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Palazzo del Pretorio di Cividale: Palladio, i Provveditori e il museo

Il Palazzo dei Provveditori Veneti in Piazza Duomo a Cividale del Friuli: architettura attribuita a Palladio, storia veneziana, sotterranei patriarcali e Museo Archeologico Nazionale.

Palazzo del Pretorio di Cividale: Palladio, i Provveditori e il museo - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Entrando in Piazza Duomo a Cividale del Friuli, il Duomo di Santa Maria Assunta occupa il lato settentrionale con la sua facciata gotica. Ma è il lato orientale che cattura lo sguardo con qualcosa di diverso: un palazzo cinquecentesco sobrio e potente, con un porticato al piano terra, finestre sagomate al piano nobile, bugne rustiche nella parte centrale e due ali laterali lisce che lo incorniciano. È il Palazzo del Pretorio, detto anche Palazzo dei Provveditori Veneti — e la tradizione vuole che a progettarlo sia stato niente meno che Andrea Palladio.

Palladio a Cividale: la questione dell'attribuzione

L'attribuzione a Palladio non fu sempre considerata pacifica. Per molto tempo fu ritenuta una leggenda locale, una di quelle attribuzioni illustri che ogni città si autoassegna per nobilitare i propri edifici. Ma le fonti storiche parlano abbastanza chiaro.

Lo storico dell'arte rinascimentale Giorgio Vasari testimoniò l'esistenza di un progetto di Palladio per il Palazzo Pretorio di Cividale, per il quale l'architetto eseguì anche un modello; scrisse inoltre che l'architetto era presente alla cerimonia di posa della prima pietra. Il riferimento si trova nella biografia di Taddeo Zuccaro, dove Vasari menziona anche una visita precedente di Palladio a Cividale, probabilmente tra il 1550 e il 1552, in compagnia di Federico Zuccaro.

Il desiderio del Consiglio Civico di costruire il Palazzo Pretorio risale al 1559, ma la posa della prima pietra dovette aspettare fino al marzo 1565, quando furono disponibili i mezzi finanziari. Il palazzo fu completato nel 1586. Palladio morì nel 1580: i lavori erano già ampiamente avviati quando l'architetto scomparve, e proseguirono fedelmente sul progetto originale, con rallentamenti dovuti ai costi e alle dimensioni dell'opera, fino al completamento documentato dall'iscrizione sul cornicione del Provveditore Sebastiano Querini.

La lettura architettonica: equilibrio e proporzione

Chi si aspetta la monumentalità di Villa La Rotonda o la spazialità della Basilica di Vicenza rimarrà sorpreso dalla sobrietà del palazzo cividalese. Ma è una sobrietà densa, costruita con logica interna precisa.

Il Temanza, critico settecentesco, giudicò il palazzo rozzo e sgraziato — un giudizio figlio dei gusti neoclassici del suo tempo. La critica moderna ne ha rivalutato le proporzioni. Il palazzo è leggibile come una griglia armonica: due registri orizzontali perfettamente bilanciati — il porticato terreno e il piano nobile — e una scansione verticale in tre parti principali, ciascuna ulteriormente suddivisibile in tre. Al centro, la zona rusticata con bugne di pietra a faccia grezza; ai lati, le ali lisce e omogenee che fanno risaltare la centralità dell'ingresso. Le colonne del piano nobile, con basi ed elaborati capitelli, separano finestre dalle architravi ben sagomate, in stile riconoscibilmente palladiano.

I portali del sottoportico, realizzati in pietra buganata, sono considerati la parte più riuscita dell'intero edificio. Su tutta la facciata si moltiplicano le tracce dei Provveditori che si sono succeduti: lapidi commemorative, stemmi gentilizi, busti. Sui due portali si leggono le lapidi di Marino Paruta e Domenico Bono a sinistra, Alvise Raimondi e Giacomo Superanzio a destra. Sul fregio del cornicione i nomi di Aloy Raimundi e Sebastianus Quirinus, che erano in carica quando la facciata fu terminata, tra il 1580 e il 1590. Al centro troneggia il busto di Santo Contarena (Provveditore tra il 1588 e il 1590) e in alto a destra quello del suo successore Andrea Pisano.

I Provveditori: 150 anni di dominio veneziano lasciati in pietra

Nell'edificio durante il periodo di dominio della Serenissima si sono avvicendati circa 150 Provveditori Veneti. Era la sede del potere esecutivo veneziano su Cividale: il Provveditore amministrava la giustizia, riscuoteva le tasse, manteneva l'ordine pubblico. All'interno del palazzo si trovavano anche le prigioni — il che spiega in parte l'aspetto austero della costruzione, lontana dall'eleganza residenziale delle ville venete.

Ogni Provveditore che lasciava la carica aveva l'usanza di apporre sulla facciata o all'interno una lapide commemorativa con il proprio stemma. Il palazzo è così diventato, nei secoli, un catalogo involontario dell'aristocrazia veneziana che governò il Friuli: quasi ogni pietra racconta un nome, una famiglia, un mandato.

I sotterranei: mille cinquecento anni di storia sotto la piazza

Ma la storia più profonda del palazzo non è visibile dalla piazza. È nascosta sotto i piedi di chi visita il museo.

Nei sotterranei si conservano i resti del Palazzo dei Patriarchi, raso al suolo per la costruzione del Palazzo dei Provveditori Veneti — affermazione visibile e concreta del nuovo potere eretto sulle macerie del complesso patriarcale, un'articolazione molto estesa di edifici che occupava l'intero isolato di Piazza del Duomo, legato all'attigua basilica di Santa Maria Assunta. Di quest'ultimo resta un labirinto di strutture che si sovrappongono per millecinquecento anni, vero e proprio palinsesto dell'evoluzione urbana di Cividale.

Ancor prima, scavi recenti hanno riportato alla luce le fondamenta di una basilica romana a due navate, probabilmente distrutta intorno al 611 con l'invasione degli Avari. Su quelle rovine, il Patriarca Callisto fece costruire intorno al 737 un grande palazzo patriarcale, che fu ristrutturato alla fine dell'XI e agli inizi del XIII secolo. Dopo il terremoto del 1222 i Patriarchi si spostarono a Udine; il palazzo rimase in uso ma soffrì saccheggi e crolli ripetuti, fino a quando il terremoto del 1551 lo lasciò in uno stato così rovinoso da rendere necessaria la demolizione completa. Su quelle macerie, tredici anni dopo, Palladio tracciò i solchi del suo progetto.

Il Museo Archeologico Nazionale e il nuovo allestimento 2025

Dal 2 giugno 1990 il palazzo ospita il Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli, fondato nel 1817 dal conte Michele della Torre Valsassina con i fondi dell'imperatore d'Austria Francesco I. Le collezioni spaziano dalla preistoria all'età romanica, con il nucleo principale nella sezione longobarda — una delle più importanti d'Italia.

Nel 2025 il Museo presenta il nuovo allestimento del piano terra — Forum Iulii, la città invisibile — un racconto innovativo e spettacolare interamente dedicato all'età romana di Cividale, nata come Forum Iulii e fondata come emporio commerciale nel 50 a.C. Dopo due anni di lavori che hanno interessato anche la facciata del Palazzo, e dopo la movimentazione di circa 28 tonnellate di materiali lapidei per un completo restyling, le sale rinnovate si articolano in tre temi: La città invisibile, La città dei morti e La città dei vivi.

All'ultimo piano del palazzo si trovano gli Archivi e la Biblioteca di Cividale, dove sono conservati l'archivio del Capitolo, quello del monastero benedettino di Santa Maria in Valle con una collezione di pergamene, l'archivio antico del Comune e fondi archivistici minori. Vi appartiene un nucleo di oltre cento codici manoscritti, tra cui l'Historia Langobardorum di Paolo Diacono del IX secolo, una Bibbia atlantica in due volumi dell'XI secolo, il celeberrimo Psalterium Egberti commissionato dall'arcivescovo di Treviri Egberto (977-993) e il Psalterium beatae Elisabeth del primo quarto del XIII secolo.

Informazioni pratiche

Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli Piazza Duomo 13, 33043 Cividale del Friuli (UD) Tel. +39 0432 700700 museoarcheologicocividale.beniculturali.it

Per orari aggiornati e biglietti consultare il sito ufficiale.

Il palazzo si trova in Piazza Duomo, nel cuore del centro storico di Cividale, a pochi passi dal Duomo, dal Tempietto Longobardo e dal Ponte del Diavolo. Cividale è raggiungibile da Udine in circa 20 minuti d'auto (SS54) o con il trenino della FUC dalla stazione di Udine.

Il Palazzo del Pretorio è un edificio che obbliga a pensare in verticale: Palladio in superficie, i Provveditori in facciata, i Patriarchi nei sotterranei, i Romani ancora più in basso. Ogni strato ha demolito il precedente per affermare il proprio potere — e ogni strato è ancora lì, in attesa di chi voglia scendere a cercarlo.

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