Nel 1688, il Consiglio dei Patrizi Triestini deliberò di esporre nella pubblica piazza di San Pietro (l'odierna piazza dell'Unità d'Italia) la base della statua equestre del senatore romano Lucio Fabio Severo, assieme ad altri frammenti antichi. Fu il primo embrione di una collezione antiquaria cittadina. Lo studio epigrafico locale vantava già solide radici grazie al Codex Monticulanus, la silloge cinquecentesca compilata da Domenico Montecchi. Oggi, l'eredità di queste prime raccolte è istituzionalizzata nell'Orto Lapidario, un sito espositivo a cielo aperto situato sull'altura di San Giusto e annesso al Museo d'Antichità J. J. Winckelmann.
Da Domenico Rossetti all'inaugurazione ottocentesca
La fondazione del sito nella sua veste museale fu propulsa dal procuratore civico Domenico Rossetti, in concomitanza con la progettazione di un monumento commemorativo per l'archeologo e teorico neoclassico tedesco Johann Joachim Winckelmann, assassinato a Trieste nel 1768. Dopo un primo tentativo abortito di edificazione di un museo da parte dell'architetto Pietro Nobile nel 1813, l'Orto Lapidario fu ufficialmente aperto al pubblico l'8 giugno 1843.
L'allestimento venne curato dall'ingegnere Giuseppe Sforzi e dallo storico Pietro Kandler, incaricati di recuperare reperti durante gli scavi urbani, in particolare quelli condotti sotto il campanile della Cattedrale di San Giusto. Negli anni successivi, sotto le direzioni di Carlo Kunz (dal 1873) e Alberto Puschi (dal 1898), il sito inglobò la collezione Zandonati, arricchendosi di materiale aquileiese e istriano, fino alle sistemazioni radicali del 1934 e degli anni Novanta, che hanno distanziato le collezioni classiche da quelle medievali per necessità conservative.
Stratigrafia epigrafica: dai materiali classici al Giardino del Capitano
Il percorso odierno è suddiviso per criteri cronologici e areali. La cinta perimetrale, scandita da archi ciechi, ospita il blocco principale del materiale epigrafico romano, che comprende are votive, urne cinerarie, pesi in pietra e rilievi figurati. Da quest'area si accede direttamente alla base del campanile di San Giusto, dove è visibile un segmento del propileo romano risalente al I secolo d.C.
I reperti di età medievale e moderna sono collocati nel Giardino del Capitano, un'area un tempo riservata al Capitano Cesareo austriaco, delimitata da mura turrite di fine Quattrocento. Qui la documentazione copre l'arco temporale dal Trecento in poi: si distinguono scudi araldici, lapidi ebraiche, una stele islamica in caratteri cufici, le antiche vere da pozzo e i panduri, i mascheroni antropomorfi in pietra impiegati per decorare le chiavi di volta dei portoni nobiliari triestini.
Il tempietto-gliptoteca e il cenotafio di Winckelmann
Il fulcro architettonico dell'Orto è l'edificio tetrastilo di ordine corinzio, eretto nel 1873. Dal 1934, la struttura custodisce il cenotafio di Winckelmann commissionato allo scultore Antonio Bosa e supervisionato dallo stesso Antonio Canova. L'opera, inaugurata originariamente nel 1833 in una nicchia del dismesso Cimitero inferiore, raffigura un genio alato seduto su un sarcofago con una fiaccola rovesciata. Il basamento ospita un bassorilievo in cui Winckelmann illustra dei reperti alle figure allegoriche della Storia, della Critica, della Filosofia e dell'Archeologia.
Il tempietto ripara inoltre le sculture di maggior pregio formale: marmi, teste ed erme databili dal V secolo a.C. all'età imperiale romana, originariamente facenti parte della collezione privata dell'accademia settecentesca degli Arcadi Sonziaci.
Come arrivare e dintorni
L'Orto Lapidario si raggiunge in automobile percorrendo l'autostrada A4 in direzione Trieste. Superato il casello del Lisert, si prosegue sul Raccordo Autostradale 13 (RA13) per immettersi sulla Strada Statale 202 (SS202). Si consiglia di prendere l'uscita "Via Svevo" o procedere verso il centro, imboccando poi la viabilità urbana in salita, seguendo le indicazioni stradali per il Castello di San Giusto e l'omonima Cattedrale. A ridosso del piazzale sommitale è presente il parcheggio.
Il colle di San Giusto domina l'intero golfo giuliano. Spostandosi a sud lungo la linea di costa si entra nel comune di Muggia, unico lembo di Istria rimasto in territorio italiano, caratterizzato da un impianto urbanistico e architettonico tipicamente veneziano. Salendo a nord-est verso l'Altipiano Carsico, si incontra l'abitato di Opicina, da cui è possibile esplorare la viabilità secondaria e osservare le morfologie a dolina tipiche del Carso triestino.
Coordinate: 45.6468, 13.7712
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