sacco di Attila e il declino

Nel 401 e nel 408 i Visigoti di Alarico tentano di conquistare Aquileia, senza riuscirci. La città regge. Non reggerà invece all'assalto degli Unni.

Nel 452 Attila arriva con il suo esercito e devasta Aquileia. Le cronache medievali dicono che sparse sale sulle macerie — un'esagerazione letteraria, ma indicativa della devastazione. La maggior parte della popolazione viene uccisa o fugge verso le lagune costiere. Grado, lo scalo portuale di Aquileia, diventa il rifugio dei sopravvissuti e cresce rapidamente fino a diventare, nei secoli successivi, una città autonoma.

Secondo la tradizione, prima dell'arrivo di Attila i vescovi e i comandanti militari avevano sotterrato il tesoro di Aquileia — che non fu mai ritrovato.

Dopo Attila: i Longobardi, i Patriarchi e Venezia

Dalla devastazione di Attila Aquileia non si riprese mai completamente. Con l'arrivo dei Longobardi nel 568 il territorio si divise: i Longobardi occuparono la fascia interna, i Bizantini controllavano la costa. I Patriarchi si trasferirono a Cividale del Friuli nell'VIII secolo, poi tornarono ad Aquileia nel 1031 quando il Patriarca Poppone ricostruì la Basilica.

Nel 1420 Aquileia passò sotto il controllo della Repubblica di Venezia, poi nel 1509 fu conquistata dal Sacro Romano Impero, poi ancora al Patriarcato, infine agli Asburgo nel 1543. Rimase sotto sovranità asburgica fino alla Prima Guerra Mondiale.

Il Patriarcato di Aquileia fu soppresso nel 1751 da Papa Benedetto XIV — una delle istituzioni religiose più antiche d'Europa, soppressa dopo millequattrocento anni di storia.

Aquileia oggi: Patrimonio UNESCO

Nel 1998 Aquileia è stata riconosciuta Patrimonio dell'Umanità UNESCO per la Basilica e l'area archeologica. La cittadina di 3.000 abitanti conserva visibili la struttura della città romana: il Foro con le colonne in alzato, il porto fluviale sul Natissa, i resti delle terme, le domus con i mosaici. Tutto attorno, i campi coltivati nascondono ancora ciò che gli scavi non hanno ancora portato alla luce.

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